ISTANZE DI RICERCA GAS E PETROLIO: COMUNI RICEVONO COMUNICAZIONI DI SOSPENSIONE DA MINAMBIENTE

MA COSTA SOSPENDE LA “SOSPENSIONE”?

APPENA 16 MESI PER APPROVARE IL PITESAI MA MANCANO DISPOSIZIONI ATTUATIVE

Qualche giorno fa i Comuni lucani e campani i cui territori sono interessati dalle istanze di ricerca“Monte Cavallo”, “La Cerasa” e “Pignola”, hanno ricevuto dal Ministero dell’Ambiente la seguente nota a firma del Direttore Generale, Giuseppe Lo Presti:

“Si comunica che il procedimento in oggetto rientra nella fattispecie di cui al comma 4 dell’art 11-ter del decreto legge 14 dicembre 2018, n. 135 “Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e la pubblica amministrazione”, convertito con legge con modificazioni dalla legge 11 febbraio 2019, n. 12, che ne dispone la sospensione”.

Ad essere sospeso è il procedimento di valutazione di impatto ambientale.

Sembrerebbe potersi dedurre che le tre istanze e, per analogia, tutte le altre istanze e tutti i permessi di ricerca siano stati effettivamente sospesi fino all’11 agosto 2020, data limite prevista per l’approvazione del Pitesai (Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee) di cui diremo più avanti.

Il condizionale è d’obbligo: infatti né l’ultimo B.U.I.G. del 31 marzo né il file ministeriale contenente l’elenco delle istanze di ricerca aggiornato al 31/3/2019, alle voci “Monte Cavallo”, “La Cerasa” e “Pignola”, recano traccia di alcun decreto di sospensione.

E neppure il file del MISE contenente l’elenco dei permessi di ricerca vigenti al 31 marzo scorso: nessun provvedimento di sospensione neppure in questo caso.

Certo, la sospensione di 18 mesi -divenuti nel frattempo 16 perché 2 mesi sono già trascorsi infruttuosamente- è certo ben poca cosa rispetto alla necessità di lasciare gli idrocarburi dove Madre Terra li ha messi, sia per contrastare il cambiamento climatico sia per assicurarci un’economia ad emissioni zero nel più breve tempo possibile (11 anni).

Stiamo assistendo all’ennesimo espediente da campagna elettorale permanente, per cui su Tav ed Eastmed si sospende ogni decisione che possa creare scontento nella fazione “gialla” o in quella “verde”, rimandando tutto a dopo le Europee di maggio, oppure se i provvedimenti di sospensione delle istanze e dei permessi di ricerca siano stati effettivamente adottati così come previsto dalla legge approvata in Parlamento?

Dove sono i decreti di sospensione? Sono stati firmati e ne attende la pubblicazione? Oppure, come per Tav ed Eastmed, se ne riparlerà da giugno in poi?

PITESAI, 16 MESI ALL’ALBA E NON SI MUOVE FOGLIA

Per quanto riguarda il Pitesai, per la sua approvazione sono disponibili i 18 mesi iniziali meno i 2 due mesi trascorsi infruttuosamente.

Si è avuta notizia di un solo incontro preparatorio tra MISE e Minambiente. Cosa si siano detti e, soprattutto, cosa abbiano deciso di fare, su una materia che ha inchiodato il Governo per almeno due mesi, è rimasta cosa strettamente “privata” e “riservata”.

Ciò premesso, è evidente che senza una definizione “a monte” di criteri e di metodi di valutazione o il Pitesai non vedrà la luce nei tempi previsti oppure lo strumento, una volta adottato, sarà a forte rischio impugnazione visto che, in assenza di criteri predeterminati, sarà inevitabilmente il risultato di scelte arbitrarie.

E dunque, per quanto riguarda il Piano, stiamo assistendo forse ad una tattica dilatoria, preordinata a sforare la data limite dell’11 agosto 2020 cosicché, come nel Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nulla cambi?

Roma, 7 aprile 2019

Coordinamento Nazionale No Triv

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