Car* Tutt*,
il Coordinamento Nazionale No Triv è lieto di annunciare la costituzione dell’Osservatorio Carta di Milano.

Integrazione e riconversione ecologica sono facce della stessa medaglia. 
Segue comunicato stampa.
Coordinamento Nazionale No Triv

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RAI UNO, TRASMISSIONE “PETROLIO” DI SABATO 7 OTTOBRE: ATTENTATO AL CARATTERE PLURALISTICO DELL’INFORMAZIONE

COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV

COMUNICATO STAMPA

RAI UNO, TRASMISSIONE “PETROLIO” DI SABATO 7 OTTOBRE: ATTENTATO AL CARATTERE PLURALISTICO DELL’INFORMAZIONE

IGNORATE EVIDENZE SCIENTIFICHE E NEGATO IL CONTRADDITTORIO

NECESSARIO INTERVENTO URGENTE DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE VIGILANZA RAI Leggi tutto “RAI UNO, TRASMISSIONE “PETROLIO” DI SABATO 7 OTTOBRE: ATTENTATO AL CARATTERE PLURALISTICO DELL’INFORMAZIONE”

Nuove trivelle in mare in Puglia e Calabria. La questione trivelle è questione soprattutto politica

Puglia e Calabria: nuove trivelle in mare.

L’altro ieri il ministero dell’ambiente ha rilasciato con esito positivo altri tre decreti VIA in favore della Global Petroleum e della Global Med, che si aggiungono agli altri già rilasciati nel giro di un anno.

Di fronte a questa rinnovata aggressione, avallata dal Ministero dell’Ambiente, nessuno starà a guardare. Abbiamo già avviato contatti ad ogni livello una nuova azione di contrasto nelle aule di giustizia.

TUTTAVIA c’è una considerazione di fondo da fare ed è tutta POLITICA.

Dopo la Sentenza n° 198/2017 della Corte Costituzionale, il Coordinamento Nazionale No Triv ha esercitato ogni tipo di pressione sulle forze politiche affinché si ponesse mano alla reintroduzione del Piano delle Aree, anche nel rispetto della più aggiornata giurisprudenza della Suprema Corte che, anche per le attività “petrolifere” oltre le 12 miglia, ha stabilito che le Regioni debbano essere adeguatamente coinvolte nell’assunzione delle decisioni che contano.

Ebbene, ai proclami ed alle conferenze stampa (di cui una alla Camera dei Deputati) è seguito un periodo di stanca ed inerzia.

I vari professionisti della politica (=coloro se ne occupano a tempo pieno e sono retribuiti per farlo) hanno smesso di occuparsi del Piano delle Aree e queste sono le conseguenze.

Come detto, che al TAR ed al Consiglio di Stato alla fine si vinca o si perda, il nodo sarà e resterà sempre POLITICO.

Sostieni assieme a noi la campagna “Ero straniero-l’umanità che fa bene”

COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV

CONNESSIONE TRA POLITICHE ENERGETICHE E MIGRAZIONI

E SOSTEGNO ALLA CAMPAGNA “ERO STRANIERO-L’UMANITA’ CHE FA BENE”

Carissim* Tutt*,

dopo i tragici eventi di questa estate, centinaia di morti e dispersi nel Canale di Sicilia, che hanno portato a 30.000 il bilancio dei migranti che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Italia, ci siamo lungamente interrogati sulla necessità di dimostrare e motivare la stretta interconnessione tra i temi cari a noi tutti (democrazia energetica, conversione ecologica del sistema produttivo, rispetto del diritto di autodeterminazione dei territori e delle comunità, ecc.) e l’inviolabilità dei diritti della persona, tra cui il diritto di ogni individuo di poter circolare e vivere ovunque desideri.

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Nuovo intervento a gamba tesa del Governo contro le Regioni ed i territori

NOTA DEL COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV

TRIVELLE IN MARE E SU TERRAFERMA: NUOVO INTERVENTO A GAMBA TESA DEL GOVERNO CONTRO LE REGIONI ED I TERRITORI

ANCORA FUORI LE REGIONI DALLE DECISIONI CHE CONTANO SU PERMESSI DI RICERCA E DI ESTRAZIONE DI GAS E PETROLIO

IGNORATE LE RECENTISSIME SENTENZE DELLA CORTE COSTITUZIONALE.

Con decreto del 9 agosto il Governo ha approvato un nuovo Disciplinare-tipo per il rilascio e l’esercizio dei titoli minerari per la ricerca e l’estrazione di gas e petrolio senza coinvolgere le Regioni.
Eppure nella sua sentenza 198/2017, la Corte Costituzionale aveva affermato che spetta allo Stato e, per esso al Ministro dello sviluppo economico, adottare le norme che concernono il rilascio dei titoli per ricerca ed estrazione di gas e petrolio, ma che questo deve avvenire sulla base di un adeguato coinvolgimento delle Regioni.

Il solo caso in cui il Governo ha inteso tener conto della giurisprudenza della Corte è quello delle modalità di conferimento del titolo concessorio unico verso cui le stesse compagnie petrolifere non nutrono alcun interesse.

“Pur sapendo di non poterlo fare, il Mise ha agito senza tener conto dell’esistenza delle Regioni -dichiara Enrico Gagliano, cofondatore del Coordinamento Nazionale No Triv-. Si tratta di un atto gravissimo: il Governo evidentemente non ha metabolizzato il risultato del Referendum costituzionale e continua a non volersi sedere al tavolo con le Regioni quando si tratta di decidere di energia. Dalle Regioni ci aspettiamo ovviamente una risposta ferma e risoluta”.

“In materia ormai il Governo fa quello che vuole” – afferma il Prof. Enzo Di Salvatore, costituzionalista e redattore dei sei quesiti referendari No Triv-. “Questo modo di fare, del tutto incurante dell’esito del referendum del 4 dicembre 2016, delle norme inserite nella Legge di Stabilità 2016 a seguito della campagna referendaria No Triv, e delle decisioni della Corte, si traduce in uno schiaffo al principio di legalità costituzionale e alla leale collaborazione che dovrebbe informare i rapporti tra enti territoriali. Nei prossimi giorni analizzeremo punto per punto il nuovo decreto; resta il fatto che agire in questo modo è da irresponsabili, giacché apre ad un nuovo braccio di ferro tra lo Stato e le Regioni”.

Per il Coordinamento Nazionale No Triv la strada è già tracciata: quello che si chiede è che le Regioni ricorrano al Tar Lazio entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto e promuovano un conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale.

Roma, 26 agosto 2017

Gas e petrolio, sei regioni raccolgono l’invito del CNNT

COMUNICATO STAMPA

COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV

GAS E PETROLIO, SEI REGIONI RACCOLGONO L’INVITO DEL COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV E SI SCHIERANO CONTRO IL GOVERNO

CALENDA RITIRI IMMEDIATAMENTE IL DISCIPLINARE PER IL RILASCIO E L’ESERCIZIO DEI TITOLI OIL&GAS

SUBITO IL PIANO AREE CON L’ACCORDO DI REGIONI ED ENTI LOCALI

Per il Governo è una nuova “Caporetto”: su invito del Coordinamento Nazionale No Triv ben sei Regioni, infatti, hanno deliberato di impugnare il decreto del ministero dello Sviluppo Economico del 7 dicembre 2016, pubblicato poi lo scorso aprile, che definisce il disciplinare per il rilascio e l’esercizio dei titoli minerari su prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi.

Le Regioni sono Calabria, Basilicata, Puglia, Abruzzo, Marche e Veneto. La maggior parte, ben cinque, sono a guida centro-sinistra ed una, il Veneto, centro-destra. Era già accaduto in occasione della richiesta del Referendum No Triv.

Alle Regioni bisogna aggiungere anche i Comuni di Vasto e Pineto, entrambi in Abruzzo.

Fatale per il Mise è stata la recente sentenza n° 198/2017 con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato che non spetta allo Stato e, per esso, al Mise adottare il Disciplinare-tipo senza adeguato coinvolgimento delle Regioni, e che, pertanto, il Discplinare del 2015 ed anche quello del 7 dicembre 2016 sono illegittimi.

A questo punto -afferma Tiziana Medici, portavoce e cofondatore del CNNT- “Il Mise ha di fronte a sé due alternative: o ritira il Disciplinare del 7 dicembre 2016 e ne riscrive uno del tutto diverso, cancellando tutte le amenità denunciate pubblicamente dal CNNT, ricercando l’Intesa con le Regioni, oppure andrà incontro a sonore sconfitte nelle aule dei tribunali ogni qualvolta tenterà di adottare un qualsiasi atto che richiami il Disciplinare-tipo dichiarato incostituzionale dalla Corte. Noi saremo lì ad attenderlo”.

“Siamo ovviamente soddisfatti dell’importante risultato raggiunto – aggiunge il Prof Enzo Di Salvatore, costituzionalista, ispiratore del Referendum No Triv e cofondatore del CNNT – ma non basta. Il Governo deve inserire nella SEN 2017 la previsione del Piano delle Aree e porvi mano, d’intesa con le Regioni e le Autonomie Locali. Tra Disciplinare-tipo ed assenza di Piano Aree, nel nostro Paese le compagnie Oil&Gas hanno di fatto mano libera”.

Roma, 2 agosto 2017

Coordinamento Nazionale No Triv

Successo del movimento No Triv

Bocciato il disciplinare 2015, si profila una moratoria sulle trivellazioni

La sentenza accoglie così un ricorso per conflitto di attribuzione promosso dalla Regione Abruzzo e rappresenta la seconda vittoria nel giro di poche settimane da parte degli enti locali, dopo un altro verdetto, pubblicato nei giorni scorsi, con il quale sono stati dichiarati illegittimi due commi dell’articolo 38 dello ‘Sblocca Italia’. Il risultato è che si potrebbe arrivare alla paralisi delle trivellazioni, anche oltre le 12 miglia.

Un terremoto giuridico può travolgere tutto il piano del Ministero dello Sviluppo Economico e del governo italiano di aggirare le Regioni nella gestione delle attività oil&gas, trivellazioni comprese, nel nostro paese.

Una sentenza della Corte Costituzionale del 14 luglio scorso, nell’accogliere un ricorso per conflitto di attribuzione promosso dalla Regione Abruzzo dichiara che «non spettava allo Stato e per esso al Ministro dello Sviluppo Economico adottare il decreto del 25 marzo 2015 (Aggiornamento del disciplinare tipo in attuazione dell’articolo 38 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164) senza adeguato coinvolgimento delle Regioni».

In un linguaggio meno tecnico, significa che la Consulta ha annullato il decreto ministeriale che attua lo Sblocca Italia per quanto riguarda le modalità di assegnazione dei titoli concessori unici, dei permessi di prospezione, di ricerca e delle concessioni di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare e su terra.

L’ultimo tassello da aggiungere per completare il puzzle di una vittoria definitiva degli Enti locali e del movimento No Triv sull’esecutivo è a portata di mano: «A maggior ragione occorre ora impugnare il decreto trivelle del 2016, pubblicato nel 2017 – spiega Enzo Di Salvatore, Costituzionalista e tra i coordinatori del movimento – Anch’esso è stato adottato senza intesa con le Regioni, ed ha sostituito completamente quello del 2015. L’annullamento del decreto potrebbe determinare una sorta di moratoria per le richieste di nuovi permessi e concessioni fino a quando i contenuti del decreto non siano concertati tra lo Stato e le Regioni».

Enzo Di Salvatore

Enzo Di Salvatore

Lo strumento da mettere in campo, entro il 1 agosto, è un ultimo ricorso straordinario dinanzi al Capo dello Stato. L’Abruzzo lo ha già inoltrato dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 12 luglio scorso, che interveniva parzialmente sulla materia. Ora, per bocca del Sottosegretario alla Presidenza della Giunta Regionale Mario Mazzocca, annuncia di volerlo integrare con l’ultimo atto della Consulta.

«Siamo ad una svolta epocale – dichiara Enzo Di Salvatore – Questa sentenza dimostra che la normativa di dettaglio dev’essere concordata all’interno della Conferenza Stato-Regioni, senza scorciatoie, e rafforza il risultato del referendum del 4 dicembre perché ristabilisce la competenza concorrente in materia energetica».

Il Ministero potrebbe essere tentato di evitare un altro schiaffo ritirando il decreto in autotutela, per ripresentarlo alla Conferenza con l’obiettivo di acquisire finalmente un’intesa (non scontata) con le Regioni. In caso contrario, qualunque permesso di ricerca o concessione rischierebbe di essere facilmente impugnato, con conseguente paralisi delle attività.

LEGGI ANCHE:

“Trivelle, ecco perché le Regioni devono impugnare il disciplinare tipo” di Rinnovabili.it

Trivelle, la Consulta annulla il decreto del 2015: “Adottato senza intesa con le Regioni” da Il Fatto Quotidiano

“Occorre che le Regioni italiane propongano ricorso entro il 1° agosto per far annullare il “decreto trivelle” del prof. Enzo Di Salvatore

Testo della sentenza n. 198/2017 (annullamento del decreto trivelle del 2015)

 

Fonte: Rinnovabili.it

 

Ricerca ed estrazione idrocarburi: nella sentenza n.170/2017 della Corte Costituzionale un assist alle Regioni contro il Governo

COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV

COMUNICATO-STAMPA

RICERCA ED ESTRAZIONE IDROCARBURI: NELLA SENTENZA N° 170/2017 DELLA CORTE COSTITUZIONALE UN ASSIST ALLE REGIONI CONTRO IL GOVERNO

A RISCHIO I RISULTATI OTTENUTI CON IL REFERENDUM NO TRIV E CON IL REFERENDUM COSTITUZIONALE

TRANNE VENETO E ABRUZZO, REGIONI AL PALO. ULTIMA POSSIBILITA’: IMPUGNARE IL DISCIPLINARE-TIPO ENTRO IL 1 AGOSTO.

Con sentenza n° 170 del 23 maggio 2017, depositata il 12 luglio, la Corte Costituzionale ha accolto in parte i ricorsi presentato dalle Regioni Abruzzo, Veneto, Puglia, Marche e Lombardia contro lo “Sblocca Italia” (d.l. 133 del 12 settembre 2014 poi convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164) sulla spinta della mobilitazione di numerosi comitati ed associazioni che colgono, quindi, a distanza di alcuni anni, un meritato successo.

Sono dunque illegittime le disposizioni contenute nel comma 7 e nel comma 10 dell’art.38 del decreto.

Il comma 7 riguarda le modalità di conferimento del titolo concessorio unico e le modalità di esercizio delle attività in tema di idrocarburi, previste dal Disciplinare-tipo del 24 marzo 2015; secondo la Corte ” … incide dunque sulla materia di competenza concorrente «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia», cui ricondurre le attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi sulla terraferma”.

Il comma 10 consente al MISE di autorizzare progetti sperimentali di ricerca e coltivazione di idrocarburi per un periodo fino a cinque anni in zone di mare dentro le 12 miglia, di concerto con il Ministero dell’Ambiente e dopo aver acquisito il parere, non vincolante delle Regioni.

Ma c’è dell’altro.

La sentenza del 12 luglio contiene elementi che, se opportunamente sfruttati, potrebbero disinnescare anche il nuovo e contestatissimo Disciplinare-tipo pubblicato dal MISE il 3 aprile scorso, che oggi regolamenta il rilascio dei titolo per la ricerca e la coltivazione degli idrocarburi. Infatti, anche nell’iter di approvazione del nuovo Disciplinare-tipo Governo e MISE non hanno coinvolto le Regioni che invece avrebbero dovuto rilasciare l’Intesa.

Per le Regioni si profila dunque la concreta opportunità di neutralizzare il Disciplinare-tipo: per ottenere questo importante risultato sarebbe sufficiente che anche una Regione soltanto decidesse di impugnarlo entro il 1 agosto con un ricorso strarordinario dinanzi al Capo dello Stato.

In più di una occasione il Coordinamento Nazionale No Triv ha evidenziato gli elementi di illegittimità del Disciplinare-tipo: indebolimento del potere delle Regioni in materia di rilascio di titoli autorizzativi; possibilità per le compagnie di apportare modifiche al programma dei lavori di concessioni già ricevute o prorogate, per l’intera durata di vita utile del giacimento fino al recupero di tutte le riserve accertate; quindi la possibilità di installare nuove ulteriori piattaforme nel mare continentale.

Finora hanno impugnato il Disciplinare-tipo le sole Regioni Veneto ed Abruzzo. Si confida che possano integrare i ricorsi già depositati tenendo conto degli importanti elementi contenuti nel dispositivo della Corte.

In verità, è risultato finora molto strano ed anche privo di logica ed incoerente che le altre Regioni, soprattutto quelle che più si sono esposte nella contrapposizione al Governo in occasione del Referendum No Triv e del Referendum Costituzionale, non abbiano seguito l’esempio del Veneto e dell’Abruzzo.

Quali enti esponenziali delle comunità locali, le Regioni nascono ed esistono per dare voce ai territori; le loro prerogative costituzionali, difese strenuamente anche dal movimento No Triv in occasione del Referendum costituzionale, sono state ancora una volta, con il nuovo Disciplinare-tipo, violate dal Governo.

In quale altra occasione le Regioni dovrebbero agire se non entro il 1° agosto?

Roma, 17 luglio 2017

Coordinamento Nazionale No Triv

Info: enrico gagliano, 347 3050437

La nostra risposta alla rivista dei petrolieri

LA NOSTRA RISPOSTA ALLA RIVISTA DEI PETROLIERI CHE COLLEGA, IN MODO ARDITO E STRUMENTALE, IL COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV A CIO’ CHE SI MUOVE “A SINISTRA DEL PD”

“La Staffetta Quotidiana” (già Rivista Italiana del Petrolio) del 19 giugno scorso ha voluto dedicarci un ampio spazio. Non è la prima volta: era già accaduto in più occasioni prima e dopo il Referendum No Triv del 17 aprile.

La Staffetta (10.000 lettori abbonati) torna a scrivere del Coordinamento Nazionale No Triv ponendolo in connessione, attraverso un ragionamento non privo di fantasia e di voli pindarici, con il nascente soggetto politico nascente “a sinistra del Pd”.

Erano d’obbligo, da parte nostra, alcune precisazioni che abbiamo affidato ad una nota inviata, con preghiera di pubblicazione, al Direttore Responsabile, Dott. Gabriele Masini, e che riportiamo qui integralmente. Leggi tutto “La nostra risposta alla rivista dei petrolieri”