Sostieni assieme a noi la campagna “Ero straniero-l’umanità che fa bene”

COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV

CONNESSIONE TRA POLITICHE ENERGETICHE E MIGRAZIONI

E SOSTEGNO ALLA CAMPAGNA “ERO STRANIERO-L’UMANITA’ CHE FA BENE”

Carissim* Tutt*,

dopo i tragici eventi di questa estate, centinaia di morti e dispersi nel Canale di Sicilia, che hanno portato a 30.000 il bilancio dei migranti che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Italia, ci siamo lungamente interrogati sulla necessità di dimostrare e motivare la stretta interconnessione tra i temi cari a noi tutti (democrazia energetica, conversione ecologica del sistema produttivo, rispetto del diritto di autodeterminazione dei territori e delle comunità, ecc.) e l’inviolabilità dei diritti della persona, tra cui il diritto di ogni individuo di poter circolare e vivere ovunque desideri.

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FIRMA LA PETIZIONE: “APPELLO PER UNA NUOVA STRATEGIA ENERGETICA NAZIONALE SENZA GAS E SENZA PETROLIO”

petizioneAl Presidente del Consiglio ed ai Componenti del Consiglio dei Ministri

Signor Presidente del Consiglio dei Ministri,
Signori Ministri,

secondo il rapporto presentato in Parlamento il 28 settembre scorso dall’ASvis (Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile) sull’attuazione degli impegni in materia di sviluppo sostenibile sottoscritti dal nostro Paese un anno fa alle Nazioni Unite (Agenda Globale 2030), l’Italia versa in una condizione di “non sostenibilità”.
Prendiamo atto, con profondo rammarico, del fatto che l’Italia ha dunque mancato l’appuntamento annuale della prima sessione per la verifica degli obiettivi della roadmap al 2030.
Per quanto concerne l’energia, i numerosi e qualificati esperti che hanno partecipato alla redazione del Rapporto, ritengono che la transizione alla decarbonizzazione ed alle fonti rinnovabili stia procedendo troppo lentamente rispetto al raggiungimento degli obiettivi definiti a Parigi nell’ambito della COP 21.
Il 2015 ha rappresentato purtroppo l’annus horribilis delle performances ambientali ed energetiche del nostro Paese: Eurostat, infatti, certifica che nel 2015 le emissioni di gas serra sono cresciute del 3,5% rispetto al 2014 mentre Ispra identifica in quello energetico il settore meno performante dal punto di vista del taglio delle emissioni di CO2.
Il 2015 ha segnato anche una grave battuta d’arresto nell’efficientamento del sistema energetico nazionale e nella crescita del contributo delle rinnovabili al mix energetico: l’intensità energetica del P.I.L. è aumentata del 2% rispetto all’anno precedente; le rinnovabili elettriche sono passate negli ultimi tre anni dal 16,7 al 17,3% del Consumo Finale Lordo mente quelle termiche hanno arrancato, perdendo addirittura posizioni nel settore dei trasporti.
Eppure nel 2002 ci siamo dotati di una “Strategia d’azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia” rimasta tuttavia priva di misure attuative malgrado da allora siano trascorsi ben 14 anni!

Per tutte le ragioni fin qui richiamate, occorre che L’Esecutivo da Voi rappresentato agisca con vigore ed in tempi brevi, recependo nella nuova Strategia Energetica Nazionale -che vedrà la luce nel 2017- e nei conseguenti documenti di programmazione economica nazionale i seguenti obiettivi e le seguenti linee di indirizzo:

– contributo delle rinnovabili alla produzione di energia elettrica per il 50% entro il 2025 e per il 60% entro il 2030, ed alla produzione di energia elettrica e termica per il 100% entro il 2050;
– diffusione nelle Isole Minori di sistemi di produzione ed autoconsumo autosufficienti dal punto di vista energetico, con obbligo di raggiungimento di obiettivi di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile per il 100% al 2030;
– taglio delle emissioni di CO2 del 50% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 e del 100% entro il 2050;
– miglioramento dell’efficienza energetica rispetto ai valori del 1990 per il 40% al 2030 e per il 100% al 2050;
– promozione di un nuovo modello energetico che dia ampio spazio alla generazione distribuita, all’autoproduzione ed all’autoconsumo;
– approvazione di un Piano Straordinario di investimenti per reti di distribuzione, reti chiuse e città “intelligenti”, e per l’incremento dell’efficienza energetica mediante creazione di un Fondo gestito da Cassa Depositi e Prestiti e da altri istituti di credito;
– definizione di un quadro normativo chiaro ed univoco, che incentivi la produzione di energia da fonti rinnovabili, integrata con sistemi di accumulo;
– recepimento nel Ddl Concorrenza dell’invito rivolto al Governo dall’Antitrust nel luglio 2016 per un intervento “in favore di una revisione ed integrazione della disciplina normativa e regolamentare riguardante i Sistemi di Distribuzione Chiusi, volta a consentire la realizzazione di nuovi reti elettriche private … e ad eliminare ingiustificate limitazioni alla concorrenza tra differenti modalità organizzate delle reti elettriche e tra differenti tecnologie di generazione”;
– approvazione di misure atte a conferire trasparenza ed a consentire una reale liberalizzazione del mercato della distribuzione dell’energia elettrica che vede oggi un solo Gruppo detenere una quota di mercato pari all’85%;
– approvazione di un Piano per lo Sviluppo di Sistemi di Accumulo di energia elettrica che preveda contributi sia in conto capitale sia in conto interessi a favore di famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni che intendano dotarsi di tali sistemi;
– approvazione di un nuovo Piano dei Trasporti che privilegi forme di mobilità sostenibile, consentendo in tal modo alla mobilità elettrica di raggiungere una quota di mercato del 30% al 2025 e del 60% al 2050;
– introduzione del divieto di vendita di nuovi autoveicoli alimentati con combustibili fossili a decorrere dal 2025;
– riforma e rafforzamento dei poteri dell’ Aeeg.Si e dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che conferisca alle stesse uno status di reale autonomia ed indipendenza rispetto alle influenze esercitate dagli oligopoli;
– previsione di un sistema di governance che restituisca centralità alla collaborazione ed alla concertazione tra lo Stato, le Regioni ed il sistema delle Autonomie locali;
– reintroduzione nell’ordinamento di un “Piano delle Aree” con cui lo Stato e le Regioni individuino le aree del territorio nazionale (terraferma e mare) interdette alle attività “petrolifere”;
– revisione in senso restrittivo della normativa riguardante le attività estrattive sia su terraferma sia offshore, coerente con il raggiungimento dell’obiettivo della completa decarbonizzazione al 2050;
– introduzione della carbon tax e dell’istituto del “dibattito pubblico” -già richiamato a pagina 121 nella Sen-, su più pregnanti forme di partecipazione delle comunità locali nei processi decisionali e sulla obbligatorietà dell’analisi costi/benefici per tutte le opere pubbliche o di interesse pubblico, nessuna esclusa;
– abolizione di ogni forma di incentivazione alle Imprese energivore che non abbiano adottato e sperimentato con successo, entro il 2020, nuove tecnologie di processo a bassa intensità energetica;
– abolizione di ogni forma di incentivazione alle Imprese energivore che non abbiano adottato e sperimentato con successo, entro il 2020, nuove tecnologie di processo a bassa intensità energetica;
– abolizione di ogni forma di incentivazione, diretta ed indiretta, alla produzione di energia da fonti fossili;
– moratoria delle attività di prospezione, ricerca ed estrazione di idrocarburi sia su terraferma sia in mare;
– appoggio alla richiesta del Governo francese di indizione di una conferenza dei Paesi del Mediterraneo per una politica comune sulle attività legate all’Oil&Gas e di moratoria delle attività estrattive estesa a tutto il Mediterraneo;
– drastico innalzamento dell’importo delle royalties “petrolifere” ed abolizione di ogni forma di franchigia o di incentivazione alle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi;
– approvazione di un Piano Straordinario di riconversione delle imprese Oil&Gas, di un piano di riqualificazione e ricollocazione dei lavoratori in altri settori da compiersi entro il 2050.

Certi di un Vostro sollecito riscontro e considerata l’importanza degli argomenti sottoposti alla Vostra attenzione, ci diciamo disponibili da subito ad un necessario e costruttivo confronto.

Distinti Saluti.

Roma, 28 ottobre 2016

Coordinamento Nazionale No Triv
info@notriv.com

FIRMA LA PETIZIONE: PROGRESSI.ORG

AUDIO: INTERVISTA AD ENRICO GAGLIANO (CNNT); DA “RADIO ONDA D’URTO”

DOWNLOAD: PER UNA NUOVA STRATEGIA ENERGETICA NAZIONALE SENZA GAS E SENZA PETROLIO

DIAMO FORZA ALLA LOTTA ED ALLE PROPOSTE NO TRIV. ADERISCI E PARTECIPA !!!

bannerwordpressAl termine dell’Assemblea svoltasi a Viggiano il 9 e 10 luglio scorso, si è stabilito costituire formalmente l’Associazione “Coordinamento Nazionale No Triv”, dotandola di uno Statuto in cui sono indicati i principi fondanti e non negoziabili dell’Associazione.

Lo Statuto vigente è, tranne che per la parte relativa ai principi, uno “Statuto” “ponte” o “di scopo”: accompagnerà il Coordinamento per tutta la durata della campagna per il Referendum sulla deforma della Costituzione e fino alla costituzione in giudizio presso il TAR Lazio per l’annullamento di 60 concessioni per estrazione di gas e petrolio, prive di titolo o con titolo inidoneo, che il Mise continua invece a considerare vigenti.
Superata tale fase, si procederà alla convocazione di un’Assemblea Costituente cui prenderanno parte i soggetti che nel frattempo avranno aderito al Coordinamento Nazionale No Triv, ai quali, riuniti in Assemblea, lo Statuto conferisce piena sovranità e, quindi, il potere di emendare lo Statuto stesso.
Nel rispetto, dunque, di quanto deciso a Viggiano, mettiamo a disposizione di attivisti, sostenitori e simpatizzanti No Triv il testo dello Statuto “di scopo”, dando così inizio alla campagna di adesione al Coordinamento.

Per avanzare richiesta di adesione è necessario compilare, firmare e restituire il modulo allegato all’indirizzo info@notriv.com

La quota associativa pro-capite di € 20,00 verrà versata soltanto dopo che la richiesta sarà stata accolta.
I fondi raccolti verranno utilizzati per attuare l’Agenda definita ed approvata a Viggiano il 9 e 10 luglio 2016; in particolare:
1. ottenere mediante ricorso al TAR Lazio l’annullamento di 60 concessioni prive di titolo autorizzativo o con titolo inidoneo;
2. consentire la partecipazione del Coordinamento alla campagna per il Referendum sulla revisione della Costituzione per sostenere il fronte del NO;
3. sostenere una moratoria delle attività estrattive, sia in mare sia in terraferma, in vista dell’approvazione di una disciplina organica delle attività di prospezione, ricerca, estrazione e stoccaggio degli idrocarburi;
4. supportare le attività di studio e ricerca del Coordinamento Nazionale No Triv;
5. finanziare ogni ulteriore azione legale che il Coordinamento riterrà opportuno promuovere per la difesa dei beni comuni e per sostenere le iniziative giudiziarie di singoli cittadini o comitati.
Per le ragioni fin qui esposte -e non solo- Vi invitiamo a sostenere le attività del Coordinamento, a favorirne il radicamento in tutta la Penisola, aderendo all’Associazione e, soprattutto, partecipando alle scelte con idee e proposte, in forma individuale o associata.
Aderite numerosi! Partecipate e fate partecipare!

Coordinamento Nazionale No Triv


DOWNLOAD: CAMPAGNA ISCRIZIONI NO TRIV

DOWNLOAD: STATUTO COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV

DOWNLOAD: MODULO DI ADESIONE AL COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV 

IV ASSEMBLEA NAZIONALE DEL COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV: “DAL REFERENDUM NO TRIV AL REFERENDUM DI OTTOBRE” !!! A VIGGIANO (PZ) IL 9 E 10 LUGLIO 2016

VIGViggiano (Potenza) – Hotel Theotokos – sabato 9 e domenica 10 luglio 2016.

In occasione del Referendum del 17 aprile più di 13 milioni di italiani hanno detto SI’ ad una totale inversione di rotta nella Strategia Energetica Nazionale. Non solo. Hanno ribadito la netta contrarietà ad un sistema di governance che esclude ogni forma di partecipazione dei cittadini e delle istituzioni di prossimità (enti locali e Regioni) alle scelte che interessano i territori.

Ben tre dei sei quesiti referendari No Triv approvati dalla Corte di Cassazione –due dei quali recepiti nella Legge di Stabilità ed un terzo eluso dal Governo- riguardavano non a caso il grande tema della difesa della democrazia nel nostro Paese e, nello specifico, il rapporto tra Stato e Regioni in materia di opere ed infrastrutture energetiche.

Il tratto che lega in modo indissolubile e coerente l’impegno del Movimento No Triv contro lo “Sblocca Italia”, quello per il SI’ nella campagna per il Referendum del 17 aprile e, infine, quello per il NO alla Controriforma della Costituzione è la difesa della democrazia e del diritto delle comunità locali all’autodeterminazione.

Bloccare la Controriforma della Costituzione è passo necessario nell’ottica del contrasto alla Strategia Energetica Nazionale in cui si prevede che la ridefinizione del rapporto tra Stato e Regioni ed enti locali debba passare anche attraverso una modifica dell’art. 117 della Costituzione che elimini la legislazione concorrente.

Siamo di fronte ad una nuova escalation, centralistica ed autoritaria, di un processo involutivo etero diretto, voluto dall’Unione Europea e dalla BCE, inaugurato formalmente nel 2013 con la pubblicazione del documento “The Euro area adjustment: about halfway there” redatto dal fondo di investimento JP Morgan, ed alimentato dalla involuzione in senso tecnocratico dell’Unione.

In continuità con quanto sta accadendo da questo lato dell’Atlantico e con quanto già materializzatosi con la firma del Trattato di Libero Scambio Usa-Pacifico, la ratifica del TTIP da parte dei Parlamenti nazionali, ove avvenisse, costituirebbe l’ultimo ed il più sciagurato capitolo di questo processo in cui, a livello globale, la politica è ridotta al rango di ancella della finanza ed i popoli privati delle rispettive sovranità.

L’accentuazione del carattere estrattivista delle politiche governative e la stessa recente storia petrolifera della Basilicata -inchiesta Eni compresa- acquistano pieno significato se collocati ed analizzati all’interno di questa cornice. Tempa Rossa, considerato dalla banca d’affari Goldman Sachs tra i 128 progetti più importanti al mondo, e Viggiano sono come due specchi di un caleidoscopio che riflette tutti i “colori” e le sfumature di un intreccio eversivo e perverso tra affari, finanza, politica e malaffare.

Giunto al quarto anno di vita e reduce dalla campagna referendaria di aprile, il Coordinamento Nazionale No Triv avverte la necessità di finalizzare l’analisi e la comprensione dei processi fin qui descritti, dandosi una strategia e definendo i passi da compiere, in condivisione con altri movimenti, per contrastare l’attuazione della SEN, favorire la bocciatura della Controriforma della Costituzione ed indurre il Parlamento italiano a non ratificare il TTIP.

Di tutto questo discuteremo, sabato 9 e domenica 10 luglio, in Basilicata, a Viggiano (Pz), luogo simbolo delle battaglie No Triv degli ultimi anni, nel corso di una “due giorni” che richiede l’impegno, la partecipazione ed il contributo di TUTTI.

In un momento così drammatico e delicato per la nostra democrazia, v’è necessità di un nuovo “colpo di reni”, di una nuova assunzione di responsabilità a cui non si può venir meno per fatti effimeri o difficoltà materiali.

La posta in gioco va ben oltre i nostri destini individuali e richiede, dunque, uno sforzo eccezionale.

Il programma dei lavori rispetterà la seguente articolazione di temi ed orari:

“DAL REFERENDUM NO TRIV AL REFERENDUM DI OTTOBRE”

PRIMA GIORNATA – Sabato 9 Luglio ore 15.30-19.30

• Bilancio della campagna del Referendum del 17 aprile
• Basilicata da Quorum d’Italia a regione metafora dell’Italia estrattivista e del malaffare: le vicende, gli attori e gli scenari investigativi; il biocidio; le dimensioni nazionali ed internazionali dello scandalo e della devastazione ambientale in Val d’Agri e a Tempa Rossa
• Il Coordinamento Nazionale No Triv: organizzazione della rete, strategia ed iniziative

SECONDA GIORNATA Domenica 10 Luglio ore 9.30-14.00

• Referendum costituzionale, No Triv, No TTIP, Beni Comuni: il fronte contro la “silenziosa” demolizione della democrazia
• Organizzazione della campagna per il “NO” al referendum costituzionale di Ottobre: riflessi della Controriforma costituzionale sulle politiche energetiche ed ambientali
• Costruzione di un fronte comune propositivo delle lotte dei movimenti e delle forze sociali e democratiche in difesa della Costituzione


 

Indicazione di strutture ricettive e recapiti telefonici

a VIGGIANO

Albergo Ostello Theotokos – Piazza Papa Giovanni XXIII – telefono 0975 61409
Hotel dell’Arpa – Corso Guglielmo Marconi, 34 – telefono 0975 311297
B&B Antico – Via San Pietro, 9 – telefono 3280866699 – 0975 61784
B&B La dodicesima Notte – Via Regina Elena, 19 – telefono 377 4702800

a GRUMENTO NOVA
Hotel Lykos – Contrada Mattina – telefono 0975 350769


 

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DOWNLOAD: IV Assemblea Nazionale No Triv

PERCHE’ DOBBIAMO VOTARE SI’ AL REFERENDUM NO TRIV DEL 17 APRILE

SI1) CON I QUESITI REFERENDARI ABBIAMO GIA’ OTTENUTO RISULTATI IMPORTANTI, ADESSO FACCIAMO UN ALTRO PASSO

L’esecutivo del governo Renzi per mesi ha fatto di tutto (a livello lecito e sottobanco, mettendo in campo un mix di strumenti normativi e di ricatti basati su logiche di scambio) per evitare ad ogni costo che si potesse giungere a questo importante appuntamento referendario. La determinazione con cui l’attuale compagine governativa, in maniera a volte subdola e/o sfacciatamente vergognosa, ha finora perseguito la finalità di ostacolare l’idea stessa che milioni di italiani potessero dire la loro in materia di perforazioni per la prospezione, ricerca, coltivazione di idrocarburi, ha infatti aspetti davvero grotteschi, come il ricorso alla Legge di Stabilità per eludere principi e prassi decisorie che fino a poco tempo fa sembravano inderogabili pilastri del cosiddetto “Sblocca Italia”.

E’ il caso della scomparsa “per magia”, tramite semplice emendamento, dei principi di “strategicità, indifferibilità, urgenza, pubblica utilità”, che rappresentavano l’anima stessa del decreto legge “Sblocca Italia” (poi Legge n 164/2014).

E’ il caso della titolarità all’esproprio già prima dell’esito delle attività di prospezione e ricerca, così come della facoltà di assoggettare quote considerevoli di territorio per costruire infrastrutture funzionali agli impianti ed alle attività di trasformazione e trasporto degli idrocarburi al di fuori delle aree di concessione.

E’ altresì il caso dell’abolizione del diritto di decisione da parte dello stesso presidente del consiglio, al termine di tempi ristretti e di un iter che esclude l’intesa “in senso forte” tra Stato ed Enti locali in sede di Conferenza dei Servizi. Lo stesso Piano delle Aree (dove le Companies potrebbero avanzare richieste o meno) è stato semplicemente cancellato, così lasciando alle multinazionali la facoltà non solo di continuare ad avanzare richieste di permessi e concessioni in modo selvaggio e senza criteri condivisi da Enti locali e territori, ma addirittura concedendo loro la facoltà di avvalersi di un doppio regime legislativo per l’ottenimento dei titoli.

Insomma, di 6 quesiti referendari ammessi il Novembre scorso dalla Corte di Cassazione, la Corte Costituzionale ne ha salvato solo uno, a seguito appunto degli emendamenti in Legge di Stabilità, che pur assorbendo 3 dei quesiti proposti, ne lasciava elusi altri due, attualmente impugnati per “conflitto di attribuzione” da sei delle 10 Regioni che avevano depositato i quesiti a Settembre. Ad oggi si attende il provvedimento di ammissibilità il prossimo 9 Marzo.


2) LE CONDIZIONI PER DARE UNA SPINTA CONTRO IL FOSSILE SONO FAVOREVOLI

Chi da anni avverte il peso sulla propria vita, sulla propria pelle, nel condizionamento delle scelte economiche, in quanto vive e lavora a ridosso di centri oli, raffinerie, hub portuali, pozzi petroliferi, centri e/o pozzi di stoccaggio di petrolio e di gas; quanti vivono con sotto i piedi oleodotti e gasdotti; quanti bevono e coltivano la terra con acque provenienti da falde inquinate da centinaia di sostanze chimiche, da metalli pesanti, da idrocarburi; i pescatori, i lavoratori del settore turistico/alberghiero, oggi non si chiedono SE appoggiare questo referendum, ma COME continuare ad accumulare forza sociale e politica per voltare pagina, per chiudere con leucemie, tumori, avvelenamento di acqua, aria, suolo, cibo, per andare finalmente oltre il modello energetico fondato sulle fossili.

La combinazione, negli ultimi mesi, della campagna planetaria di pressione dal basso verso i lavori della conferenza internazionale sul clima a Parigi (COP 21), con la forte sensibilizzazione provocata dalla lettera enciclica di Papa Francesco “Laudato sì”, ha fatto da detonatore per le lotte territoriali contro le grandi opere, in un contesto internazionale di accelerazione dell’iniziativa bellica, di forte e veloce cambiamento degli assetti geopolitici, mentre resta perdurante la tendenza al ribasso storico del costo unitario di produzione del barile.


3) IL VOTO DEL 17 APRILE FAVORISCE UNA GRANDE COALIZIONE SOCIALE PER ATTUARE LA TRANSIZIONE ENERGETICA FONDATA SULLE RINNOVABILI PULITE

Il voto del 17 Aprile è un voto immediatamente politico, in quanto, al di là della specificità del quesito, residuo di trabocchetti e scossoni, esso è l’UNICO STRUMENTO di cui i movimenti che lottano da anni per i beni comuni e per l’affermazione di maggiori diritti possono al momento disporre per dire la propria sulla Strategia Energetica nazionale che da Monti a Renzi resta l’emblema dell’offesa ai territori, alle loro prerogative, alla stessa Costituzione italiana.

Lo sanno bene le centinaia di comitati e di associazioni, i comitati che lottano contro le piattaforme a mare, così come contro la Tap, contro le centinaia di chilometri di tubi delle reti di gas su faglie sismiche, contro centrali e pozzi di stoccaggio che provocano sismicità indotta per decreto ministeriale, contro le raffinerie che emettono sostanze nocive, contro i depositi di stoccaggio a rischio di incidente rilevante e di inquinamento della falda; lo sanno i produttori ortofrutticoli, gli allevatori, così come le reti per l’opzione Combustione Zero Rifiuti Zero. Se alle centinaia di associazioni a carattere nazionale si sono aggiunti i comitati No Tav della Val di Susa, così come il Forum nazionale per l’Acqua Pubblica, la Confederazione Cobas, la Fiom, non è certo in virtù di una squallida operazione di sommatoria aritmetica delle piccole convenienze locali.

Di certo chi conosce gli equilibri sociali, politici, culturali, economici, di chi gestisce (tra l’altro senza mandato elettorale!) le sorti di circa 60 milioni di italiani, sa bene che il referendum “questo referendum”, rappresenta la porta stretta attraverso cui solo uno potrà passare: o vinceranno la furbizia ed il gioco sporco che il governo Renzi sta conducendo con estrema arroganza e sicumera in nome della TTIP, delle lobbies inceneritorie, finanziarie, delle multinazionali, o vinceranno le ragioni di chi chiede diritti, dignità, rispetto dei territori e della salute, affermazione del valore d’uso attraverso esercizio diffuso, decentrato e diretto, dal basso, di più democrazia. Non abbiamo scelto noi il quesito su cui far convergere, in questa delicata fase di transizione autoritaria e centralizzatrice dei poteri, l’intelligenza e la potenza delle reti del conflitto e della proposta per quello che fino a pochi anni or sono si definiva comunemente “un altro mondo è possibile!”.

Abbiamo comunque uno strumento di convergenza comune, una tabella che indica con chiarezza il percorso praticabile. Sappiamo bene che ci attende un percorso duro ed irto di ostacoli, ma dobbiamo essere fieri di quanto siamo riusciti a fare finora; ancor più di quanto stiamo facendo, senza smettere di essere ambiziosi! Portare al voto 26 milioni di italiane/i (tanti ne occorrono per il quorum!), sapendo tra l’altro che i sondaggi danno il Sì al 40% (nemmeno per lo scorso referendum su Acqua Pubblica e Nucleare a Febbraio davano tanto!), vuol dire sintonizzarsi fraternamente, solidarizzare, crescere concentrandosi sull’obiettivo. Vuol dire mettere a disposizione non un freddo dispositivo di propaganda, ma attivare un sentire comune, attivare saperi e progettualità essenziali per la sfida della transizione.

La transizione alle rinnovabili pulite non può essere una delega in bianco alla miglior convenienza delle lobbies energetiche. E’ anzitutto controllo consapevole esercitato dal basso in condizioni di condivisione e di formazione/autoformazione costante; è espropriazione del monopolio alienato della scienza e pratica della soddisfazione a misura di bisogni collettivi individuati.


4) LA SPINTA REFERENDARIA COSTRINGE MOLTE COMPAGNIE A RINUNCIARE

Soltanto fino a poche settimane fa sarebbe stato azzardare immaginare che, dopo la pioggia di richieste di permessi, alcune compagnie potessero abbandonare il campo. La spinta referendaria, letta come recepimento formale di una pressione materiale costante e crescente dovuta ai crescenti cicli di lotta sviluppatisi nell’intero paese, in terra ed in mare, ha creato, contrariamente ai servili desiderata dell’esecutivo centrale, un quadro di forte incertezza normativa. Adesso è un fatto che il governo ha dovuto emanare un apposito decreto di azzeramento per il permesso in Adriatico “Ombrina mare due” della Rockhopper, una delle più discusse e controverse concessioni a mare, che nonostante ripetute mobilitazioni di massa, ricorsi, leggi regionali, sembrava ineluttabilmente in fase di avvio operativo.

Stessa sorte per l’odiato permesso chiesto dalla compagnia Petroceltic di fronte alle isole Tremiti; per un permesso della Appennine Energy nello Jonio, dove inoltre, in questi giorni, la Shell abbandona i giacimenti nel golfo di Taranto, inviando al Ministero dello Sviluppo Economico la lettera con cui rinuncia al permesso di cercare il petrolio nel mare fra Puglia, Basilicata e Calabria, con le istanze riguardanti i due permessi di ricerca d7482fr-sh e d7482fr-sh.


5) I TERRITORI CONTINUANO A CONTARE

In pochi mesi il processo messo in atto dalla strategia referendaria ha consentito di ottenere un vero e proprio capovolgimento dell’impianto centralizzatore e decisionista del famigerato “Sblocca Italia”. Un primo banco di prova riguarda il recupero delle competenze regionali nelle procedure di Via per il progetto di movimentazione e stoccaggio di petrolio e di gas a Taranto, in Puglia, provenienti dal nuovo Centro Oli di “Tempa Rossa”, in Basilicata, e destinati alla raffinazione off shore.

La giunta regionale pugliese torna, grazie all’assorbimento dei quesiti referendari negli emendamenti alla Legge di Stabilità, ad avvalersi di poteri e competenze, mentre i cittadini ed i movimenti dispongono nuovamente di un importante interlocutore istituzionale, che nel peggiore dei casi potrà essere destinatario di azioni di conflitto e di pressione. Come ai tempi delle mobilitazioni per sollecitare le amministrazioni comunali a deliberare per chiedere ai rispettivi presidenti di giunta regionale l’impugnazione dell’art. 38 dello Sblocca Italia, il referendum agisce da esplicito catalizzatore motivazionale all’azione deliberante di giunte e consigli comunali contro numerose richieste di permessi, come sta accadendo in diversi comuni campani e lucani in questi giorni, dove sono i sindaci a convocare esponenti di comitati No Triv e movimenti a loro sostegno.


6) RENZI TEME LA DEBACLE PER LE “SUE” RIFORME ISTITUZIONALI

Abbiamo poco tempo per riuscire ad incidere in modo adeguato ed efficace. Il Governo, obbligato a stabilire una data per la celebrazione del referendum No Triv, non a caso sceglie la prima domenica utile per legge. Oltre a sacrificare senza batter ciglio l’equivalente dell’ammontare annuale delle royalties (non meno di 350 milioni di Euro!), pur di evitare l’election day, sta tentando di sabotare i tempi per il normale dispiegamento di una campagna elettorale degna di questo nome. In realtà il presidente del Consiglio non vuole che la strada per il referendum confermativo istituzionale, stabilito ad Ottobre 2016, tra cui la revisione del Titolo V della Costituzione (di cui lo Sblocca Italia è una sostanziale anticipazione), possa in alcun modo essere ostacolato da altri fenomeni di grande catalizzazione del dissenso.

Il referendum del 17 Aprile rappresenta in realtà un potente momento di accumulo positivo di energie sociali, di saperi, di creatività, di veloce incremento di relazioni operative tra reti consolidate.

Lo stesso Renzi ha più volte dichiarato che in caso di sconfitta del “suo” referendum istituzionale abbandonerebbe il suo ruolo attuale e la stessa politica. Allora, diamo una mano al campione del decisionismo neoliberista a lasciare campo libero ad una grande coalizione per il bene comune! Il quadro è quindi complesso e dinamico. Gli elettori hanno voglia e necessità, dopo anni di lotte, di potersi esprimere non solo nel merito dei quesiti ammessi, ma dell’intera Strategia Energetica Nazionale. Raggiungere il quorum in tempi così brevi e sapendo coinvolgere vittoriosamente 26 milioni di cittadine/ italiane/i, significherebbe saper guidare dal basso un intero processo di trasformazione sociale e politica di un paese ammuffito ed intristito da una crisi asfittica, con effetti trascinanti anche per le lotte di altri paesi europei.

AI LAVORATORI IN LOTTA A GELA

idealMentre a Gela è in corso una straordinaria e determinata mobilitazione operaia e popolare contro lo svuotamento del protocollo d’intesa sottoscritto da governo regionale, parti datoriali ed organizzazioni sindacali a novembre 2014, tutti si interrogano sui possibili sviluppi della lotta, che da tempo assume le caratteristiche di una battaglia per il destino di un’intera area della Sicilia. “I lavoratori hanno fermato tutti i 65 pozzi on shore; la mobilitazione è destinata a crescere nei prossimi giorni”, ha detto Emilio Miceli, segretario generale della Filctem Cgil, aggiungendo che “avevamo avvertito l’Eni dei rischi connessi a un rallentamento degli investimenti a Gela come nel resto del Paese e che gli impegni presi con il suggello del presidente del Consiglio, arrivato di gran corsa a Gela, non venivano rispettati”. Per il leader nazionale della Filctem Cgil l’Eni “come abbiamo detto più volte, sta dismettendo la sua presenza in Italia e il Governo non può assistere a un fatto così eccezionale senza dire parole chiare”.
Un comunicato sulle ambiguità e contraddizioni del protocollo di Gela a firma del Coordinamento nazionale No Triv – sez Sicilia di fine Novembre 2014 denunziava gli effetti concomitanti degli aspetti giuridici, economici, politici, di un bluff annunziato.
Come mai i vertici nazionali e locali della stessa Fiom Cgil, oltre che della Filctem, delle rappresentanze di categoria di Cisl e Uil, si sono detti unanimemente entusiasti, siglando senza battere ciglio?
Eppure si sapeva di essere di fronte ad una crisi strutturale di settore, riguardante da una lato il calo della domanda, dall’altro (vedi allegato No Triv) l’eccedenza dei volumi di raffinazione.
Oggi che una violenta crisi complessiva di carattere politico/economico/militare sta sconvolgendo vecchi e consolidati assetti geopolitici, mettendo sotto gli occhi di tutti gli effetti speculativi e competitivi del ribasso del prezzo del barile a circa un quarto del prezzo stabilito ai tempi del protocollo di Gela, Eni svende, diversifica, elude. Crocetta e Renzi si tengono lontani dagli scenari dei conflitti sociali, mostrando in tal modo il vero grado di subordinazione alle scelte di Eni.
La recente decisione della Corte Costituzionale di dichiarare ammissibile la celebrazione del referendum No Triv crea una situazione nuova, che operai, popolazioni di Gela e siciliane, insieme con le parti più avvedute ed illuminate delle associazioni ambientaliste e sindacali locali e nazionali, auspichiamo sappiano cogliere al meglio, sapendo respingere i tentativi del governo Renzi di giustificare la crisi del settore della raffinazione ed il fallimento del protocollo del 2014 dando la colpa all’iniziativa No Triv, magari all’enciclica di papa Francesco ed alla COP 21 a Parigi, per costruire, insieme, una straordinaria vertenza improntata alla richiesta di reddito ed occupazione legati alla transizione energetica, alle bonifiche ambientali, alla riqualificazione del rapporto tra agricoltura, pesca, turismo, archeologia.
Siamo d’accordo con Maurizio Marcelli, responsabile nazionale Fiom per l’Ufficio Salute, Ambiente e Sicurezza, che in comunicato stampa afferma che “la campagna per conquistare la vittoria a questo referendum deve iniziare da subito e la Fiom, sarà con il movimento ‘NoTriv’ per conquistare il consenso a questa battaglia, che è anche quella di tanti lavoratori metalmeccanici” e che “sostenere il ‘no’ alle trivellazioni nel mare non vuol dire solo tutelare l’ambiente, ma anche affermare che è possibile una nuova idea di sviluppo, fondata sulle energie rinnovabili che non modificano il clima e non determinano danni alla salute e in un contesto di vera democrazia, dove le istanze dei cittadini e delle persone non siano cancellate a favore degli interessi dei grandi gruppi finanziari”, ma oggi la non più rinviabile necessità di garantire reddito, salute, ambiente vivibile, servizi, dignità, ci chiama tutti a responsabilità epocali.
Se sapremo darci una mano saremo in grado di allontanare lo spettro della disoccupazione, dell’esilio, del ricatto del nuovo autoritarismo dei poteri centralizzati e separati e della mafia, contribuendo ad una nuova ed esaltante stagione di riscossa della democrazia e della solidarietà.

Coordinamento nazionale No Triv
21 Gennaio 2016

ALLEGATO 1: ANNOTAZIONI SUL PROTOCOLLO DI INTESA PER GELA

ALLEGATO 2: APPELLO DEL COORDINAMENTO NO TRIV – AI LAVORATORI DI GELA – VERSIONE WORD

PROGETTO PETROLIFERO “TEMPA ROSSA”; APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REGIONE PUGLIA

idealIl progetto ‘’Tempa Rossa’’, com’è noto, prevede lo stoccaggio e la movimentazione di 2,7 milioni di tonnellate annue di greggio estratto dall’omonimo giacimento in Basilicata. Tale greggio sarà poi stoccato in due enormi serbatoi situati nella raffineria di Taranto e trasportato verso altre raffinerie. Questo comporterà un imponente aumento del traffico di petroliere in Mar Grande, nel Golfo di Taranto, ed avrà conseguenze di natura ambientale sia in fase di stoccaggio sia in fase di movimentazione, oltre a determinare un aumento del rischio di incidenti rilevanti.

Il provvedimento adottato il 30 novembre scorso dal dirigente del Ministero dello sviluppo economico, relativo al progetto “Tempa Rossa”, costituisce l’ultimo atto che precede il rilascio dell’autorizzazione definitiva per l’adeguamento delle strutture della raffineria di Taranto. L’autorizzazione all’adeguamento della raffineria dovrà essere rilasciata previa intesa con la Regione Puglia, come previsto dalla legge.
Com’è noto, le modifiche presentate dal Governo alla legge di stabilità attualmente in discussione in Parlamento accolgono alcuni quesiti referendari, tra i quali quello relativo all’art. 57 del decreto-legge n. 5 del 2012, riguardante le infrastrutture strategiche, nel testo modificato dal Parlamento nel dicembre del 2014.

Lo scorso anno, infatti, il Parlamento è intervenuto su alcune previsioni di quel decreto, stabilendo che tanto per le infrastrutture e gli insediamenti strategici, quanto per le opere necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento degli idrocarburi in raffineria e, più in generale, per le opere strumentali allo sfruttamento degli idrocarburi – quand’anche localizzate al di fuori del perimetro delle aree date in concessione di coltivazione – le autorizzazioni relative debbano essere rilasciate d’intesa con le Regioni interessate, secondo una procedura semplificata da far valere nell’esercizio del potere sostitutivo dello Stato in caso di mancato accordo con le Regioni.
Ebbene, la proposta referendaria, al momento al vaglio della Corte costituzionale, mira ad abrogare la possibilità che, per le ipotesi citate, lo Stato possa esercitare il potere sostitutivo secondo la procedura semplificata disciplinata dalla legge n. 239 del 2004. Questa abrogazione è ora accolta dal Governo nel pacchetto di emendamenti alla legge di stabilità, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2016.

Alla luce di tutto ciò, è necessario rivolgere un appello al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano affinché chieda al Ministero dello Sviluppo Economico di voler dare applicazione alla nuova e più garantista normativa prima che sia rilasciata l’autorizzazione sull’adeguamento della raffineria di Taranto, in modo da giungere ad un effettivo accordo con la Regione Puglia. Nel caso di mancata intesa sul progetto, si chiede, per conseguenza, che il Governo nazionale avvii una reale trattativa con la Regione, nel rispetto del principio di leale collaborazione, pietra angolare del quesito referendario ed anche della modifica normativa.

Il governo regionale di Puglia è pertanto chiamato ad una importante prova di reale rappresentanza delle istanze dei territori, dei cittadini, delle associazioni, avendo un’occasione per dimostrare un notevole cambio di tendenza nelle modalità di coinvolgimento e di ascolto della volontà collettiva.

Si invitano i comitati, le associazioni e i movimenti che hanno a cuore il futuro dei nostri territori a sottoscrivere il presente appello, affinché le decisioni in ordine alla realizzazione delle opere nel nostro Paese non sia solo appannaggio dello Stato centrale, ma siano condivise anche con le collettività territoriali.

Taranto, 21 dicembre 2015

Movimento Stop Tempa Rossa
Coordinamento Nazionale No Triv