Manovra 2021

Manovra 2021, passa in Commissione Bilancio emendamento per nuovi sussidi/aiuti di Stato al settore della raffinazione

Maggioranza ed opposizione si accordano ed approvano in Commissione Bilancio un emendamento inizialmente accantonato, oggetto di riformulazione di un emendamento a firma Pestigiacomo, già cassato in luglio nel corso della discussione sul DL Rilancio, che prevede nuovi sussidi al settore della raffinazione.

Dal titolo “Promozione investimenti nel settore della raffinazione e della bioraffinazione”, nella sua nuova formulazione così recita l’articolo 26-bis:

“1. Al fine di promuovere lo sviluppo industriale e occupazionale nelle regioni del Mezzogiorno attraverso il mantenimento e l’aumento dell’occupazione, il miglioramento della qualità degli investimenti e l’adeguamento delle attività ai cambiamenti economici e sociali, entro novanta  giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro dello sviluppo economico, assicurando il coinvolgimento delle imprese, degli enti locali e delle regioni interessati, attiva la procedura per la stipulazione di un accordo con il settore della raffinazione e della bioraffinazione, finalizzato alla promozione degli investimenti da parte delle imprese operanti in tale settore per la realizzazione di iniziative volte agli obiettivi della transizione energetica e dello sviluppo sostenibile mediante l’utilizzo di quota parte delle risorse derivanti dal gettito delle accise e dell’imposta sul valore aggiunto.

2. La quota delle risorse rivenienti dal maggior gettito delle accise e dell’imposta sul valore aggiunto destinato al finanziamento del “Patto Stato-settore della raffinazione” di cui al comma precedente è definita nell’ambito della legge di bilancio di ciascun anno nel rispetto dei saldi programmati di finanza pubblica”.

L’ammontare dei nuovi sussidi/aiuti di Stato ce lo fornisce la Prestigiacomo nel testo dell’emendamento non riformulato, stimato in 200 milioni di euro l’anno a partire dal 2021.

Il partito trasversale dell’Oil&Gas, che vede uniti in un sol blocco forze di maggioranza e di opposizione, sindacati maggioritari ed Unem-Confindustria, sposa dunque la linea della aiuti di Stato a favore di un settore (13 raffinerie in tutto, di cui 2 bio, e 21.000 occupati diretti) in crisi strutturale da almeno quindici anni a questa parte, ben rappresentato nelle principali Aree di Crisi Ambientale (SIN) del nostro Paese (es.:  Taranto, Gela, Milazzo, Porto Torres, Falconara Marittima, ecc.) in cui si registra un tasso di mortalità superiore del 4-5% rispetto alla media nazionale (Fonte: V aggiornamento del Rapporto del Progetto SENTIERI).

La “foglia di fico” della transizione energetica ed il ricatto occupazionale serviranno, anche in questo caso, a legittimare il ripetersi del vecchio schema di socializzazione delle perdite e dei costi ambientali prodotti dalle attività economiche inquinanti, in totale assenza di una seria tassazione ambientale e di un piano di riconversione industriale ed ecologica di settori energivori e climalteranti. Il taglio dei circa 20 miliardi annui dei SAD in questo scenario resta un miraggio.

 

Roma, 21 dicembre 2020

Coordinamento Nazionale No Triv