GOVERNO FOSSILE, AVANTI A TUTTO GAS!

IN GAZZETTA IL SI’ UFFICIALE AL RIUTILIZZO DELLE PIATTAFORME IN DISUSO PER FARNE PICCOLI E MEDI DEPOSITI DI GNL IN MARE.

LE COMPAGNIE OIL&GAS POTREBBERO RISPARMIARE COSI’ 1,8 MILIARDI DI EURO. MENO LAVORO PER LE AZIENDE SPECIALIZZATE NEL DECOMMISSIONING.

CONFLITTO CON IL PITESAI CHE NEL FRATTEMPO ARRANCA: 16 MESI ALL’ALBA E POI TRIVELLE FOREVER

ENEA NEL FRATTEMPO AVVERTE: CONSUMI ENERGETICI E FOSSILI IN AUMENTO. LA DECARBONIZZAZIONE VA MALE.

DI MAIO E COSTA, SE CI SIETE BATTETE UN COLPO

Governo più Fossile di così!

Il Piano Energia Clima presentato dal Governo indica nel consumo di gas e nelle grandi opere connesse per il trasporto e lo stoccaggio, il fulcro su cui ruota la transizione energetica: il Tap è partito.

Con molta probabilità dopo le Europee il “lato giallo” del Governo ritroverà il coraggio di firmare l’accordo per la costruzione di Eastmed; tra i Progetti di Interesse Comune sta “riemergendo” il Galsi, così strettamente connesso alla “gassificazione” della Sardegna. Ed altri due gasdotti approderanno sulle coste italiche, da Malta finno a Gela e dall’Albania fino in Puglia.

Come San Sebastiano, lo Stivale sembra trafitto ed attraversato da frecce e dardi fossili: gasdotti da ovest, da sud e da est; la Rete Adriatica tanto cara a Snam; stoccaggi al nord e rigassificatori in Sardegna (e non solo).

Di piccoli e medi depositi di GNL in effetti qualcuno sentiva la mancanza ma a colmare questa lacuna “affettiva” ci ha pensato il Governo fossile in carica, prevedendo che, in alternativa al loro smantellamento, le piattaforme off shore in disuso possano essere riconvertite per la costruzione proprio di piccoli e medi depositi.

Il gas liquefatto è destinato a giocare un ruolo importante nel mix energetico nazionale perché così è stato deciso dal precedente e dall’attuale Governo.

La riconversione delle piattaforme è contemplata nelle “Linee guida nazionali per la dismissione mineraria delle piattaforme per la coltivazione di idrocarburi in mare e delle infrastrutture connesse”, approvate con Decreto a firma Di Maio, di concerto con il Ministro dell’Ambiente (Costa) e con quello dei Beni e delle Attività Culturali (Bonisoli), e pubblicate in Gazzetta Ufficiale l’8 marzo 2019.

(fonte: https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2019-03-08&atto.codiceRedazionale=19A01522&elenco30giorni=true).

Il sottosegretario Crippa, in visita all’Edizione 2019 dell’OMC, manifestazione internazionale dedicata all’energia fossile che si tiene a Ravenna, parlando agli operatori dell’Oil&Gas, e riferendosi sempre alla riconversione delle piattaforme, non ha mancato di sottolineare che “le aziende del settore presenti a Omc hanno know how strategico per produrre infrastrutture per l’eolico marino” ma anche che, con riferimento al GNL, “l’obiettivo è creare le infrastrutture, soprattutto piccoli e medi depositi, per essere in grado di fronteggiare la concorrenza del Nord Europa. Ci sono importanti progetti in Sardegna e in Adriatico che vanno sostenuti”.

Ci sono importanti progetti in Sardegna ed in Adriatico che vanno sostenuti, dice il Sottosegretario!!! In Sardegna rigassificatori a go-go per lo shale gas proveniente dagli States ed un “tubo” (il Galsi) proteso verso il Continente; nell’Alto Adriatico, dove invasiva è la presenza di infrastrutture ENI, una rete di mini e medi depositi Gnl.

NUOVO REGALO DI STATO ALL’OIL&GAS

A chi giova tutto questo? 

Ai “Padroni del Gas”, Eni soprattutto: ogni anno 14 miliardi di euro di incentivi alle fonti fossili evidentemente non bastano!

Secondo Eni (fonte: “Progetto Poseidon”) nei mari italiani sono in esercizio 138 piattaforme; di queste 72 sono di proprietà della stessa Eni. Utilizzando il parametro di costo più basso tra quelli indicati dal Presidente del ROCA, Franco Nanni, lo smantellamento a fine vita delle 138 piattaforme costerebbe alle compagnie Oil&Gas più di 1,8 miliardi di Euro. Di questi, quasi 1 miliardo sarebbe a carico della sola Eni. Meglio evitare, se si può.

Siamo in presenza di un regalo di Stato ai soliti noti e di una sottrazione di lavoro alle ditte specializzate nel decommissioning, presenti anche e soprattutto nell’Oil District di Ravenna. Cosa hanno da dire a tal proposito i Sindacati di categoria?

CONTRASTO TRA LINEE GUIDA E PITESAI

Resta, infine, tutto in piedi, il contrasto tra quanto previsto dal Decreto di approvazione delle Linee Guida e quanto stabilito dalla Legge di covnersione del Decreto Semplificazioni in merito all’approvazione del Piano Aree in cui il MISE dovrà mettere, nero su bianco, un piano di dismissione delle piattaforme giunte al capolinea.

Si fa presente, infatti, quanto riportato nell’ultimo capoverso del comma 2 dell’art. 11-ter della recente Legge n.12 dell’11 Febbraio 2019, dedicata alla definizione del PiTESAI (Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee): “ Nel PiTESAI devono altresì essere indicati tempi e modi di dismissione e rimessa in pristino dei luoghi da parte delle relative installazioni che abbiano cessato la loro attività ”.

Si tratta di un passaggio di difficile interpretazione, soprattutto in virtù del ricorso ad un oscuro e dubbio registro sintattico (le installazioni sono divenute improvvisamente per legge soggetto giuridico attivo e non più oggetti da dismettere?…).

Ma ancor più critico è il voler raccordare le Linee Guida con il comma 3 dell’art. 11-ter della recente Legge n.12 dell’11 Febbraio 2019 (… 3. Il PiTESAI è adottato previa valutazione ambientale strategica e, limitatamente alle aree su terraferma, d’intesa con la Conferenza unificata. Qualora per le aree su terraferma l’intesa non sia raggiunta entro sessanta giorni dalla prima seduta, la Conferenza unificata è convocata in seconda seduta su richiesta del Ministro dello sviluppo economico entro trenta giorni, ai sensi dell’articolo 8, comma 4, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. In caso di mancato raggiungimento dell’intesa entro il termine di centoventi giorni dalla seconda seduta, ovvero in caso di espresso e motivato dissenso della Conferenza unificata, il PiTESAI è adottato con riferimento alle sole aree marine ), che sembra escludere ogni ipotesi di riutilizzo delle strutture giunte al fine vita.

In ogni caso, con o senza approvazione entro i termini del PiTESAI per le aree marine, nulla potrebbe essere d’intralcio all’applicazione delle Linee Guida ed ai progetti di riutilizzo delle piattaforme, perché in ultima istanza a decidere del post-vitam delle piattaforme sarebbero soltanto i Ministeri competenti.

PITESAI. MISE E MINAMBIENTE, CI SIETE?

Dopo un primo incontro tecnico tra Mise e Minambiente, che fine ha fatto il Piano Aree? Dei 18 mesi previsti per la sua approvazione, ne sono rimasti 16 dopo i quali sarà “trivelle forever”.

ENEA nel frattempo avverte: crescono i consumi energetici fossili e in Italia la decarbonizzazione sta andando male.

Chi risponde per Mise e Minambiente?

Roma, 30 marzo 2019

Coordinamento Nazionale No Triv