La Magna Grecia dell’Itrec e dei Trialometani

L’Ordinanza del sindaco di Policoro Enrico Mascia, che vieta su tutto il territorio comunale, fino a nuovo ordine, l’uso e consumo dell’acqua a scopo potabile e per la preparazione dei cibi, chiude in tempi fulminei, nello stesso giorno del 17 Aprile, la catena delle ordinanze istituzionali aventi al centro lo stesso oggetto.

L’Arpab invia la sua nota alla ASL di Matera (Dipartimento Prevenzione Collettiva Salute Umana – U.O. Igiene Alimenti e Nutrizione), che preso atto della nota Arpab invita il Comune di Policoro ad emanare “ordinanza contingibile ed urgente di divieto di uso potabile dell’acqua proveniente dai serbatoi di Località Pane e Vino e Acinapura per l’abitato di Policoro”, prevedendo contestuale servizio alternativo di consegna di acqua potabile tramite autobotti. Il Comune naturalmente esegue.

E’ la ASL di Matera a chiedere formalmente ad Acquedotto Lucano di far sapere il perché di quanto accaduto; di far conoscere quali provvedimenti tecnici siano (o saranno) adottati; di far sapere circa gli esiti di eventuali accertamenti analitici effettuati a partire dall’ultima settimana, interessanti serbatoi e relativa rete idrica afferente.

Oggetto della catena delle ordinanze resta il superamento dei limiti/parametro dei trialometani, come da rischio previsto e normato nel Dlgs n° 31 del 2001.

Non si sa da quanto tempo in realtà nei serbatoi che servono gli abitanti di Policoro albergano pericolosamente alte concentrazioni dei sottoprodotti del cloro (come ipoclorito, diossido di cloro, clorammine, ozono), che si determinano paradossalmente nel corso del processo di disinfezione dell’acqua, in virtù di azioni di scambio chimico dai risultati non certo benefici per la salute umana, specie se  in condizioni di uso sistematico e prolungato.

Si sa che dietro la denominazione dei Trialometani si nascondono diversi composti, comunemente noti come fluoroformio, clorodifluorometano, diclorobromometano, clorodibromometano, iodoformio, bromoformi. Nomi che non dicono quasi nulla, eccetto per il cloroformio, che è sostanza notoriamente cancerogena.

Avrebbe fatto bene la Magistratura a prendere in seria considerazione gli atti di segnalazione e richiesta indagini avanzati da oltre due anni ormai, che denunziavano superamenti significativi dei trialometani e forti evidenze odorigene di cloro a Policoro.

Se nella città metapontina è insorto un certo (più che comprensibile) allarme, dovuto al timore di un possibile legame col sequestro delle tre vasche e della condotta di scarico all’interno del centro Enea/Itrec di Rotondella, non dobbiamo in realtà meravigliarci più di tanto, visto che ogni volta che nella nostra Regione si verificano casi di chiusura della fonte vitale per eccellenza, la catena di comando è sempre pronta a fare quadrato per difendere le ataviche inefficienze degli enti preposti, uniti dal pensiero unico del tuttappostismo e pronti a tacciare di incompetenza i cittadini più vigili e accorti, tacciandoli magari di essere visionari e catastrofisti.

E’ accaduto di recente a Corleto Perticara, a Laurenzana, ad Irsina, pochi anni orsono a Tito, dove alla dovizia di analisi autoprodotte e certificate con metodo Accredia, le istituzioni regionali risposero col sabotaggio e con le minacce.

Se oggi il  Comune di Policoro ha messo a disposizione della popolazione due autobotti e sacchetti preconfezionati di acqua potabile, il fatto che l’acqua provenga dalla provincia di Potenza non rappresenta di per sé un esaustivo e coerente riparo, vista la situazione di conclamato degrado in cui versano gli invasi e lo stato di oggettiva minaccia sistemica per le falde acquifere rappresentata dalla presenza di circa 500 pozzi petroliferi, di raffinerie, di decine di discariche abusive, di sistemi truffaldini di trattamento reflui, a fronte delle mancate bonifiche.

 Coordinamento No Triv Basilicata

 Coordinamento Regionale Acqua Pubblica di Basilicata

Potenza, 17 Aprile 2018