La carica dei mille per l’acqua e contro il petrolio

Riuscitissima a Matera la marcia “Salvalacqua. Diciamo stop alle trivelle in Basilicata” organizzata dalla rete salvalacqua appulo lucana e con l’apporto di movimenti ambientalisti(da Lega ambiente a No Triv), associazioni di diversa matrice e provenienza, alcuni partiti (M5S, Rifondazione comunista, Sinistra italiana) ma con alcune vistose assenze o defezioni ”istituzionali” e ”storiche” delle lotte di piazza che destano perplessità, interrogativi e sospetti.

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DECOLOGO G7M Ambiente

Sono state finalmente ultimate le revisioni e le postille al dECOlogo che intendiamo lanciare, assieme RE.S.E.T., REte Scienza e Territori, A Sud Onlus ed altri, durante le giornate di mobilitazione del G7M a Bologna.
Ecco il testo definitivo dell’Appello a cui Vi invitiamo ad aderire.

Come? inviando una semplice mail all’indirizzo:
decologoG7M@gmail.com

Possono aderire al dECOLOGO associazioni o singoli studiosi (accademici, scienziati, ricercatori).

Coordinamento Nazionale No Triv

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, il Mise revochi subito tutti i permessi di ricerca entro le 12 miglia

Con sentenza n. 114/2017, la Corte costituzionale ha chiarito che l’espressione «durata di vita utile del giacimento», contenuta nell’art. 6, comma 17, del Codice dell’ambiente, riguarda solo le concessioni per l’estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi entro le 12 miglia e non anche i permessi di ricerca.

In altre parole, tutti i permessi di ricerca, variamente denominati, che oggi insistono entro le 12 miglia marine, non sono fatti salvi dalla legge.

Ragion per cui, chiediamo al Ministero dello Sviluppo Economico di conformarsi alla sentenza della Corte e di procedere a stretto giro alla revoca di tutti i permessi relativi alle 12 miglia marine, come ad esempio quelli di Ombrina Mare ed Elsa nell’off-shore abruzzese, ed il permesso di ricerca GR 15 PU, di Audax Energy, al largo delle Isole Egadi.

In questa richiesta si uniscano al Coordinamento Nazionale No Triv anche le Regioni, le Provincie ed i Comuni interessati.

Roma, 19 maggio 2017

Coordinamento Nazionale No Triv

Considerazioni sulla pericolosità sismica in relazione allo stoccaggio gas di Bordolano

Bordolano è un comune italiano di 619 abitanti della provincia di Cremona in Lombardia.

Lo stoccaggio gas di Bordolano è situato a brevissima distanza dalla sorgente sismica

composita (ITCS002INF) ufficialmente evidenziata e catalogata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Una sorgente sismica in grado di  produrre terremoti di fino a magnitudo 6.1.  Questo si evince dalla banca dati sulle sorgenti sismogeniche italiane (DISS, http://diss.rm.ingv.it/dissHTML/ITCS002INF.html).

Si tenga presente che recenti terremoti, per esempio in Emilia (2012) e nell’Appennino Centrale (2016), hanno dimostrato come la magnitudo massima prevista da INGV tramite i dati della banca DISS corrisponde sistematicamente a quella osservata.

Un’analisi attenta e puntuale dei dati disponibili per l’area di Bordolano dovrebbe poi portare ad una valutazione realistica, se non già disponibile, delle accelerazioni spettrali misurate , soprattutto per le componenti verticali del moto prima di intraprendere qualunque opera nella zona.

I terremoti emiliani hanno posto drammaticamente in luce il problema della possibile liquefazione dei suoli e gli effetti molto negativi che questi hanno su tutte le possibili infrastrutture che l’uomo costruisce per i suoi scopi. E uno studio in questa direzione per Bordolano è assolutamente necessario.

Una questione delicata da tener presente è che solo molto recentemente il comune di Bordolano è rientrato tra quelli classificati a rischio sismico. Questo significa che  non lo era mai stato prima e pertanto, in linea di principio, potrebbe presentare un elevato deficit di protezione antisismica sia per le abitazioni private che per le strutture ed infrastrutture pubbliche.

La progettazione e la realizzazione degli impianti di stoccaggio gas in Italia fa si che non siano ancora sottoposti all’obbligo di studi antisismici particolari come accade per altre strutture di rilevante importanza o rischio come, ad esempio, dighe e sbarramenti fluviali, impianti chimici. In altri paesi europei esistono già specifiche normative per la progettazione antisismica delle opere accessorie e la verifica dell’integrità del serbatoio geologico degli stoccaggi gas, includendo nel calcolo la sismicità indotta dagli impianti stessi.

Negli Stati Uniti il rischio sismico indotto dalla estrazione/iniezione di fluidi nel sottosuolo è attualmente all’attenzione di una commissione parlamentare di fronte alla quale noti esperti hanno testimoniato sulla concretezza di tale rischio, come emerso a seguito di un recente rapporto dell’Accademia Nazionale delle Scienze  (Induced Seismicity Potential in  Energy Technologies, http://www.nap.edu/catalog.php?record_id=133355).

In Italia è stato finanziato nell’ambito dei progetti DPC-INGV uno studio che “intende

valutare la normativa esistente e individuare degli elaborati di pericolosità finalizzati alla gestione sicura di un impianto di stoccaggio di gas in serbatoio naturale”  dato che “la valutazione della pericolosità sismica per un’infrastruttura di stoccaggio del gas all’interno di un serbatoio naturale sotterraneo presenta una serie di aspetti non convenzionali che devono essere riconosciuti e ricondotti all’interno di un contesto chiaro, ordinato e condiviso, che lasci il minor spazio possibile alla libera interpretazione del singolo soggetto valutatore”. Non è dato conoscere gli esiti di tale studio.

Appare opportuno subordinare l’inizio delle attività di stoccaggio gas ad un attento riesame della progettazione del sito, dopo aver provveduto ad una stima deterministica  dell’input sismico di sito che tenga conto della sismotettonica regionale, della presenza di faglie attive, della risposta sismica locale inclusa la suscettibilità alla liquefazione.

Tutto ciò premesso va ricordato che il Senatore Stefano Vaccari ha fatto passare un emendamento alla Legge 28.12.2015, n. 221 (GU n. 13 del 18.1.2016, art.70 comma 2 lett. l) con cui viene stabilito che devono essere precluse le attività di stoccaggio di gas naturale in acquiferi profondi.  

Il Senatore modenese non spiega che cosa siano gli acquiferi profondi, cioè non indica quali siano i parametri oggettivi che identificano un acquifero profondo. Da nessuna parte è dato trovarne una definizione condivisa e operativa: si sa solo che, secondo il Senatore, per acquifero profondo non si intende un giacimento depleto, cioè un giacimento che conteneva grandi quantità di gas poi estratte nel tempo. 

È noto che esistono conformazioni geologiche adatte a contenere gas, ma se non sono giacimenti depleti, secondo la logica del Senatore Vaccari, sono acquiferi profondi, qualunque cosa significhi.

Ma tutti i depositi, depleti o meno, sono acquiferi, visto che c’è acqua in tutta la crosta terrestre in gran quantità anche a grande profondità.  

Ne consegue che tutti i depositi di gas sul territorio nazionale sono anche acquiferi profondi e quindi sono contro la legge: devono essere svuotati e mai più utilizzati!  

Comunque la si pensi si può dunque affermare senza possibilità di smentita che il Legislatore con la norma introdotta dal Senatore Vaccari citata sopra ha di fatto vietato tutte le attività di stoccaggio di gas naturale in Italia, perché tutte le attività, nessuna esclusa, hanno a che fare con quegli acquiferi profondi previsti dalla norma. E una legge dello Stato non può non venire rispettata senza che poi vengano prese le adeguate misure conseguenti.  

In questa vicenda sarebbe interessante capire, per esempio, che cosa sta succedendo al deposito (autorizzato con tutti i crismi) di San Potito – Cotignola, in provincia di Ravenna, in corso di sviluppo.  Vi si è resa necessaria una sofisticata indagine, eseguita con fondi pubblici, perché all’entrata in funzione degli impianti si sono registrati valori di pressione diversi rispetto a quelli attesi. Accertamenti tenuti riservati mentre dovrebbero essere resi pubblici secondo ben precise prescrizioni ministeriali e regionali.  

Perché si tengono segreti? Sono emerse evidenze inconfutabili che mostrano che si ha a che fare con un acquifero?  Forse, facendo analisi analoghe per la ventina di depositi funzionanti, scopriremmo che son tutti acquiferi?  

Non si può infine non ricordare che un deposito di gas, benché solo allo stato di progetto neppure esecutivo, fu indicato dalla Regione Emilia Romagna come una delle possibili cause dei terremoti del 2012 e che addirittura fu creata una Commissione “internazionale” (ICHESE) per verificarlo.  Alla Commissione partecipò attivamente anche il coordinatore della sezione sismologica della Grande Rischi.

Insomma esistono fatti accertabili e addirittura leggi dello Stato che impongono grande prudenza nello sviluppo di depositi di gas. È pertanto auspicabile che le operazioni per il deposito di gas nella zona sismica di Bordolano vengano immediatamente sospese in attesa di maggiore chiarezza su una materia tanto complessa.

Articolo del prof. Enzo Boschi

SEN 2017: ENNESIMA OCCASIONE PERSA PER FARE DELL’ITALIA UN PAESE ALL’ALTEZZA DELLE SFIDE ENERGETICA E CLIMATICA

La SEN 2017, presentata ieri dai Ministri Calenda e Galletti nel corso dell’audizione nelle Commissioni Riunite Ambiente e Attività Produttive, delude ma non sorprende: è in linea con le scelte degli ultimi esecutivi che hanno puntato sulle energie fossili, mettendo in secondo piano l’efficentamento energetico del Paese e le rinnovabili.

Le istanze degli stakeholders più illuminati sono rimaste sostanzialmente inascoltate: nelle audizioni avevano chiesto un salto di qualità e l’improrogabile coraggio di puntare ad una Strategia che non si limitasse al rispetto dell’Accordo di Parigi ma che sapesse guardare al 2050, ben oltre gli obiettivi 40-27-27 del Pacchetto Clima-Energia 2030, e che fosse in grado di attuare un vero ripensamento in senso ecologico dei diversi settori dell’economia nazionale.

Invece nella SEN 2017 è assente una visione dell’Italia di lungo periodo e, come nella precedente SEN 2013, si leggono molto bene gli interessi delle imprese oligopolistiche, da sempre veri decisori delle politiche energetiche del nostro Paese.

Calenda e Galletta narrano di un Paese virtuoso che in realtà non esiste, di una Italia che i dati dimostrano essere fermo al palo, con il record negativo di emissione di particolato Pm10 e di morti per inquinamento, in cui le emissioni di CO2 sono aumentate nel 2015 del 3,5% rispetto al 2014, dove l’efficienza energetica è peggiorata del 2% in un anno ed in cui la quota delle rinnovabili sulla produzione nazionale di energia elettrica nel 2016 è diminuita dell’1% rispetto al 2015 (39,5% contro 38,5% nel 2016).

Il Governo di tutto questo ha preferito non tener conto, facendo del gas naturale, in tutte le sue forme, la pietra angolare della nuova SEN ed ipotecando in chiave fossile i prossimi 30 anni di vita del nostro Paese.

La SEN 2017 segna la vittoria di una politica che vola basso, che racconta di voler tagliare la dipendenza energetica del nostro Paese e la bolletta di famiglie ed imprese, di voler rendere più sicuro l’approvvigionamento di energia e più competitiva la nostra economia, e di voler fare tutto questo con le massime garanzie dei fragili equilibri ambientali del Pianeta.

I fatti, anche recenti (approdo del Tap sulle coste del Salento, firma dell’accordo per East Med, pubblicazione del Disciplinare tipo per attività estrattive nel mare territoriale, Ddl Concorrenza, gestione del disastro ambientale della Raffineria Eni a Viggiano, ecc.), smentiscono il Governo e danno la misura di quali siano i veri obiettivi della politica energetica italiana targata Eni, Enel, Terna ed Edison.

Con la SEN 2017 si è persa purtroppo una grande occasione per fare dell’Italia un Paese più equo e giusto, nuovo e moderno, e, come sovente accade, si sono poste le condizioni affinché il privilegio di pochi operatori pesi in termini di costi economici, sociali ed ambientali sui conti delle presenti e future generazioni.

Una valutazione più approfondita verrà data ovviamente dopo la pubblicazione del documento anche se non saranno certo le osservazioni che perverranno nel breve volgere di un mese a stravolgerne senso e portata.

Roma, 11 maggio 2017

Coordinamento Nazionale No Triv