GOVERNO IN STATO CONFUSIONARIO, SU PNIEC E PiTESAI DUE METRI E DUE MISURE – COMUNI FUORI DAL PIANO AREE MENTRE CONTINUA L’IMBARAZZANTE SILENZIO DELL’ANCI

Il 30 novembre 2016 la Commissione europea ha presentato il pacchetto “Energia pulita” ed il 4 giugno 2019 il Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea ha adottato le ultime proposte legislative previste dal pacchetto.

Il regolamento Governance dell’Unione dell’energia, prevede l’invio da parte degli Stati Membri di Piani Nazionali Integrati Energia e Clima (PNIEC) decennali volti all’identificazione delle politiche e misure che ognuno metterà in campo per il raggiungimento degli obiettivi europei al 2030; per l’Italia:
– taglio delle emissioni gas serra -33% rispetto al livello nazionale 2005 per tutti i settori non ETS;
– quota di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia pari al 32%;
– per quanto riguarda l’efficienza energetica, miglioramento pari ad almeno il 32,5% rispetto allo scenario PRIMES 2007.

Sono interessati dal PNIEC tutte le regioni d’Italia, tutte le province di tutte le regioni d’Italia e tutti i Comuni di tutte le regioni d’Italia.

La bozza di PNIEC già ossevata da numerose associazioni, tra cui il Coordinamento Nazionale No Triv, sarà integrato anche per recepire le norme del dl Clima e quelle della legge di Bilancio sul Green New Deal.
Il PNIEC dell’Italia è alla firma del Ministro dell’Ambiente, inteso quale atto conclusivo della VAS e precedente l’invio del Piano a Bruxelles, che dovrà avvenire tra 10 giorni.

Qualche giorno fa la Sottosegretaria Alessandra Todde “ha convenuto di integrare nel Piano numerose proposte che valorizzano il ruolo delle autonomie locali, comprese quelle presentate oggi, che riguardano: l’istituzione di un Osservatorio sul Piano che coinvolga Regioni ed Anci, avente lo scopo di favorire la collaborazione e condivisione dei temi di implementazione del Piano, il coinvolgimento delle Regioni ai fini della localizzazione dei grandi sistemi di accumulo dell’energia, la coerenza della localizzazione degli impianti a gas necessari per il phase out del carbone con la regolamentazione paesaggistica e ambientale regionale e, da ultimo, la trattazione della questione metano in Sardegna” (il virgolettato è tratto da La Staffetta Quotidiana”).

Di tutt’altro tenore è la posizione ufficiale del Ministero dello Sviluppo Economico sul Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (PiTESAI), da approvarsi con Decreto del MISE, entro il 13 agosto 2020, di concerto con il Ministero dell’ambiente e con l’intesa della Conferenza Unificata, “al fine di individuare un quadro definito di riferimento delle aree ove è consentito lo svolgimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sul territorio nazionale, volto a valorizzare la sostenibilità ambientale, sociale ed economica delle stesse; di individuare un quadro definito di riferimento delle aree ove è consentito lo svolgimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sul territorio nazionale, volto a valorizzare la sostenibilità ambientale, sociale ed economica delle stesse”.

In una nota ufficiale del 5 dicembre, il MISE ha reso noto che il PiTESAI, per quanto concerne la terra ferma, non interessa le Regioni a Statuto Ufficiale (il Piano, quindi, non ha carattere nazionale malgrado la norma approvata in Parlamento si riferisca all’intero territorio nazionale).

Non solo. Dai tavoli e dai gruppi di lavoro istituiti sia presso il Mise sia presso il Ministero dell’Ambiente, è stata esclusa la rappresentanza di una componente importante della Conferenza Unificata e cioè quella dei Comuni.

Sicché, mettendo a confronto PNIEC e PiTESAI, senza entrare nel merito di cosa prevedano gli strumenti, del primo è possibile affermare il carattere NAZIONALE mentre del secondo no; che il Governo, a proposito del PNIEC, fa sapere per bocca della Sottosegretaria Todde che “Unità di intenti e coesione tra lo Stato, le Regioni e gli Enti locali costituiscono la premessa per un’efficace azione per l’energia e il clima e dunque per l’attuazione del Piano” mentre per il PiTESAI, mentre per il PiTESAI è vero esattamente il contrario visto che ai Comuni (e all’ANCI) è toccato finora il ruolo di spettatori.

L’ANCI, per quanto è dato sapere, tace sebbene, come recita l’art 11-ter della legge 12/2019, “Il PiTESAI deve tener conto di tutte le caratteristiche del territorio, sociali, industriali, urbanistiche e morfologiche, con particolare riferimento all’assetto idrogeologico ed alle vigenti pianificazioni.

Anche per l’ANCI vale la prescrizione “E’ severamente vietato parlare al conducente”?