SEN 2017: ENNESIMA OCCASIONE PERSA PER FARE DELL’ITALIA UN PAESE ALL’ALTEZZA DELLE SFIDE ENERGETICA E CLIMATICA

La SEN 2017, presentata ieri dai Ministri Calenda e Galletti nel corso dell’audizione nelle Commissioni Riunite Ambiente e Attività Produttive, delude ma non sorprende: è in linea con le scelte degli ultimi esecutivi che hanno puntato sulle energie fossili, mettendo in secondo piano l’efficentamento energetico del Paese e le rinnovabili.

Le istanze degli stakeholders più illuminati sono rimaste sostanzialmente inascoltate: nelle audizioni avevano chiesto un salto di qualità e l’improrogabile coraggio di puntare ad una Strategia che non si limitasse al rispetto dell’Accordo di Parigi ma che sapesse guardare al 2050, ben oltre gli obiettivi 40-27-27 del Pacchetto Clima-Energia 2030, e che fosse in grado di attuare un vero ripensamento in senso ecologico dei diversi settori dell’economia nazionale.

Invece nella SEN 2017 è assente una visione dell’Italia di lungo periodo e, come nella precedente SEN 2013, si leggono molto bene gli interessi delle imprese oligopolistiche, da sempre veri decisori delle politiche energetiche del nostro Paese.

Calenda e Galletta narrano di un Paese virtuoso che in realtà non esiste, di una Italia che i dati dimostrano essere fermo al palo, con il record negativo di emissione di particolato Pm10 e di morti per inquinamento, in cui le emissioni di CO2 sono aumentate nel 2015 del 3,5% rispetto al 2014, dove l’efficienza energetica è peggiorata del 2% in un anno ed in cui la quota delle rinnovabili sulla produzione nazionale di energia elettrica nel 2016 è diminuita dell’1% rispetto al 2015 (39,5% contro 38,5% nel 2016).

Il Governo di tutto questo ha preferito non tener conto, facendo del gas naturale, in tutte le sue forme, la pietra angolare della nuova SEN ed ipotecando in chiave fossile i prossimi 30 anni di vita del nostro Paese.

La SEN 2017 segna la vittoria di una politica che vola basso, che racconta di voler tagliare la dipendenza energetica del nostro Paese e la bolletta di famiglie ed imprese, di voler rendere più sicuro l’approvvigionamento di energia e più competitiva la nostra economia, e di voler fare tutto questo con le massime garanzie dei fragili equilibri ambientali del Pianeta.

I fatti, anche recenti (approdo del Tap sulle coste del Salento, firma dell’accordo per East Med, pubblicazione del Disciplinare tipo per attività estrattive nel mare territoriale, Ddl Concorrenza, gestione del disastro ambientale della Raffineria Eni a Viggiano, ecc.), smentiscono il Governo e danno la misura di quali siano i veri obiettivi della politica energetica italiana targata Eni, Enel, Terna ed Edison.

Con la SEN 2017 si è persa purtroppo una grande occasione per fare dell’Italia un Paese più equo e giusto, nuovo e moderno, e, come sovente accade, si sono poste le condizioni affinché il privilegio di pochi operatori pesi in termini di costi economici, sociali ed ambientali sui conti delle presenti e future generazioni.

Una valutazione più approfondita verrà data ovviamente dopo la pubblicazione del documento anche se non saranno certo le osservazioni che perverranno nel breve volgere di un mese a stravolgerne senso e portata.

Roma, 11 maggio 2017

Coordinamento Nazionale No Triv

FIRMA LA PETIZIONE: “APPELLO PER UNA NUOVA STRATEGIA ENERGETICA NAZIONALE SENZA GAS E SENZA PETROLIO”

petizioneAl Presidente del Consiglio ed ai Componenti del Consiglio dei Ministri

Signor Presidente del Consiglio dei Ministri,
Signori Ministri,

secondo il rapporto presentato in Parlamento il 28 settembre scorso dall’ASvis (Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile) sull’attuazione degli impegni in materia di sviluppo sostenibile sottoscritti dal nostro Paese un anno fa alle Nazioni Unite (Agenda Globale 2030), l’Italia versa in una condizione di “non sostenibilità”.
Prendiamo atto, con profondo rammarico, del fatto che l’Italia ha dunque mancato l’appuntamento annuale della prima sessione per la verifica degli obiettivi della roadmap al 2030.
Per quanto concerne l’energia, i numerosi e qualificati esperti che hanno partecipato alla redazione del Rapporto, ritengono che la transizione alla decarbonizzazione ed alle fonti rinnovabili stia procedendo troppo lentamente rispetto al raggiungimento degli obiettivi definiti a Parigi nell’ambito della COP 21.
Il 2015 ha rappresentato purtroppo l’annus horribilis delle performances ambientali ed energetiche del nostro Paese: Eurostat, infatti, certifica che nel 2015 le emissioni di gas serra sono cresciute del 3,5% rispetto al 2014 mentre Ispra identifica in quello energetico il settore meno performante dal punto di vista del taglio delle emissioni di CO2.
Il 2015 ha segnato anche una grave battuta d’arresto nell’efficientamento del sistema energetico nazionale e nella crescita del contributo delle rinnovabili al mix energetico: l’intensità energetica del P.I.L. è aumentata del 2% rispetto all’anno precedente; le rinnovabili elettriche sono passate negli ultimi tre anni dal 16,7 al 17,3% del Consumo Finale Lordo mente quelle termiche hanno arrancato, perdendo addirittura posizioni nel settore dei trasporti.
Eppure nel 2002 ci siamo dotati di una “Strategia d’azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia” rimasta tuttavia priva di misure attuative malgrado da allora siano trascorsi ben 14 anni!

Per tutte le ragioni fin qui richiamate, occorre che L’Esecutivo da Voi rappresentato agisca con vigore ed in tempi brevi, recependo nella nuova Strategia Energetica Nazionale -che vedrà la luce nel 2017- e nei conseguenti documenti di programmazione economica nazionale i seguenti obiettivi e le seguenti linee di indirizzo:

– contributo delle rinnovabili alla produzione di energia elettrica per il 50% entro il 2025 e per il 60% entro il 2030, ed alla produzione di energia elettrica e termica per il 100% entro il 2050;
– diffusione nelle Isole Minori di sistemi di produzione ed autoconsumo autosufficienti dal punto di vista energetico, con obbligo di raggiungimento di obiettivi di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile per il 100% al 2030;
– taglio delle emissioni di CO2 del 50% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 e del 100% entro il 2050;
– miglioramento dell’efficienza energetica rispetto ai valori del 1990 per il 40% al 2030 e per il 100% al 2050;
– promozione di un nuovo modello energetico che dia ampio spazio alla generazione distribuita, all’autoproduzione ed all’autoconsumo;
– approvazione di un Piano Straordinario di investimenti per reti di distribuzione, reti chiuse e città “intelligenti”, e per l’incremento dell’efficienza energetica mediante creazione di un Fondo gestito da Cassa Depositi e Prestiti e da altri istituti di credito;
– definizione di un quadro normativo chiaro ed univoco, che incentivi la produzione di energia da fonti rinnovabili, integrata con sistemi di accumulo;
– recepimento nel Ddl Concorrenza dell’invito rivolto al Governo dall’Antitrust nel luglio 2016 per un intervento “in favore di una revisione ed integrazione della disciplina normativa e regolamentare riguardante i Sistemi di Distribuzione Chiusi, volta a consentire la realizzazione di nuovi reti elettriche private … e ad eliminare ingiustificate limitazioni alla concorrenza tra differenti modalità organizzate delle reti elettriche e tra differenti tecnologie di generazione”;
– approvazione di misure atte a conferire trasparenza ed a consentire una reale liberalizzazione del mercato della distribuzione dell’energia elettrica che vede oggi un solo Gruppo detenere una quota di mercato pari all’85%;
– approvazione di un Piano per lo Sviluppo di Sistemi di Accumulo di energia elettrica che preveda contributi sia in conto capitale sia in conto interessi a favore di famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni che intendano dotarsi di tali sistemi;
– approvazione di un nuovo Piano dei Trasporti che privilegi forme di mobilità sostenibile, consentendo in tal modo alla mobilità elettrica di raggiungere una quota di mercato del 30% al 2025 e del 60% al 2050;
– introduzione del divieto di vendita di nuovi autoveicoli alimentati con combustibili fossili a decorrere dal 2025;
– riforma e rafforzamento dei poteri dell’ Aeeg.Si e dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che conferisca alle stesse uno status di reale autonomia ed indipendenza rispetto alle influenze esercitate dagli oligopoli;
– previsione di un sistema di governance che restituisca centralità alla collaborazione ed alla concertazione tra lo Stato, le Regioni ed il sistema delle Autonomie locali;
– reintroduzione nell’ordinamento di un “Piano delle Aree” con cui lo Stato e le Regioni individuino le aree del territorio nazionale (terraferma e mare) interdette alle attività “petrolifere”;
– revisione in senso restrittivo della normativa riguardante le attività estrattive sia su terraferma sia offshore, coerente con il raggiungimento dell’obiettivo della completa decarbonizzazione al 2050;
– introduzione della carbon tax e dell’istituto del “dibattito pubblico” -già richiamato a pagina 121 nella Sen-, su più pregnanti forme di partecipazione delle comunità locali nei processi decisionali e sulla obbligatorietà dell’analisi costi/benefici per tutte le opere pubbliche o di interesse pubblico, nessuna esclusa;
– abolizione di ogni forma di incentivazione alle Imprese energivore che non abbiano adottato e sperimentato con successo, entro il 2020, nuove tecnologie di processo a bassa intensità energetica;
– abolizione di ogni forma di incentivazione alle Imprese energivore che non abbiano adottato e sperimentato con successo, entro il 2020, nuove tecnologie di processo a bassa intensità energetica;
– abolizione di ogni forma di incentivazione, diretta ed indiretta, alla produzione di energia da fonti fossili;
– moratoria delle attività di prospezione, ricerca ed estrazione di idrocarburi sia su terraferma sia in mare;
– appoggio alla richiesta del Governo francese di indizione di una conferenza dei Paesi del Mediterraneo per una politica comune sulle attività legate all’Oil&Gas e di moratoria delle attività estrattive estesa a tutto il Mediterraneo;
– drastico innalzamento dell’importo delle royalties “petrolifere” ed abolizione di ogni forma di franchigia o di incentivazione alle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi;
– approvazione di un Piano Straordinario di riconversione delle imprese Oil&Gas, di un piano di riqualificazione e ricollocazione dei lavoratori in altri settori da compiersi entro il 2050.

Certi di un Vostro sollecito riscontro e considerata l’importanza degli argomenti sottoposti alla Vostra attenzione, ci diciamo disponibili da subito ad un necessario e costruttivo confronto.

Distinti Saluti.

Roma, 28 ottobre 2016

Coordinamento Nazionale No Triv
info@notriv.com

FIRMA LA PETIZIONE: PROGRESSI.ORG

AUDIO: INTERVISTA AD ENRICO GAGLIANO (CNNT); DA “RADIO ONDA D’URTO”

DOWNLOAD: PER UNA NUOVA STRATEGIA ENERGETICA NAZIONALE SENZA GAS E SENZA PETROLIO

DIAMO FORZA ALLA LOTTA ED ALLE PROPOSTE NO TRIV. ADERISCI E PARTECIPA !!!

bannerwordpressAl termine dell’Assemblea svoltasi a Viggiano il 9 e 10 luglio scorso, si è stabilito costituire formalmente l’Associazione “Coordinamento Nazionale No Triv”, dotandola di uno Statuto in cui sono indicati i principi fondanti e non negoziabili dell’Associazione.

Lo Statuto vigente è, tranne che per la parte relativa ai principi, uno “Statuto” “ponte” o “di scopo”: accompagnerà il Coordinamento per tutta la durata della campagna per il Referendum sulla deforma della Costituzione e fino alla costituzione in giudizio presso il TAR Lazio per l’annullamento di 60 concessioni per estrazione di gas e petrolio, prive di titolo o con titolo inidoneo, che il Mise continua invece a considerare vigenti.
Superata tale fase, si procederà alla convocazione di un’Assemblea Costituente cui prenderanno parte i soggetti che nel frattempo avranno aderito al Coordinamento Nazionale No Triv, ai quali, riuniti in Assemblea, lo Statuto conferisce piena sovranità e, quindi, il potere di emendare lo Statuto stesso.
Nel rispetto, dunque, di quanto deciso a Viggiano, mettiamo a disposizione di attivisti, sostenitori e simpatizzanti No Triv il testo dello Statuto “di scopo”, dando così inizio alla campagna di adesione al Coordinamento.

Per avanzare richiesta di adesione è necessario compilare, firmare e restituire il modulo allegato all’indirizzo info@notriv.com

La quota associativa pro-capite di € 20,00 verrà versata soltanto dopo che la richiesta sarà stata accolta.
I fondi raccolti verranno utilizzati per attuare l’Agenda definita ed approvata a Viggiano il 9 e 10 luglio 2016; in particolare:
1. ottenere mediante ricorso al TAR Lazio l’annullamento di 60 concessioni prive di titolo autorizzativo o con titolo inidoneo;
2. consentire la partecipazione del Coordinamento alla campagna per il Referendum sulla revisione della Costituzione per sostenere il fronte del NO;
3. sostenere una moratoria delle attività estrattive, sia in mare sia in terraferma, in vista dell’approvazione di una disciplina organica delle attività di prospezione, ricerca, estrazione e stoccaggio degli idrocarburi;
4. supportare le attività di studio e ricerca del Coordinamento Nazionale No Triv;
5. finanziare ogni ulteriore azione legale che il Coordinamento riterrà opportuno promuovere per la difesa dei beni comuni e per sostenere le iniziative giudiziarie di singoli cittadini o comitati.
Per le ragioni fin qui esposte -e non solo- Vi invitiamo a sostenere le attività del Coordinamento, a favorirne il radicamento in tutta la Penisola, aderendo all’Associazione e, soprattutto, partecipando alle scelte con idee e proposte, in forma individuale o associata.
Aderite numerosi! Partecipate e fate partecipare!

Coordinamento Nazionale No Triv


DOWNLOAD: CAMPAGNA ISCRIZIONI NO TRIV

DOWNLOAD: STATUTO COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV

DOWNLOAD: MODULO DI ADESIONE AL COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV 

REPORT IV ASSEMBLEA NAZIONALE DEL “C.N. NO TRIV”

Pubblichiamo il Report dei lavori della IV Assemblea nazionale del “Coordinamento Nazionale No Triv”, svoltasi quest’anno a Viggiano (Potenza), il 9 e 10 luglio scorsi.

 

DOWNLOAD (LEGGI): REPORT IV ASSEMBLEA NAZIONALE NO TRIV

APPROFONDIMENTI: IV ASSEMBLEA NAZIONALE DEL COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV: “DAL REFERENDUM NO TRIV AL REFERENDUM DI OTTOBRE” !!! A VIGGIANO (PZ) IL 9 E 10 LUGLIO 2016

IV ASSEMBLEA NAZIONALE DEL COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV: “DAL REFERENDUM NO TRIV AL REFERENDUM DI OTTOBRE” !!! A VIGGIANO (PZ) IL 9 E 10 LUGLIO 2016

VIGViggiano (Potenza) – Hotel Theotokos – sabato 9 e domenica 10 luglio 2016.

In occasione del Referendum del 17 aprile più di 13 milioni di italiani hanno detto SI’ ad una totale inversione di rotta nella Strategia Energetica Nazionale. Non solo. Hanno ribadito la netta contrarietà ad un sistema di governance che esclude ogni forma di partecipazione dei cittadini e delle istituzioni di prossimità (enti locali e Regioni) alle scelte che interessano i territori.

Ben tre dei sei quesiti referendari No Triv approvati dalla Corte di Cassazione –due dei quali recepiti nella Legge di Stabilità ed un terzo eluso dal Governo- riguardavano non a caso il grande tema della difesa della democrazia nel nostro Paese e, nello specifico, il rapporto tra Stato e Regioni in materia di opere ed infrastrutture energetiche.

Il tratto che lega in modo indissolubile e coerente l’impegno del Movimento No Triv contro lo “Sblocca Italia”, quello per il SI’ nella campagna per il Referendum del 17 aprile e, infine, quello per il NO alla Controriforma della Costituzione è la difesa della democrazia e del diritto delle comunità locali all’autodeterminazione.

Bloccare la Controriforma della Costituzione è passo necessario nell’ottica del contrasto alla Strategia Energetica Nazionale in cui si prevede che la ridefinizione del rapporto tra Stato e Regioni ed enti locali debba passare anche attraverso una modifica dell’art. 117 della Costituzione che elimini la legislazione concorrente.

Siamo di fronte ad una nuova escalation, centralistica ed autoritaria, di un processo involutivo etero diretto, voluto dall’Unione Europea e dalla BCE, inaugurato formalmente nel 2013 con la pubblicazione del documento “The Euro area adjustment: about halfway there” redatto dal fondo di investimento JP Morgan, ed alimentato dalla involuzione in senso tecnocratico dell’Unione.

In continuità con quanto sta accadendo da questo lato dell’Atlantico e con quanto già materializzatosi con la firma del Trattato di Libero Scambio Usa-Pacifico, la ratifica del TTIP da parte dei Parlamenti nazionali, ove avvenisse, costituirebbe l’ultimo ed il più sciagurato capitolo di questo processo in cui, a livello globale, la politica è ridotta al rango di ancella della finanza ed i popoli privati delle rispettive sovranità.

L’accentuazione del carattere estrattivista delle politiche governative e la stessa recente storia petrolifera della Basilicata -inchiesta Eni compresa- acquistano pieno significato se collocati ed analizzati all’interno di questa cornice. Tempa Rossa, considerato dalla banca d’affari Goldman Sachs tra i 128 progetti più importanti al mondo, e Viggiano sono come due specchi di un caleidoscopio che riflette tutti i “colori” e le sfumature di un intreccio eversivo e perverso tra affari, finanza, politica e malaffare.

Giunto al quarto anno di vita e reduce dalla campagna referendaria di aprile, il Coordinamento Nazionale No Triv avverte la necessità di finalizzare l’analisi e la comprensione dei processi fin qui descritti, dandosi una strategia e definendo i passi da compiere, in condivisione con altri movimenti, per contrastare l’attuazione della SEN, favorire la bocciatura della Controriforma della Costituzione ed indurre il Parlamento italiano a non ratificare il TTIP.

Di tutto questo discuteremo, sabato 9 e domenica 10 luglio, in Basilicata, a Viggiano (Pz), luogo simbolo delle battaglie No Triv degli ultimi anni, nel corso di una “due giorni” che richiede l’impegno, la partecipazione ed il contributo di TUTTI.

In un momento così drammatico e delicato per la nostra democrazia, v’è necessità di un nuovo “colpo di reni”, di una nuova assunzione di responsabilità a cui non si può venir meno per fatti effimeri o difficoltà materiali.

La posta in gioco va ben oltre i nostri destini individuali e richiede, dunque, uno sforzo eccezionale.

Il programma dei lavori rispetterà la seguente articolazione di temi ed orari:

“DAL REFERENDUM NO TRIV AL REFERENDUM DI OTTOBRE”

PRIMA GIORNATA – Sabato 9 Luglio ore 15.30-19.30

• Bilancio della campagna del Referendum del 17 aprile
• Basilicata da Quorum d’Italia a regione metafora dell’Italia estrattivista e del malaffare: le vicende, gli attori e gli scenari investigativi; il biocidio; le dimensioni nazionali ed internazionali dello scandalo e della devastazione ambientale in Val d’Agri e a Tempa Rossa
• Il Coordinamento Nazionale No Triv: organizzazione della rete, strategia ed iniziative

SECONDA GIORNATA Domenica 10 Luglio ore 9.30-14.00

• Referendum costituzionale, No Triv, No TTIP, Beni Comuni: il fronte contro la “silenziosa” demolizione della democrazia
• Organizzazione della campagna per il “NO” al referendum costituzionale di Ottobre: riflessi della Controriforma costituzionale sulle politiche energetiche ed ambientali
• Costruzione di un fronte comune propositivo delle lotte dei movimenti e delle forze sociali e democratiche in difesa della Costituzione


 

Indicazione di strutture ricettive e recapiti telefonici

a VIGGIANO

Albergo Ostello Theotokos – Piazza Papa Giovanni XXIII – telefono 0975 61409
Hotel dell’Arpa – Corso Guglielmo Marconi, 34 – telefono 0975 311297
B&B Antico – Via San Pietro, 9 – telefono 3280866699 – 0975 61784
B&B La dodicesima Notte – Via Regina Elena, 19 – telefono 377 4702800

a GRUMENTO NOVA
Hotel Lykos – Contrada Mattina – telefono 0975 350769


 

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DOWNLOAD: IV Assemblea Nazionale No Triv

NONOSTANTE LA VITTORIA AL REFERENDUM SULLE TRIVELLE, LA CRISI OCCUPAZIONALE DELL’OIL & GAS E’ SENZA FINE

Seicento posti persi solo nell’ultimo anno con le principali imprese del settore che hanno già ridotto il personale di oltre il 50 per cento. Fiom: “Come dicevamo prima della tornata bisogna cambiare la strategia energetica nazionale”

Un articolo di Luisiana Gaita per ilfattoquotidiano.it del 12.06.2016


 

fattoI prezzi del petrolio in risalita (nonostante le oscillazioni) e il mancato raggiungimento del quorum per il referendum anti-trivelle non fermano la crisi nel settore Oil&Gas. Nei giorni scorsi la Cgil di Ravenna ha lanciato l’allarme: “Le tre big, Halliburton, Baker Hughes e Schlumberger hanno già ridotto il personale di oltre il 50 per cento”. Proprio per quest’area il segretario generale della Filctem-Cgil Emilio Miceli aveva definito un eventuale ‘Sì’ al referendum “un errore strategico” e tuttora la posizione non cambia. “L’effetto negativo che avrebbe potuto generare il risultato della consultazione sulle trivelle è stato scongiurato”, esordisce la Filctem-Cgil di Ravenna nella stessa nota in cui però si menzionano 600 posti di lavoro persi nell’area nell’ultimo anno. La questione degli eventuali effetti del voto sull’occupazione aveva già spaccato i sindacati e ora, in questo allarme, c’è chi legge una mancanza di coerenza. “Negli ultimi mesi Ravenna è stata la capitale della paura più che quella delle trivelle, perché i detrattori del referendum hanno puntato molto sulle legittime preoccupazioni dei lavoratori”, dice a ilfattoquotidiano.it il segretario provinciale della Fiom Milco Cassani. Che così commenta i timori della Filctem: “Prendiamo atto che oggi si lancia un allarme nel settore nonostante il quorum non sia stato raggiunto. La verità è che si sono dette mezze verità sui rischi di licenziamenti di massa in caso fosse passato il ‘sì’”.

L’ALLARME DELLA FILCTEM-CGIL

Di fatto a preoccupare la Filctem Cgil di Ravenna è “lo stato di crisi internazionale dell’intero comparto legato direttamente al prezzo del greggio”, nonostante negli ultimi tempi sia risalito “a quotazioni che avrebbero dovuto già stimolare le oil company a ripartire con gli investimenti”. Qual è invece la situazione? “Continua la completa stagnazione e la mancanza di commesse che si ripercuote direttamente su tutte le aziende della filiera della perforazione”, spiega il sindacato in una nota. “Le principali services company multinazionali – commenta Alessandro Mongiusti, della Filctem Cgil Ravenna e responsabile nazionale di categoria per il comparto perforazione – hanno avviato piani di ristrutturazione devastanti che vedono coinvolte anche le basi operative nel nostro Paese e nella nostra città”. C’è possibilità di ripresa? Mongiusti ricorda che “dopo 40 anni di attività di perforazione ininterrotta a Ravenna, a fine mese si fermerà anche l’Atwood Beacon, l’ultimo jack up attualmente operante”. Per non parlare dei futuri piani operativi comunicati da Eni per Ravenna. “Non vi sono operazioni in programma per tutto il 2016” dice il sindacalista. Che prevede: “Se le operazioni non ripartono a breve termine, quanto rimasto della forza lavoro dell’intero comparto subirà nei prossimi mesi una decimazione irrecuperabile”.

LA FIOM: “BASTA CON LA DEMAGOGIA, SI PENSI AL FUTURO”
A quasi due mesi dal referendum la Fiom ritiene quel voto un’occasione persa. “Ho sostenuto le ragioni del ‘sì’ e lo rifarei ancora perché i fatti di oggi dimostrano, qualora ce ne fosse bisogno, che la crisi c’era già, c’è e coinvolgerà sempre più le comunità se questo Paese non sarà in grado di affrontare una transazione”, spiega Cassani. Che, al di là di come sono andate le cose, ribadisce la necessità di cambiare la strategia energetica nazionale. “Adesso, forse, se ne può parlare con maggiore serenità, senza la demagogia che nei mesi scorsi ha portato solo divisioni”, dice il sindacalista, ricordando che “se si parla di occupazione, bisogna essere onesti e chiarire che non è questa l’occupazione del futuro, come non lo è abbandonare tutto domani mattina, perché è necessario un periodo di transizione, che un ‘sì’ al referendum avrebbe comunque garantito dato che non c’è (come alcuni hanno sostenuto) una parte del Paese composta da irresponsabili”. Ma cosa comporta e quanto può durare questa transizione? “Altro che aumento delle estrazioni come il Governo vorrebbe, dobbiamo muoverci con interventi di riduzione al consumo di idrocarburi e di investimento sul risparmio energetico. Ci possono volere tra i 15-20 anni e va bene così – spiega Cassani – perché non possiamo più compromettere le condizioni di vita anche per le nuove generazioni. Il futuro non siamo noi, ma i figli dei nostri figli”. Il ruolo delle multinazionali, però, è importante. Anche nella fase di passaggio. “Le aziende sono in crisi da tempo – dice il segretario provinciale della Fiom – e queste scelte le avrebbero fatte comunque, al di là del risultato del referendum. Per questo ritengo sia importante non demonizzare la mobilitazione per la consultazione creando alibi alle multinazionali, che noi dobbiamo invece richiamare alla responsabilità sociale”.

UNO SGUARDO AL MONDO: LA SHELL LASCIA IL CANADA
E mentre a Ravenna c’è preoccupazione per il futuro dei lavoratori, dall’altra parte del mondo, il popolo degli Inuit e il Wwf Canada esultano perché la Shell ha annunciato il suo ritiro dallo stretto di Lancaster. Lo ha fatto nei giorni scorsi, proprio nella Giornata mondiale degli oceani. Tempismo perfetto, non c’è che dire. Come la motivazione del gigante olandese che in un comunicato ufficiale ha dichiarato di rinunciare alle sue concessioni per permettere la realizzazione di un parco marino di fronte alle coste dello Stato di Nunavut. Ma la rinuncia, a settembre scorso, dei progetti in Alaska dopo il maxi-flop costato 7 miliardi di dollari per le trivellazioni offshore nella mare dei Chukchi, parla di tutt’altre ragioni. Le stesse che dal 2008 hanno spinto le maggiori multinazionali a rinunciare all’80 per cento delle concessioni nell’Artico. Il risultato, comunque, c’è: non ci saranno esplorazioni offshore in quel tratto di mare all’estremo Nord del Canada, l’area di Tallurutiup Tariunga, uno degli habitat più ricchi di tutto l’Artico dove ora gli eschimesi potranno espandere l’area marina protetta. Come chiedono da anni.

ESENZIONE IMU PER TRIVELLE IN MARE E’ NUOVA VERGOGNA NAZIONALE

idealGOVERNO VARA “CONDONO” PER L’ACCOPPIATA ENI-EDISON: PERSI FINO A 200 MILIONI DI EURO OGNI ANNO

SOLO PER CONTENZIOSO SU VEGA “A” ADDIO A 30 MILIONI DI EURO

Con La Risoluzione n. 3/DF del 1° giugno 2016 il Ministero delle Finanze ha di fatto esentato per il futuro i proprietari delle piattaforme in mare dal pagamento dei tributi locali; ciò in quanto assenti in Catasto.

Il che è tre volte vergognoso.

Punto primo: dopo il verdetto 3618 con cui la Sezione Tributaria della Corte di Cassazione ha condannato in via definitiva Eni al pagamento di circa 33 milioni di euro al Comune di Pineto a titolo di ICI, il Ministero ha messo le mani avanti “aggiustando” la norma a beneficio delle due società petrolifere che hanno beneficiato più di tutte della proroga sine die delle concessioni entro le 12 miglia, introdotta con la Legge di Stabilità del 2016 ed oggetto del referendum del 17 aprile.

Punto secondo: mentre le famiglie e le imprese italiane subiscono una pressione fiscale che è giunta al livello record del 44%, attraverso un condono mascherato il Governo ha accordato un ingiusto privilegio ai soliti intoccabili. Il 16 giugno, quindi, mentre milioni di italiani verseranno il primo acconto per l’IMU 2016, pochi privilegiati non saranno più tenuti a farlo.

Punto terzo: le oltre 100 piattaforme off shore avrebbero portato ogni anno nelle casse dei Comuni dai 100 ai 200 milioni di euro, spettanze arretrate a parte. Da oggi in avanti il gettito sarà pari a zero.

Sono numerosi i Comuni che hanno contenziosi aperti per diversi milioni di euro (per citarne alcuni, Scicli, Torino di Sangro, Termoli, Porto S. Elpidio, ecc.) ma sarebbero stati molti di più senza il provvidenziale salvagente del Governo.

E’ chiaro che il caso di Pineto avrebbe rappresentato un pericoloso precedente per altre amministrazioni locali sul cui territorio insistono collegamenti stabili (oleodotti e gasdotti) con le piattaforme off shore: di qui la scelta del Ministero delle Finanze che è intervenuto cambiando le regole a partita in corso.

Solo per Vega A, Eni ed Edison hanno -o meglio, dopo la risoluzione del Ministero, avevano- un conto di oltre 30 milioni di euro da regolare con il Comune di Scicli.

Solo Edison ne aveva un secondo da 9 milioni con il Comune di Porto Sant’Elpidio ed terzo da 11 milioni con quello di Termoli; in questo caso aveva provveduto perfino a pagare quanto dovuto “ancorché in via provvisoria in pendenza di giudizio”.

Con il condono voluto dal Governo, di tutto questo è stato fatto tabula rasa.

Eni ed Edison sentitamente ringraziano.

Roma, 4 giugno 2016

Coordinamento Nazionale No Triv

PERCHE’ DOBBIAMO VOTARE SI’ AL REFERENDUM NO TRIV DEL 17 APRILE

SI1) CON I QUESITI REFERENDARI ABBIAMO GIA’ OTTENUTO RISULTATI IMPORTANTI, ADESSO FACCIAMO UN ALTRO PASSO

L’esecutivo del governo Renzi per mesi ha fatto di tutto (a livello lecito e sottobanco, mettendo in campo un mix di strumenti normativi e di ricatti basati su logiche di scambio) per evitare ad ogni costo che si potesse giungere a questo importante appuntamento referendario. La determinazione con cui l’attuale compagine governativa, in maniera a volte subdola e/o sfacciatamente vergognosa, ha finora perseguito la finalità di ostacolare l’idea stessa che milioni di italiani potessero dire la loro in materia di perforazioni per la prospezione, ricerca, coltivazione di idrocarburi, ha infatti aspetti davvero grotteschi, come il ricorso alla Legge di Stabilità per eludere principi e prassi decisorie che fino a poco tempo fa sembravano inderogabili pilastri del cosiddetto “Sblocca Italia”.

E’ il caso della scomparsa “per magia”, tramite semplice emendamento, dei principi di “strategicità, indifferibilità, urgenza, pubblica utilità”, che rappresentavano l’anima stessa del decreto legge “Sblocca Italia” (poi Legge n 164/2014).

E’ il caso della titolarità all’esproprio già prima dell’esito delle attività di prospezione e ricerca, così come della facoltà di assoggettare quote considerevoli di territorio per costruire infrastrutture funzionali agli impianti ed alle attività di trasformazione e trasporto degli idrocarburi al di fuori delle aree di concessione.

E’ altresì il caso dell’abolizione del diritto di decisione da parte dello stesso presidente del consiglio, al termine di tempi ristretti e di un iter che esclude l’intesa “in senso forte” tra Stato ed Enti locali in sede di Conferenza dei Servizi. Lo stesso Piano delle Aree (dove le Companies potrebbero avanzare richieste o meno) è stato semplicemente cancellato, così lasciando alle multinazionali la facoltà non solo di continuare ad avanzare richieste di permessi e concessioni in modo selvaggio e senza criteri condivisi da Enti locali e territori, ma addirittura concedendo loro la facoltà di avvalersi di un doppio regime legislativo per l’ottenimento dei titoli.

Insomma, di 6 quesiti referendari ammessi il Novembre scorso dalla Corte di Cassazione, la Corte Costituzionale ne ha salvato solo uno, a seguito appunto degli emendamenti in Legge di Stabilità, che pur assorbendo 3 dei quesiti proposti, ne lasciava elusi altri due, attualmente impugnati per “conflitto di attribuzione” da sei delle 10 Regioni che avevano depositato i quesiti a Settembre. Ad oggi si attende il provvedimento di ammissibilità il prossimo 9 Marzo.


2) LE CONDIZIONI PER DARE UNA SPINTA CONTRO IL FOSSILE SONO FAVOREVOLI

Chi da anni avverte il peso sulla propria vita, sulla propria pelle, nel condizionamento delle scelte economiche, in quanto vive e lavora a ridosso di centri oli, raffinerie, hub portuali, pozzi petroliferi, centri e/o pozzi di stoccaggio di petrolio e di gas; quanti vivono con sotto i piedi oleodotti e gasdotti; quanti bevono e coltivano la terra con acque provenienti da falde inquinate da centinaia di sostanze chimiche, da metalli pesanti, da idrocarburi; i pescatori, i lavoratori del settore turistico/alberghiero, oggi non si chiedono SE appoggiare questo referendum, ma COME continuare ad accumulare forza sociale e politica per voltare pagina, per chiudere con leucemie, tumori, avvelenamento di acqua, aria, suolo, cibo, per andare finalmente oltre il modello energetico fondato sulle fossili.

La combinazione, negli ultimi mesi, della campagna planetaria di pressione dal basso verso i lavori della conferenza internazionale sul clima a Parigi (COP 21), con la forte sensibilizzazione provocata dalla lettera enciclica di Papa Francesco “Laudato sì”, ha fatto da detonatore per le lotte territoriali contro le grandi opere, in un contesto internazionale di accelerazione dell’iniziativa bellica, di forte e veloce cambiamento degli assetti geopolitici, mentre resta perdurante la tendenza al ribasso storico del costo unitario di produzione del barile.


3) IL VOTO DEL 17 APRILE FAVORISCE UNA GRANDE COALIZIONE SOCIALE PER ATTUARE LA TRANSIZIONE ENERGETICA FONDATA SULLE RINNOVABILI PULITE

Il voto del 17 Aprile è un voto immediatamente politico, in quanto, al di là della specificità del quesito, residuo di trabocchetti e scossoni, esso è l’UNICO STRUMENTO di cui i movimenti che lottano da anni per i beni comuni e per l’affermazione di maggiori diritti possono al momento disporre per dire la propria sulla Strategia Energetica nazionale che da Monti a Renzi resta l’emblema dell’offesa ai territori, alle loro prerogative, alla stessa Costituzione italiana.

Lo sanno bene le centinaia di comitati e di associazioni, i comitati che lottano contro le piattaforme a mare, così come contro la Tap, contro le centinaia di chilometri di tubi delle reti di gas su faglie sismiche, contro centrali e pozzi di stoccaggio che provocano sismicità indotta per decreto ministeriale, contro le raffinerie che emettono sostanze nocive, contro i depositi di stoccaggio a rischio di incidente rilevante e di inquinamento della falda; lo sanno i produttori ortofrutticoli, gli allevatori, così come le reti per l’opzione Combustione Zero Rifiuti Zero. Se alle centinaia di associazioni a carattere nazionale si sono aggiunti i comitati No Tav della Val di Susa, così come il Forum nazionale per l’Acqua Pubblica, la Confederazione Cobas, la Fiom, non è certo in virtù di una squallida operazione di sommatoria aritmetica delle piccole convenienze locali.

Di certo chi conosce gli equilibri sociali, politici, culturali, economici, di chi gestisce (tra l’altro senza mandato elettorale!) le sorti di circa 60 milioni di italiani, sa bene che il referendum “questo referendum”, rappresenta la porta stretta attraverso cui solo uno potrà passare: o vinceranno la furbizia ed il gioco sporco che il governo Renzi sta conducendo con estrema arroganza e sicumera in nome della TTIP, delle lobbies inceneritorie, finanziarie, delle multinazionali, o vinceranno le ragioni di chi chiede diritti, dignità, rispetto dei territori e della salute, affermazione del valore d’uso attraverso esercizio diffuso, decentrato e diretto, dal basso, di più democrazia. Non abbiamo scelto noi il quesito su cui far convergere, in questa delicata fase di transizione autoritaria e centralizzatrice dei poteri, l’intelligenza e la potenza delle reti del conflitto e della proposta per quello che fino a pochi anni or sono si definiva comunemente “un altro mondo è possibile!”.

Abbiamo comunque uno strumento di convergenza comune, una tabella che indica con chiarezza il percorso praticabile. Sappiamo bene che ci attende un percorso duro ed irto di ostacoli, ma dobbiamo essere fieri di quanto siamo riusciti a fare finora; ancor più di quanto stiamo facendo, senza smettere di essere ambiziosi! Portare al voto 26 milioni di italiane/i (tanti ne occorrono per il quorum!), sapendo tra l’altro che i sondaggi danno il Sì al 40% (nemmeno per lo scorso referendum su Acqua Pubblica e Nucleare a Febbraio davano tanto!), vuol dire sintonizzarsi fraternamente, solidarizzare, crescere concentrandosi sull’obiettivo. Vuol dire mettere a disposizione non un freddo dispositivo di propaganda, ma attivare un sentire comune, attivare saperi e progettualità essenziali per la sfida della transizione.

La transizione alle rinnovabili pulite non può essere una delega in bianco alla miglior convenienza delle lobbies energetiche. E’ anzitutto controllo consapevole esercitato dal basso in condizioni di condivisione e di formazione/autoformazione costante; è espropriazione del monopolio alienato della scienza e pratica della soddisfazione a misura di bisogni collettivi individuati.


4) LA SPINTA REFERENDARIA COSTRINGE MOLTE COMPAGNIE A RINUNCIARE

Soltanto fino a poche settimane fa sarebbe stato azzardare immaginare che, dopo la pioggia di richieste di permessi, alcune compagnie potessero abbandonare il campo. La spinta referendaria, letta come recepimento formale di una pressione materiale costante e crescente dovuta ai crescenti cicli di lotta sviluppatisi nell’intero paese, in terra ed in mare, ha creato, contrariamente ai servili desiderata dell’esecutivo centrale, un quadro di forte incertezza normativa. Adesso è un fatto che il governo ha dovuto emanare un apposito decreto di azzeramento per il permesso in Adriatico “Ombrina mare due” della Rockhopper, una delle più discusse e controverse concessioni a mare, che nonostante ripetute mobilitazioni di massa, ricorsi, leggi regionali, sembrava ineluttabilmente in fase di avvio operativo.

Stessa sorte per l’odiato permesso chiesto dalla compagnia Petroceltic di fronte alle isole Tremiti; per un permesso della Appennine Energy nello Jonio, dove inoltre, in questi giorni, la Shell abbandona i giacimenti nel golfo di Taranto, inviando al Ministero dello Sviluppo Economico la lettera con cui rinuncia al permesso di cercare il petrolio nel mare fra Puglia, Basilicata e Calabria, con le istanze riguardanti i due permessi di ricerca d7482fr-sh e d7482fr-sh.


5) I TERRITORI CONTINUANO A CONTARE

In pochi mesi il processo messo in atto dalla strategia referendaria ha consentito di ottenere un vero e proprio capovolgimento dell’impianto centralizzatore e decisionista del famigerato “Sblocca Italia”. Un primo banco di prova riguarda il recupero delle competenze regionali nelle procedure di Via per il progetto di movimentazione e stoccaggio di petrolio e di gas a Taranto, in Puglia, provenienti dal nuovo Centro Oli di “Tempa Rossa”, in Basilicata, e destinati alla raffinazione off shore.

La giunta regionale pugliese torna, grazie all’assorbimento dei quesiti referendari negli emendamenti alla Legge di Stabilità, ad avvalersi di poteri e competenze, mentre i cittadini ed i movimenti dispongono nuovamente di un importante interlocutore istituzionale, che nel peggiore dei casi potrà essere destinatario di azioni di conflitto e di pressione. Come ai tempi delle mobilitazioni per sollecitare le amministrazioni comunali a deliberare per chiedere ai rispettivi presidenti di giunta regionale l’impugnazione dell’art. 38 dello Sblocca Italia, il referendum agisce da esplicito catalizzatore motivazionale all’azione deliberante di giunte e consigli comunali contro numerose richieste di permessi, come sta accadendo in diversi comuni campani e lucani in questi giorni, dove sono i sindaci a convocare esponenti di comitati No Triv e movimenti a loro sostegno.


6) RENZI TEME LA DEBACLE PER LE “SUE” RIFORME ISTITUZIONALI

Abbiamo poco tempo per riuscire ad incidere in modo adeguato ed efficace. Il Governo, obbligato a stabilire una data per la celebrazione del referendum No Triv, non a caso sceglie la prima domenica utile per legge. Oltre a sacrificare senza batter ciglio l’equivalente dell’ammontare annuale delle royalties (non meno di 350 milioni di Euro!), pur di evitare l’election day, sta tentando di sabotare i tempi per il normale dispiegamento di una campagna elettorale degna di questo nome. In realtà il presidente del Consiglio non vuole che la strada per il referendum confermativo istituzionale, stabilito ad Ottobre 2016, tra cui la revisione del Titolo V della Costituzione (di cui lo Sblocca Italia è una sostanziale anticipazione), possa in alcun modo essere ostacolato da altri fenomeni di grande catalizzazione del dissenso.

Il referendum del 17 Aprile rappresenta in realtà un potente momento di accumulo positivo di energie sociali, di saperi, di creatività, di veloce incremento di relazioni operative tra reti consolidate.

Lo stesso Renzi ha più volte dichiarato che in caso di sconfitta del “suo” referendum istituzionale abbandonerebbe il suo ruolo attuale e la stessa politica. Allora, diamo una mano al campione del decisionismo neoliberista a lasciare campo libero ad una grande coalizione per il bene comune! Il quadro è quindi complesso e dinamico. Gli elettori hanno voglia e necessità, dopo anni di lotte, di potersi esprimere non solo nel merito dei quesiti ammessi, ma dell’intera Strategia Energetica Nazionale. Raggiungere il quorum in tempi così brevi e sapendo coinvolgere vittoriosamente 26 milioni di cittadine/ italiane/i, significherebbe saper guidare dal basso un intero processo di trasformazione sociale e politica di un paese ammuffito ed intristito da una crisi asfittica, con effetti trascinanti anche per le lotte di altri paesi europei.