Blocca Trivelle 4.0, “foglia di fico” di Patuanelli

In un’intervista ad un noto quotidiano on line, il Ministro dello Sviluppo Economico ha dichiarato che “Abbiamo deciso di superare l’idea della mappa che doveva definire dove è consentito e dove no trivellare, per vietarlo ovunque”. In breve, siamo all’annuncio del lancio della versione 4.0 del “blocca trivelle”, quello morto ancor prima di planare sull’ultimo Milleproroghe.
Tali affermazioni rafforzano il nostro convincimento che il Ministro debba far chiarezza su tutta una serie di questioni e che la sede più adatta per farlo sia il Parlamento. In particolare:
1) Quell’“Abbiamo deciso” di porre la parola fine al PITESAI significa che la posizione è comune a tutti i componenti dell’Esecutivo ed alle forze che lo sostengono? A noi non sembra affatto, viste le reazioni di alcuni parlamentari del PD (Collina in testa), per non parlare dell’impossibile redenzione sulla via di Damasco da parte del promotore dello Sblocca Italia!
All’interno dello stesso M5S le posizioni sembrano più articolate. In un’interrogazione al Ministro Patuanelli, il senatore M5S Lomuti chiede quale sia lo stato di avanzamento per l’approvazione del PiTESAI e se si stia valutando di disporre l’opportuna proroga dei termini della moratoria in scadenza nel 2021, mentre il deputato Giovanni Vianello annunzia che con il suo gruppo delle Commissioni Ambiente, Attività Produttive e Industria, di Camera e Senato, presenterà un potente emendamento, capace allo stesso tempo di  prorogare il PiTESAI e bloccare in maniera definitiva tutte le nuove trivelle e gli air gun, in vista della discussione del Milleproroghe, per consentire al Minambiente di completare la VAS e dare alla Conferenza unificata il tempo utile per siglare l’intesa.
Insomma, chi vuole sapere e chi è si dice già certo della moltiplicazione dei pani e dei pesci.

2) Da cosa nasce l’idea del superamento del PITESAI? E’ la classica “foglia di fico” messa per nascondere l’inerzia del MISE, che in ben 2 anni, di concerto con il Ministero dell’Ambiente, avrebbe dovuto definire quanto meno una bozza del Piano? Oppure è il risultato di un inatteso – quanto poco credibile – cambio di paradigma nelle politiche energetiche, ambientali ed industriali del Paese? O anche solo una delle tante pedine che vengono messe sul tavolo delle trattative, potenzialmente oggetto di scambio tra le forze politiche di maggioranza e di opposizione in questa fase concitata della vita politica, in cui soffiano forti venti di crisi?

Ciò premesso, ribadiamo la necessità che, dopo aver chiarito tutto, il Ministro raccolga le sue cose e lasci i suoi uffici in Via Molise.
Roma. 30 dicembre 2020
Coordinamento Nazionale No Triv