Le inaccettabili dichiarazioni di Luigi Di Maio

LE INACCETTABILI DICHIARAZIONI DI LUIGI DI MAIO:
L’ITALIA DEVE PROMUOVERE UN “PROCESSO DI PACE” IN LIBIA PER FAVORIRE L’ENI

Martedì 6 febbraio, Luigi Di Maio alla Link University ha esposto il programma di politica estera di un possibile governo da lui presieduto.
Tra i vari punti ha dichiarato: “che l’Eni che è una nostra azienda, è dal 1959 lì, e per questo la Libia costituisce un interesse geostrategico per noi rilevante (…) credo che la funzione dell’Italia nel cercare di stabilizzare quell’area è importante. E’ chiaro anche che quell’area oggi è alla mercé degli interessi di tanti Paesi, confinanti o meno, che approfittano del caos per provare a mettere bandierine.”

Le dichiarazioni di Di Maio appaiono sconcertanti: proprio nel giorno in cui vengono effettuati arresti di spicco a causa delle presunte manovre di depistaggio per condizionare le inchieste
milanesi Eni-Nigeria ed Eni-Algeria, Di Maio prospetta una politica estera italiana completamente supina agli interessi di ENI.

Rispetto a questo Di Maio afferma che a causa della presenza di ENI, l’Italia deve svolgere un ruolo centrale nella stabilizzazione della questione libica, promuovendo un governo di unità nazionale, per impedire, sostanzialmente che altri possano vantare delle pretese sulla Libia.

In primo luogo, è da ricordare che ENI non è affatto una azienda italiana: le azioni possedute dall’Italia sono solo il 30% e questo attraverso il Ministero dell’economia e delle finanze e la Cassa
Depositi e Prestiti la quale, a sua volta, è controllata per circa il 20% da diverse fondazioni bancarie.

In secondo luogo, il ragionamento di Di Maio è moralmente inaccettabile, in quanto suggerisce che la pacificazione dell’area sia strumentale agli interessi dell’Italia e dell’ENI.

Inoltre quanto espresso dal candidato alla Presidenza del Consiglio è contraddittorio rispetto ad una politica che voglia essere ecologista e che miri a realizzare la transizione energetica entro il 2050, giacché non si può certo pretendere di essere contrari a che altre multinazionali cerchino gas e
petrolio nel nostro Paese quando si legittima una politica predatoria in casa altrui.

E non si può propugnare l’idea di voler far fronte all’enorme dramma dei cambiamenti climatici e dei migranti ambientali, senza considerare dette questioni come profondamente connesse alla questione petrolifera e al ruolo, quindi, che ENI e il comparto petrolifero nel suo insieme, svolgono rispetto al
problema delle emissioni in atmosfera.

Infine si può concludere che non rileviamo alcuna discontinuità con Renzi o Gentiloni, nell’affrontare queste questioni: viene prospettata una politica estera italiana in Africa tesa unicamente a essere i servitori fedeli delle multinazionali del petrolio. E questo è in linea con le azioni di Di Maio svolte nel recente passato per tranquillizzare lo staff del Fondo Monetario e le
lobbies, discutendo il programma per l’energia del Movimento con Eni ed Enel, volando in USA, incontrando Confindustria, i vertici della City finanziaria londinese.

Non solo di prove camaleontiche da premier in erba si tratta, ma di conferma dell’unilateralismo ad un’adesione acritica alla Nato e dell’indiscutibilità dell’adesione all’Euro ed alla UE.

Ancora più contraddittorie appaiono tali dichiarazioni se rapportate al conflittuale quadro politico della Libia e tutto il Medio Oriente, col rischio di ingenerare inquietanti strabismi a sostegno di Israele e di criminalizzare (con linguaggio degno di Reagan, di Bush e di Trump) le stesse organizzazioni politiche di resistenza di massa del popolo palestinese.

A questo proposito chiederemo a breve a tutti i partiti politici che si presenteranno alle prossime elezioni, di esprimere chiaramente le loro intenzioni di governo rispetto a queste fondamentali tematiche.

Coordinamento Nazionale No Triv

Roma, 8 febbraio 2018