SOS ADRIATICO – Rimini per un Mare senza Trivelle

In data 1 luglio 2015, le numerose organizzazioni del territorio riminese, hanno inviato alla Regione Emilia-Romagna una lettera formale in cui si chiede opposizione urgente, e con tutti i mezzi a disposizione, alla strategia di ricerca ed estrazione di idrocarburi in Adriatico, portata avanti dal Governo. Nella lettera si manifestano le tante ragioni per di opporsi a piani che privatizzano gli utili, socializzando i danni. Nasce così la campagna “SOS Adriatico”.

Riproponiamo, in questi giorni di mobilitazione civile, che precedono il prossimo sollecito ai consigli regionali italiani, perché deliberano richiesta di referendum per l’abrogazione di parte delle disposizioni contenute nell’Art. 35 del Decreto Sviluppo, fermando i procedimenti attualmente in corso entro le 12 miglia marine, il testo della missiva di luglio redatta dagli attivisti riminesi.

Privatizzazione degli utili, socializzazione dei danni

Le organizzazioni sottoelencate esprimono la più profonda preoccupazione per i progetti relativi alla ricerca ed eventuale estrazione di idrocarburi interessanti aree di oltre 3 milioni di ettari situate nel Mar Adriatico ed al largo del Delta del Po.

Si tratta di una strategia scarsamente lungimirante, priva di qualsiasi senso scientifico e negativa anche dal punto di vista economico. Lo testimoniano i recenti trend che a livello italiano e mondiale dimostrano come lo sviluppo energetico ed economico sia inesorabilmente orientato verso la sostituzione del modello fossile con quello basato su energie rinnovabili ed efficienza energetica.

Complici la discesa dei prezzi delle tecnologie rinnovabili, la maggior sicurezza di approvvigionamento energetico garantita e i sempre più stringenti limiti imposti dalla lotta congiunta ai cambiamenti climatici nel mondo, installazioni e investimenti energetici vengono sempre più orientati verso le fonti rinnovabili.
Al consenso unanime della comunità scientifica si somma quello morale di Papa Francesco con la Sua forte presa di posizione rappresentata dall’enciclica “Laudato Si”. Anche la Comunità Internazionale si sta mobilitando sempre più, con impegni e dichiarazioni sempre più cogenti in vista della COP21 sul Clima che si terrà a fine anno a Parigi e che deve essere un punto di svolta con un accordo vincolante, ambizioso ed equo, sulla progressiva eliminazione delle emissioni di gas climalteranti.

Si sta formando quindi un consenso a ogni livello, che recepisce in maniera sempre più determinante le aspettative della società civile. Mentre invece le scelte politiche adottate dall’ attuate Governo con il decreto Sblocca Italia vanno nella direzione opposta. 

Ancora una volta si sceglie di privilegiare gli interessi di pochi privati per socializzare invece rischi ambientali e danni economici.

Mentre sono ancora vive le immagini del disastro della Deepwater Horizon del 2010 nel
Golfo del Messico, si deve ricordare che in Adriatico, mare chiuso e dai bassi fondali, gli impatti delle attività di ricerca ed estrattive possono essere ancora maggiori, in virtù della scarsa capacità di auto-rigenerazione di un ecosistema così fragile.

Per quanto riguarda i danni economici, questi diventerebbero evidenti sin dalla fase di prospezione, per la quale si prevede l’utilizzo della tecnica dell’airgun dai devastanti impatti sull’ecosistema marino (e conseguente riduzione della biodiversità) e sulla pesca (con diminuzioni del pescato anche del 50%) come ormai riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale.

Inoltre, a fronte delle scarse ricadute occupazionali delle operazioni di sfruttamento degli
idrocarburi, verrebbe danneggiato sensibilmente il settore del turismo che a livello regionale conta oltre 36 milioni di presenze annue nel 2013. In questo la Riviera contribuisce con l’80% delle presenze, per un volume d’affari diretto di 8 miliardi di euro e 8 mila persone occupate, rappresentando il cuore dell’offerta regionale anche grazie ad eccellenze di livello internazionale da preservare con particolare cura, quali Ravenna, Delta del Po e Rimini.

A quanto detto va inoltre aggiunto un ulteriore rischio in termini di subsidenza, con conseguente erosione costiera e sismicità indotta. Il tutto per sfruttare riserve che, contrariamente a quanto proclamato, non sposterebbero affatto gli equilibri in termini di indipendenza energetica del Paese, dato che sarebbero sufficienti a garantire appena
qualche mese degli attuali consumi.

I firmatari di questa nota, facendosi portavoce in prima istanza delle preoccupazioni ed aspettative dei cittadini, delle associazioni economiche e produttive di categoria che vivono il territorio della provincia di Rimini, chiedono, pertanto, in modo fermo e deciso, che le SS.VV., ognuna nell’ambito dei propri importanti ruoli e competenze, si attivino affinché questo sciagurato progetto non abbia attuazione. E venga invece promossa una gestione lungimirante del mare Adriatico, già pesantemente sfruttato, favorendone la vocazione turistica, l’ospitalità, la biodiversità marina.

BREVE ILLUSTRAZIONE DELLA PROPOSTA REFERENDARIA DELL’ART. 35 (DECRETO SVILUPPO)

Una abrogazione totale dell’art. 35 non sarebbe possibile e comunque neppure auspicabile, giacché, quand’anche possibile, abrogandolo interamente si andrebbe ad abrogare anche il divieto di ricerca e di estrazione del gas e del petrolio entro le dodici miglia marine [1].

Da eliminare sarebbe, invece, la previsione della non applicabilità del divieto ai procedimenti amministrativi in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo  29 giugno 2010 n. 128, destinati a concludersi con il rilascio del titolo minerario [2]. D’altra parte, l’art. 35 è intervenuto proprio al fine di rimuovere tale divieto, introdotto con il d.lgs. n. 128/2010 a seguito del disastro petrolifero del Golfo del Messico.

Al fine di rispettare la “matrice razionalmente unitaria” del quesito, da sottoporre a referendum – con unico quesito, si intende – sarebbe anche la disposizione del n. [3], in quanto la particolare disciplina della valutazione di impatto ambientale risulta collegata alla disposizione sui procedimenti in corso: se dall’abrogazione referendaria discende il divieto dei procedimenti in corso, anche la disciplina della valutazione di impatto ambientale va, infatti, eliminata, poiché, diversamente, la disposizione resterebbe priva di efficacia.

L’abrogazione non potrebbe, invece, riguardare i titoli abilitativi già rilasciati, in quanto, in questo caso e diversamente dall’abrogazione della previsione legislativa sui procedimenti in corso, la Corte dichiarerebbe certamente l’inammissibilità del quesito, stante il limite della tutela del legittimo affidamento che la discrezionalità del legislatore (e quindi anche della proposta referendaria) incontra.

Anche le disposizioni dell’ultima parte dell’art. 35 non potrebbero essere sottoposte ad abrogazione, poiché:

  1. la disposizione del n. [4] incontrerebbe il limite della non reviviscenza della norma abrogata;
  2. la disposizione del n. [5] incontrerebbe il limite delle «leggi tributarie», secondo l’interpretazione che ne dà la Corte costituzionale.

 *****

 Decreto sviluppo (D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con l. 7 agosto 2012, n. 134)

Art. 35 – Disposizioni in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi

[1] L’articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3  aprile  2006, n. 152, è sostituito dal seguente: “17. Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in  virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni dell’Unione europea e internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della  legge 9 gennaio 1991, n. 9. [2] Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, fatti salvi i procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo  29 giugno 2010 n. 128  ed  i  procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi, nonché l’efficacia dei titoli abilitativi già rilasciati alla medesima data, anche ai fini della esecuzione delle attività di ricerca, sviluppo e coltivazione da autorizzare nell’ambito dei titoli stessi, delle eventuali relative proroghe e dei procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi. [3] Le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo, fatte salve le attività di cui all’articolo 1, comma 82-sexies, della legge 23 agosto 2004, n. 239, autorizzate, nel rispetto dei vincoli ambientali da esso stabiliti, dagli uffici territoriali di vigilanza dell’Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse, che trasmettono copia delle relative autorizzazioni al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. [4] Dall’entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente comma è abrogato il comma 81 dell’articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, i titolari delle concessioni di coltivazione in mare sono tenuti a corrispondere annualmente l’aliquota di prodotto di cui all’articolo 19, comma 1 del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, elevata dal 7% al 10% per il gas e dal 4% al 7% per l’olio. [5] Il titolare unico o contitolare di ciascuna concessione è tenuto a versare le somme corrispondenti al valore dell’incremento dell’aliquota ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato, per essere interamente riassegnate, in parti uguali, ad appositi capitoli istituiti nello stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministero dello sviluppo economico, per assicurare il pieno svolgimento rispettivamente delle azioni di monitoraggio e contrasto dell’inquinamento marino e delle attività di vigilanza e controllo della sicurezza anche ambientale degli impianti di ricerca e coltivazione in mare”.

DOWNLOAD: BREVE ILLUSTRAZIONE DELLA PROPOSTA REFERENDARIA

FEDELI ALLA LINEA; L’Appello del Coordinamento No Triv Terra di Bari

Apprendiamo dalle cronache nazionali che, l’11 Agosto 2015, la seduta del consiglio della Regione Abruzzo non si è tenuta per mancanza del numero legale dovuta all’ assenza di tre consiglieri della maggioranza di centrosinistra, delle minoranze di centrodestra e del Movimento 5 Stelle.
Sembrerebbe una “normale” crisi politica se non fosse che, al suo interno, si sarebbe dovuta votare, tra i punti all’o.d.g., la risoluzione referendaria, su richiesta dell’assessore all’ambiente Mazzocca, per l’abrogazione dell’art. 35 del Decreto Sviluppo del 2012 che ha permesso il riavvio di tutti i procedimenti d’estrazione di petrolio entro le 12 miglia marine.
Abrogandolo, si sarebbe potuto bloccare Ombrina Mare e tutte le concessioni a partire dal 2010 poste entro le 12 miglia marine.
Il consiglio regionale non si è svolto ed ogni questione è stata rimandata alla riapertura delle attività a Settembre, riducendo ancor di più la possibilità d’intervento verso la risoluzione referendaria dato che la scadenza per deliberare in merito è il 30 Settembre.
Quanto è accaduto dimostra, ancora una volta, come gli impegni presi nell’incontro di Termoli del 24 Luglio 2015, dai governatori delle regioni Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria sul tema delle trivellazioni in Adriatico e nello Ionio, siano funzionali alla “propaganda”, ma non si traducano mai in azioni concrete, in scelte nette che mettano in discussione la governance nazionale.
Il Coordinamento nazionale No Triv ha chiesto al governatore della regione Abruzzo, il 14 Agosto 2015, in una conferenza stampa, l’immediata convocazione, in seduta straordinaria, di un consiglio regionale che affronti, come unico punto all’o.d.g., la risoluzione referendaria chiesta dall’assessore all’ambiente Mazzocca, nel mese in corso.
Per quanto riguarda la situazione in Puglia, apprendiamo dal sito della regione che la stessa sta approntando, su indirizzo della precedente legislatura, i ricorsi al T.A.R. Lazio verso le nove concessioni sbloccate dal Ministero dell’Ambiente, agli inizi di Giugno, lungo le coste pugliesi.
Ci chiediamo se gli stessi siano stati inviati entro i termini utili fissati dalla legge.
Ci chiediamo anche che fine abbia fatto, nella comunicazione ufficiale, il ricorso alla corte costituzionale verso il decreto del Ministero della Sviluppo Economico che aggiorna il disciplinare tipo dell’art. 38 dello Sblocca Italia.
Sarebbe stato opportuno che la regione si fosse attivata per comunicare il numero d’iscrizione al ruolo dei ricorsi, in maniera tale da poterne seguire l’iter dai siti istituzionali.
Alla luce di tutto questo e di quanto sta avvenendo in Abruzzo, chiediamo al governatore Emiliano di dare seguito all’incontro di Luglio a Termoli e, sulla scia della proposta del Coordinamento Nazionale, convocare entro Agosto un consiglio regionale in sessione aperta che metta all’o.d.g. la risoluzione referendaria verso l’art. 35 del Decreto Sviluppo del 2012.
Ricordiamo che, in sostituzione delle 500.000 firme, troppe da raccogliere entro il 30 Settembre, sia sufficiente il pronunciamento di cinque consigli regionali e che questo, ormai, sia un atto indifferibile.
La conferenza delle regioni del Sud, prevista per il 18 Settembre all’interno della Fiera del Levante come momento di confronto per proseguire il lavoro iniziato a Termoli, sarà per noi l’occasione di verificare se le “buone intenzioni” espresse dal governatore Emiliano, si saranno nel frattempo trasformate in concrete azioni politiche ed amministrative, ovvero nella convocazione entro Agosto del consiglio regionale e nella deliberazione in merito al referendum.
La mobilitazione, in quella data, sarà funzionale a ribadire le nostre ragioni del “no” alla politica di ricerca ed estrazione di petrolio e gas a terra ed a mare ed a portare all’attenzione di tutti i danni che queste creerebbero alle attività economiche e turistiche ed alla salute dei cittadini, senza tralasciare ciò che sta già avvenendo ai confini tra Basilicata e Puglia con l’inquinamento del Pertusillo, a Taranto con l’ampliamento del centro di stoccaggio del petrolio lucano, Tempa Rossa, lascito della precedente giunta, con l’arrivo della T.A.P. e del riutilizzo del Centro Oli di Viggiano quale Hub del gas.
La convocazione del consiglio regionale, in tempo utile per deliberare sulla risoluzione referendaria entro il 30 Settembre, sarà anche il banco di prova per tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, di verifica della capacità di assumersi la responsabilità politica delle loro azioni, a differenza di quanto accaduto nel consiglio regionale in Abruzzo.

COORDINAMENTO NO TRIV TERRA DI BARI

RENZI – TRIVELLE IN MARE: GOVERNATORI “BELLI CIAO”

“Che la manifestazione del 15 luglio a Policoro fosse una passeggiata mediatica ne eravamo più che convinti, infatti, di atti concreti diretti verso il governo non ce ne sono stati nell’arco di circa 30 giorni. Dopo il primo incontro con il Mise ispirato al dialogo e alla collaborazione con il governo dov’è finito il secondo incontro con il governo Renzi sull’annosa questione delle trivellazioni in mare?

Intanto il governo Renzi ai governatori delle regioni Adriatiche e Joniche una prima risposta gliela già data proprio sulle trivellazioni in mare sotto le 12 miglia (le più impattanti), con il decreto VIA del ministero dell’Ambiente e dei Beni Culturali del 07 /08/2015 per la compatibilità ambientale sul progetto di concessione di coltivazione del progetto Ombrina Mare in Abruzzo.
http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/306/352?Testo=&RaggruppamentoID=23

Qual è la risposta dei governatori alla presa di posizione di Renzi? Nulla da dire ? Dove sono le azioni di contrasto al governo sulle trivelle in mare oltre ai ricorsi al tar che fanno anche i comuni e le associazioni ? La collaborazione cercata dai governatori di Basilicata ,Puglia e Calabria è a senso unico ? Mentre Renzi continua ad autorizzare le perforazioni in mare ? Continuiamo a intonare ancora Bella Ciao ? Che fine ha fatto poi il famoso referendum sull’art. 35 del decreto Sviluppo del governo Monti (quello sullo Sblocca Italia è un altro referendum) ? Cosa aspettano le 5 regioni ? in particolare la Basilicata dove si sta facendo melina in consiglio regionale su un argomento così delicato per chiedere il referendum ?

Il motivo per cui il Coordinamento Nazionale No Triv si è rivolto alle regioni, è molto semplice, le regioni lo possono chiedere entro il 30 settembre senza che si raccolgano le famose 500.000 firme. Si presume pertanto di andare a votare già nella primavera 2016. L’abrogazione della norma bloccherebbe circa 50 progetti di estrazione petrolifera sotto le 12 miglia marine dal canale di Sicilia, al mar Jonio e al mar Adriatico (scusate se è poco ).

La norma che si propone di abrogare consente la prosecuzione degli iter autorizzatori di 50 progetti per l’estrazione di gas e petrolio entro le 12 miglia marine, che valgono metà delle riserve certe di idrocarburi intrappolate in fondo ai nostri mari (soprattutto Canale di Sicilia, Mar Jonio e Mare Adriatico).

La norma che si propone di abrogare consente la prosecuzione degli iter autorizzatori di 50 progetti per l’estrazione di gas e petrolio entro le 12 miglia marine, che valgono metà delle riserve certe di idrocarburi intrappolate in fondo ai nostri mari (soprattutto Canale di Sicilia, Mar Jonio e Mare Adriatico).

Le famose 500.000 firme invece saranno raccolte pe il referendum contro gli art 35 e 38 legiferati, dallo Sblocca Italia e proposto dal movimento Possibile, per poi votare si presume nella primavera 2017, in attesa che la corte costituzionale si pronunci sui ricorsi delle regioni contro lo stesso decreto Sblocca Italia. In tutto questo tempo trascorso Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia twitta: il referendum sulle trivellazioni apre a uno scontro con il Governo Renzi «assai dannoso per tutti».

Ma cosa c’entra il governo Renzi se il decreto sviluppo l’ha legiferato Monti? Noi aggiungiamo che comunque questo è un problema serio che riguarda il futuro dei mari e delle economie delle regioni meridionali e che le beghe del Pd ci possono interessare meno del nulla. Mentre Renzi manda un messaggio chiaro ai governatori meridionali con il decreto Ombrina , i governatori meridionali prima che Renzi gli dica definitivamente belli ciao, cosa fanno? E’ bene ricordare a Renzi che il sud non può e non deve subire una legge e gli interessi delle lobby petrolifere.

Il sud è stanco di essere sfruttato e che ce la fa da solo se non gli si distrugge il territorio.

I cittadini si aspettano che agli annunci fatti sulle trivelle in mare soprattutto dal governatore della Basilicata abbiano seguito nei fatti, diversamente se non si ha il coraggio di certe scelte, non gli facciamo una colpa,il governatore lucano lasci l’incarico a qualche altro cittadino più coraggioso”.

Articolo di “No Scorie Trisaia”, in Olambientalista.it, 17.08.2015

REFERENDUM 2016 CONTRO LE TRIVELLE IN MARE. IL PD PREFERIREBBE EVITARLO. E IL MOVIMENTO 5 STELLE?

Il 6 luglio 2015 il Coordinamento Nazionale No Triv e l’Associazione A Sud hanno chiesto a tutte le Assemblee regionali di deliberare la richiesta di referendum, da tenere nella primavera del 2016, per l’abrogazione dell’art. 35, comma 1, del Decreto Sviluppo.
La norma che si intende abrogare consente la prosecuzione degli iter autorizzatori di 50 progetti per l’estrazione di gas e petrolio entro le 12 miglia marine.
Il “piatto” vale metà delle riserve certe di idrocarburi intrappolate in fondo ai nostri mari (soprattutto Canale di Sicilia, Mar Jonio e Mare Adriatico).

Dopo essersi incontrate il 24 luglio a Termoli ed aver concordato un elenco di cose da chiedere al Governo, cinque giorni dopo le Regioni sono state ricevute a Roma dal Sottosegretario Vicari che, come da impegno assunto, avrebbe dovuto riconvocare un nuovo tavolo nel giro di una settimana per dare notizia delle decisioni del Governo in merito alle richieste avanzate dalle Regioni (tra queste, quella di una moratoria).

Al termine dell’incontro del 29 luglio, il Presidente Emiliano precisò che in mancanza di chiarezza o, comunque, in assenza di un’intesa, il Consiglio Regionale della Puglia avrebbe potuto avviare, come previsto dalla Costituzione, la procedura del referendum contro le norme che consentono le trivellazioni [Cfr. http://www.regione.puglia.it/index.php?page=pressregione&opz=display&id=19178].

Fatto sta che la seconda riunione tra MISE e Regioni non ha avuto luogo e che di una sua convocazione non si è avuta neppure notizia.

Il 16 agosto, dopo aver firmato ed aver invitato a firmare per i referendum di “Possibile”, sempre Emiliano twittava che “referendum chiesto da Regioni apre scontro istituzionale con Governo assai dannoso per tutti”. Per il Pd, forse !?!
Nessun segnale, invece, dalle Regioni a guida centro-destra.

Alle dichiarazioni rutilanti di inizio luglio del Presidente veneto Zaia – “Abbiamo già detto no in modo netto alle trivellazioni in Adriatico e continuiamo a ribadire con fermezza la convinta contrarietà del Veneto all’uso delle perforatrici nel nostro mare”- non ha fatto seguito alcun atto concreto da parte delle forze politiche presenti in Consiglio Regionale. “Non pervenuti” Maroni e Toti, rispettivamente in Lombardia e in Liguria.

Tra l’incontro al MISE del 29 luglio ed i tweet di Emiliano si collocano cronologicamente le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Renzi e del Sottosegretario Vicari secondo cui lo Sblocca Italia non è responsabile di alcuna autorizzazione a trivellare e che “confondere scientemente le attività di ricerca con le attività estrattive significa prestare il fianco alla demagogia”.
Il quadro non sarebbe completo se non si ricordasse che pochi giorni dopo, per l’esattezza l’11 agosto, è saltato per mancanza del numero legale la seduta del Consiglio regionale dell’Abruzzo che avrebbe dovuto approvare una mozione urgente presentata dal consigliere Mario Mazzocca, che avrebbe impegnato l’assise a discutere del quesito referendario per l’abrogazione dell’art. 35 del Decreto Sviluppo. Nella migliore delle ipotesi se ne ridiscuterà il 2 settembre.

Il 18 settembre, invece, le Regioni Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Molise ed Abruzzo si dovrebbero incontrare nuovamente a Bari. Il 30 settembre scadrà invece il termine entro cui sarà possibile depositare la richiesta di referendum abrogativo.

Pd bifronte. Centro-destra assente. E il Movimento Cinque Stelle?
Il deputato Mirko Busto, i portavoce eurodeputati Piernicola Pedicini, Rosa D’Amato e Laura Ferrara, i consiglieri regionali della Puglia (Antonella Laricchia, Viviana Guarini, Mario Conca, Cristian Casili, Marco Galante, Grazia Di Bari, Gianluca Bozzetti e Rosa Barone) ed i consiglieri regionali della Basilicata (Gianni Leggieri in testa, con aggiunta di referendum su Sblocca Italia) si sono dichiarati favorevoli alla proposta del Coordinamento Nazionale No Triv (referendum nel 2016 su Decreto Sviluppo).
In Abruzzo il consigliere Sara Marcozzi ha rivendicato la primogenitura dell’opzione referendaria anti-trivelle smentendo sia l’Assessore Regionale Mazzocca sia l’ex Consigliere di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, che erano intervenuti in verità sull’art. 35 comma 1 del Decreto Sviluppo [Cfr. http://www.movimento5stelleabruzzo.it/blog/m5s-smentisce-dalfonso-mazzocca-e-acerbo-mostrando-le-carte/]
A favore del referendum 2016 sul Decreto Sviluppo si era espresso in un carteggio intercorso con il Coordinamento Nazionale No Triv anche il gruppo consiliare M5S della Regione Marche, pronto a depositare proposta di delibera già redatta con la consulenza del Prof. Enzo Di Salvatore.
Tutto questo fino alla data del 23 luglio che segna un punto di svolta nel posizionamento tattico del Movimento.
Dal Report di un incontro svoltosi il 23 luglio presso il Gruppo parlamentare del M5S, tra una delegazione parlamentare del Movimento di Grillo ed una serie di associazioni e sindacati che si occupano della scuola, si apprende infatti che:

… Il tema dell’incontro era l’iniziativa per proseguire la mobilitazione contro la “Buona Scuola” di Renzi, con particolare riferimento al tema di un possibile appuntamento referendario ma non solo … Da parte del M5S , anche se con qualche differenziazione, si è voluto ribadire che l’incontro aveva il carattere di uno scambio di informazioni propedeutico a un confronto all’interno del Gruppo parlamentare …
… Per quanto riguarda alcuni referendum, tra cui quello sull’art. 35 comma 1 del Decreto Sviluppo, la delegazione del M5S ha affermato l'”impraticabilità politica” della promozione di referendum attraverso la richiesta di 5 Consigli regionali e “la necessità che a settembre si parta tutti insieme perché ci vuole una condivisione ampia e una forte partecipazione dal basso”.

Sui temi No Triv il Movimento 5 stelle preferisce guardare “lontano” (?) fuori dai confini nazionali e fuori dal tempo odierno. Se in termini spaziali non ha fatto mancare la propria opposizione al piani petroliferi croati ed in difesa del Mare Adriatico minacciato dalle future attività estrattive nelle acque slave [cfr.http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/2015/02/trivelle-in-adriatico-ecco-la-nostra-lettera-alla-croazia-aiutaci-a-diffonderla.html], in termini temporali la prospettiva gradita alla leadership del Movimento Cinque Stelle non è quella del referendum anti-trivelle nella primavera del 2016 – con molta probabilità concomitante con il referendum confermativo sulle riforme costituzionali fortemente voluto da Renzi (“Riforme: dopo 4 voti in parlamento, faremo referendum. Perché le opposizioni urlano? Di cosa hanno paura? Del voto degli italiani? #noalibi”) – bensì quella di una stagione referendaria permanente, comprendente anche altri temi (Job Acts, Buona Scuola, Sblocca Italia, ecc.) che porti i cittadini alle urne nella primavera 2017.

Con un grande incognita tuttavia: non potendo essere depositata richiesta di referendum nell’anno che precede le elezioni politiche e nei sei mesi successivi alle elezioni.
Alla luce dei fatti verificatisi negli ultimi giorni, quel 23 luglio appare già molto distante. La delegazione pentastellata esprimerebbe oggi quella stessa posizione, assumendo sul Movimento la responsabilità di assecondare la tattica attendista e bifronte del Partito Democratico ed il rischio certo di arrivare al 2017 con le “pive nel sacco”?

Oggi più di ieri occorre invece una iniziativa produttiva di risultati non solo in termini di “piazza” ma soprattutto normativi; un segnale inequivocabile di discontinuità che interrompa la sequela di atti normativi antidemocratici piovutaci addosso dalla vittoria del Referendum sull’Acqua Pubblica in poi.
V’è necessità di restituire ai cittadini ed a i territori il potere di decidere del loro destino, senza ed oltre ogni filtro dettato da tatticismi legati alla disputa per il governo del Paese.
Cinque Stelle chiederà la convocazione di sedute di Consigli Regionali straordinari prima di settembre? Presenterà e voterà, come richiesto, a favore della richiesta di referendum per l’abrogazione dell’art. 35, comma 1, del Decreto Sviluppo o lascerà che da qui a breve vadano in porto 50 richieste di titoli concessori, così facendo un insperato regalo al Governo Renzi ed alle lobbies del petrolio?

COMUNICATO STAMPA COORDINAMENTO NO TRIV TERRA DI BARI; Chiediamo alle regioni delibere per l’abrogazione dell’art. 35 del Decreto Sviluppo

Da giorni ci chiedono, come Coordinamento NoTriv – Terra di Bari, di aderire alla raccolta firme per il referendum, promosso da Giuseppe Civati, che vede due degli otto quesiti proposti avere per oggetto le trivellazioni: il terzo riguarda l’art. 35 del Decreto Sviluppo del 2012 del governo Monti; il quarto verte sull’art. 38 del Decreto Sblocca Italia del governo Renzi.
Ci teniamo a chiarire e ribadire la nostra posizione in merito. Come coordinamento aderiamo alla proposta del Coordinamento Nazionale No Triv, chiediamo pertanto alle regioni di esprimersi nei rispettivi consigli con delibere che approvino la risoluzione referendaria dell’abrogazione dell’art. 35 del Decreto Sviluppo.
Ricordiamo infatti che, in sostituzione delle 500.000 firme, troppe da raccogliere entro il 30 settembre (!), è sufficiente il pronunciamento di cinque consigli regionali e che questo è un atto indifferibile.
Per quel che riguarda lo Sblocca Italia riteniamo che vada costruita un’altra piattaforma politica.
Inoltre, diverse Regioni e Province italiane hanno già impugnato il decreto dinanzi alla Corte Costituzionale.

COORDINAMENTO NO TRIV – TERRA DI BARI; 17 AGOSTO 2015

TRIVELLE NEL MAR JONIO INVIATE AL MINISTERO OSSERVAZIONI SULLA PERICOLOSITÀ DEL PROGETTO


La multinazionale del petrolio Schlumberger Italiana S.p.a. ha richiesto di poter operare nei fondali delle province di Crotone, Cosenza, Matera, Taranto e Lecce in ben 52 Comuni dell’Alto Jonio.

shuCASSANO ALLO JONIO (CS) – Ieri il Coordinamento nazionale No-TRIV e la rete R.A.S.P.A. hanno inoltrato le osservazioni alle integrazioni dello Studio di Impatto Ambientale (SIA) dell’istanza di prospezione idrocarburi nel Golfo di Taranto proposta da Schlumberger Italiana S.p.a.: l’istanza abbraccia le province di Crotone, Cosenza, Matera, Taranto e Lecce e riguarda 52 comuni, da Racale, Gallipoli, Manduria, Lizzano fino a Calopezzati, Mandatoriccio, Crotone, passando per tutti quelli della costa lucana e dell’Alto Jonio. Le osservazioni sollecitate dal Ministero per l’Ambiente, in seguito a tutta una serie di pareri contrari espressi nei mesi scorsi da associazioni, comitati, enti e singoli cittadini sono state redatte dalla dottoressa Rosella Cerra in collaborazione col geologo Giuseppe Ferraro. Nel documento sono stati riproposti alcuni punti non trattati nelle integrazioni (ad esempio, l’acidità del mare che influisce sulla propagazione dell’onda sonora) o che erano stati trattati in maniera poco approfondita (è il caso della presenza di sostanze nocive e pericolose nel golfo e della situazione geologica nell’intera area). Quest’ultimo argomento è stato trattato in maniera approfondita dal geologo Giuseppe Ferraro, che ha inserito un aggiornamento del database DISS (Database of Individual Seismogenic Sources) del tutto trascurato nel SIA e nelle successive integrazioni.

Questo probabilmente perché uno degli appigli utilizzati dalla società proponente per procedere nella prospezione e nella ricerca viene trovato nella “mancanza di dati geofisici di buona qualità”. Nelle conclusioni il Coordinamento nazionale No-TRIV e la rete R.A.S.P.A. ritengono “irresponsabile concedere qualsiasi tipo di autorizzazione a svolgere attività di ricerca con metodi assolutamente invasivi e pericolosi quali quelli previsti nella richiesta di concessione”. Chiedono, inoltre, che gli elevati impatti sulle varie componenti trattate derivanti dalle attività estrattive − essendo queste le finalità esclusive della ricerca − siano presi in debito conto già in questa fase. Infine, gli autori delle osservazioni alle integrazioni fornite dalla Schlumberger auspicano che gli organi competenti del Ministero dell’Ambiente, e in particolare la Commissione Tecnica di VIA, stabiliscano, una volta per tutte, l’incompatibilità ambientale delle attività in oggetto ed esprimano di conseguenza parere negativo al termine della fase istruttoria del procedimento di valutazione di impatto ambientale relativo al progetto di indagine avanzato dal soggetto proponente.

di: Redazione quicosenza.it, 14.08.2015

Osservazioni alle integrazioni all’istanza “d3 F.P-.SC”See more at: http://www.sosmediterraneo.org/osservazioni-integrazioni-d3/#sthash.Yc7IvHO8.dpuf: http://www.sosmediterraneo.org/osservazioni-integrazioni-d3/

NO TRIV “CONCERTO PER L’ADRIATICO”, IN 5.000 A ROSETO (TE)

Oltre 5.000 persone per il live conclusivo di Eugenio Finardi ed altrettante presenze partecipanti ai tanti eventi organizzati per la giornata No Triv di Roseto degli Abruzzi (Te). Un grazie alle tante sensibilità che hanno raggiunto la località costiera teramana, ai tantissimi intervenuti da fuori regione, agli attivisti, ai volontari, agli artisti, ai professionisti che hanno lavorato con abnegazione senza pari, per puro spirito di servizio e condivisione, per la riuscita della manifestazione No Triv Concerto per l’Adriatico. ‪#‎notriv‬

Coordinamento Nazionale No Triv
Abruzzo Beni Comuni
Circolo Culturale Chaikhana
La Scienza in Valigia

COMUNICATO STAMPA; SULLE DICHIARAZIONI DI CIVATI A “IL MANIFESTO”

In merito all’intervista rilasciata da Pippo Civati a Il Manifesto di domenica 9 agosto (Civati: «Renzi celebra il sud ma poi gli pianta i buchi nel mare»), nella quale si afferma che l’associazione “Possibile” ha elaborato i due referendum no triv assieme al prof. Enzo Di Salvatore, «uno dei tecnici vicini ai movimenti no triv», si precisa quanto segue.

Gli aderenti al Coordinamento Nazionale No Triv e lo stesso prof. Di Salvatore collaborano da tempo, e in modo trasversale, ad iniziative che mirino al raggiungimento della mission “no triv”.
Tale collaborazione ha riguardato, tra l’altro, la stesura di ricorsi presentati da Comuni e da Regioni, così come la consulenza e la partecipazione a molteplici iniziative intraprese dalle diverse forze politiche presenti in Parlamento.

È solo con questo spirito che il prof. Di Salvatore ha contribuito alla redazione dei quesiti presentati dall’associazione “Possibile”, relativi all’art. 35 del decreto sviluppo (2012) e all’art. 38 del decreto Sblocca Italia (2014).
Il Coordinamento Nazionale No Triv, pur condividendo i contenuti dei due quesiti referendari no triv, non è parte promotrice della campagna referendaria portata avanti dall’associazione “Possibile”.
Al momento, infatti, il Coordinamento ha sollecitato unicamente i Consigli regionali a deliberare una richiesta referendaria di abrogazione dell’art. 35 del decreto sviluppo, il cui contenuto coincide con il quesito proposto dall’associazione “Possibile”, mentre, in ragione degli impegni assunti entro il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale e in occasione dell’assemblea dei movimenti tenutasi a Pescara il 24 maggio scorso, non ha ritenuto di avanzare analoga richiesta in ordine all’abrogazione referendaria dell’art. 38 del decreto Sblocca Italia.

Il susseguirsi di decreti di compatibilità ambientale relativi a importanti progetti petroliferi (quali quelli di Ombrina Mare e della Spectrum Geo) rafforza tra gli aderenti al Coordinamento la convinzione che l’unica soluzione realmente efficace al problema resti nell’immediato quella dell’abrogazione referendaria dell’art. 35 del decreto sviluppo e prova come sia ormai inutile tentare la strada del dialogo con il Governo.

Quanto all’abrogazione referendaria dell’art. 38 del decreto Sblocca Italia, pur essendo la discussione sul punto avviata da tempo, il Coordinamento Nazionale No Triv ritiene che essa non sia ancora esaurita. E ciò in ragione della particolare complessità del provvedimento e della necessità di costruire un percorso che sia il più condiviso possibile tra le diverse forze politiche e i tantissimi movimenti interessati alla sua abrogazione. Per questo motivo, “fughe in avanti” vanno senz’altro stigmatizzate: nell’ora attuale il rischio di non centrare il bersaglio risulta particolarmente elevato.

Roma, 14 agosto 2015.
Coordinamento nazionale No Triv

COMUNICATO STAMPA NO TRIV ABRUZZO: Dalle parole si passi ai fatti, in Abruzzo come in tutta Italia

Il rinvio della seduta del Consiglio regionale dell’11 agosto, nel corso della quale si sarebbe dovuto discutere di una risoluzione urgente per tentare di fermare “Ombrina mare” e le trivelle entro le 12 miglia marine, è un chiaro indizio di instabilità politica che potrebbe determinare una serie di conseguenze sul piano del contrasto alla petrolizzazione da parte della nostra Regione.

Uno dei punti all’ordine del giorno della seduta era il voto su una risoluzione urgente presentata dall’Assessore regionale all’Ambiente Mario Mazzocca, che impegnava il Consiglio regionale a discutere del quesito referendario per l’abrogazione dell’art. 35 del “decreto sviluppo” (2012), nella parte in cui ha consentito il riavvio dei procedimenti per le estrazioni petrolifere entro le 12 miglia marine e, tra questi, quello relativo al progetto “Ombrina mare”. Ove approvata, la relativa deliberazione sarebbe stata comunicata ai Consigli regionali di tutte le altre Regioni con l’invito ad adottare uguale provvedimento, come prescritto dalla legge n. 352 del 1970 e come richiesto dal Coordinamento Nazionale No Triv e dall’Associazione A Sud con lettera del 6 luglio scorso.

Paradossalmente, mentre a Roseto degli Abruzzi ben 5.000 persone partecipavano al “No Triv – Concerto per l’Adriatico” per dire NO AGLI IDROCARBURI e NO ALLE TRIVELLE, i lavori dell’assise venivano aggiornati a settembre, alla ripresa delle attività del Consiglio regionale.

Più responsabilmente, i consiglieri regionali tutti avrebbero potuto decidere di deliberare su quel singolo punto, così decisivo per i destini dell’Abruzzo, e di rinviare ad altra data per l’esame dei restanti punti all’ordine del giorno. È prevalsa, invece, una logica diversa, improntata ad un bieco e miope cinismo, ed insensibile alla gravità della minaccia che incombe.

Il quadro è allarmante: il procedimento relativo ad Ombrina Mare procede, infatti, spedito verso l’autorizzazione delle attività estrattive, mentre la Spectrum Geo sta tentando di sferrare un colpo mortale a tutto il Mare Adriatico con la tecnica dell’air-gun.

Nel frattempo il Presidente del Consiglio Renzi e il Sottosegretario MISE Vicari hanno dichiarato che lo Sblocca Italia non è responsabile di alcuna autorizzazione a trivellare e che «confondere scientemente le attività di ricerca con le attività estrattive significa prestare il fianco alla demagogia».

Se questa è la risposta del Governo alle Regioni, che a Termoli (24 luglio) e a Roma (29 luglio) hanno chiesto di fermare le attività estrattive nel Mar Adriatico e nel Mar Jonio, la strada del “dialogo” con l’Esecutivo nazionale è divenuta chiaramente impraticabile.

Il quadro di instabilità politica in ambito regionale e il perseverare di una chiara scelta del Governo nazionale a favore delle fonti fossili impongono che tutte le forze politiche presenti nell’Emiciclo chiedano l’immediata convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio regionale per deliberare la richiesta di referendum abrogativo dell’art. 35 del “decreto Sviluppo” e per determinare ogni altra iniziativa utile per arrestare l’iter autorizzativo del progetto di coltivazione “Ombrina Mare” e del progetto di prospezione in tutto il mare Adriatico presentato dalla Spectrum Geo, contro il quale la Provincia di Teramo, i Comuni della Costa teramana e due Comuni della Costa marchigiana hanno presentato ricorso al TAR Lazio lo scorso 7 agosto.

Dal canto suo, il Coordinamento Nazionale No Triv torna a chiedere che anche le altre Assemblee regionali deliberino una medesima richiesta referendaria di abrogazione del “decreto sviluppo”, affinché, dopo i reiterati fallimenti della cattiva politica, sia restituito ai cittadini il diritto di scegliere, nella primavera del 2016, se bandire definitivamente le nuove trivelle in mare entro le 12 miglia oppure no.

Dalle mille parole senza costrutto si passi dunque ai fatti, in Abruzzo come in tutta Italia; il quesito referendario deve essere depositato entro il 30 settembre 2015.

L’Emiciclo va in ferie? Ombrina Mare e Spectrum Geo no!
Quindi, si convochi subito il Consiglio e si deliberi! L’Abruzzo e gli abruzzesi non possono aspettare!

Pescara, 14 agosto 2015

Coordinamento nazionale No Triv – Sez. Abruzzo