REFERENDUM NO TRIV: RADIO INTERVISTA AL PROF. DI SALVATORE

radioDieci Regioni hanno presentato in Cassazione i referendum No-Triv: i quesiti referendari mirano ad impedire le trivellazioni entro le 12 miglia marine ed al ripristino dei poteri delle regioni limitati dallo Sblocca-Italia; bisognerà attendere ora che l’ufficio referendum della Suprema Corte attesti la correttezza formale dei quesiti.

Riproponiamo l’intervista al Professore Enzo Di Salvatore – costituzionalista e docente dell’Università di Teramo – trasmessa su Radio Radicale il 1° ottobre,  durante la trasmissione  Overshoot, a  cura di Enrico Salvatori.

STREAMING RADIO:  INTERVISTA AL PROF. E. DI SALVATORE – RADIO RADICALE 01.10.15

AVANTI CON I REFERENDUM E PER LA DEMOCRAZIA!

refCon il deposito  in Cassazione dei 6 quesiti referendari No-Triv, fortemente voluti dal Coordinamento Nazionale No Triv assieme ad altre 200 associazioni, ben 10 Regioni hanno restituito ai cittadini il diritto di decidere di loro stessi e del futuro dei rispettivi territori. Si tratta di un fatto straordinario ed unico nella storia dell’Italia repubblicana, il cui significato va ben oltre la pur importante dimensione energetica. Sugli egoismi ed i tatticismi hanno prevalso il merito delle questioni e la pressione esercitata sulle Assemblee Regionali da movimenti, comitati ed associazioni.

Sul piano istituzionale, il Governo dovrà fare i conti con una mutata realtà e con mutati rapporti di forza nel Paese.

Quanto alle scelte energetiche, l’esercizio dell’opzione referendaria consentirà al Paese di riaprire una partita che sembrava già persa all’indomani del varo della Strategia Energetica Nazionale: i quesiti sull’art 38 rimettono in discussione il nuovo sistema di governance che gli ultimi tre Governi hanno tentato di imporre a suon di leggi e decreti (Sblocca Italia su tutti); quello “secco” sull’art. 35 mira ad infliggere un duro colpo alle mire delle compagnie petrolifere, a salvaguardare i nostri mari e a prevenire qualsiasi tentativo di ritorno al passato (abolizione del limite delle 12 miglia con conseguente rilancio di investimenti nell’Oil&Gas per 3,5 miliardi di euro) da parte di un Governo apertamente schierato sul fronte delle energie fossili e che non è nuovo ad “imprese” del genere.

I referendum non sono un punto di arrivo, ma un punto di partenza di cui si avvertiva da tempo un gran bisogno.

Una delle poche note liete in una lunga e triste stagione color nero-petrolio.

Qualsiasi muraglia è fatta di tante pietre; la prima – importante – è stata posta questa mattina grazie ad un’intuizione del Coordinamento Nazionale No Triv, al lavoro ed alla tenacia di chi crede ancora e pratica il valore della partecipazione alle scelte che interessano tutti noi.
Non è forse questa l’essenza della libertà e della democrazia?

Roma, 30 settembre 2015

Coordinamento Nazionale No Triv

REFERENDUM NO TRIV: 8 REGIONI LO CHIEDONO, ALTRE DECIDERANNO NEI PROSSIMI GIORNI. PRIMO VERO RISULTATO DEI MOVIMENTI

idealOtto Regioni hanno già detto sì ai referendum promossi dal Coordinamento Nazionale NO TRIV contro le estrazioni petrolifere in mare e su terraferma e in favore della democrazia.
Basilicata, Puglia, Marche, Molise, Sardegna, Abruzzo, Veneto e Calabria hanno deliberato a riguardo all’unanimità o a maggioranza assoluta. A queste potrebbero aggiungersi la Campania e la Liguria (il 29 settembre).

I referendum abrogativi riguardano norme che consentono le estrazioni petrolifere in mare, alcune disposizioni dello Sblocca Italia sui procedimenti per il rilascio dei titoli minerari nonché altre norme che tolgono voce e decisione ai cittadini ed agli enti locali sulle politiche energetiche che riguardano i loro territori. Se coronati da successo, porranno in modo definitivo la parola “fine” ad ogni tipo di marcia indietro da parte del Governo sul divieto di attività estrattive entro il limite delle 12 miglia.
A dispetto della moral suasion portata avanti negli ultimi giorni dal Governo nei confronti delle Regioni e di singoli consiglieri regionali, di fronte all’ampio spiegamento di forze sceso in campo a dar man forte alla proposta del Coordinamento Nazionale No Triv, quello ottenuto è il primo risultato concreto e positivo in tanti anni di rinnovata verve petrolifera.
Si tratta di un’iniziativa nata dal basso, che ha visto grandi mobilitazioni di piazza, l’attivazione di oltre 200 associazioni, organizzazioni e movimenti e di decine e decine di personalità del mondo culturale, accademico, politico, artistico e che sta via via convincendo sempre più organizzazioni sociali e politiche che vedono in un modello di sviluppo sostenibile la via per uscire dalla crisi ambientale ed economica. A fronte dei mutamenti climatici in atto è infatti anacronistico favorire le energie fossili, che ne sono la causa principale, anziché puntare sulle rinnovabili che oltre ad essere gratuite, potrebbero creare centinaia di migliaia di posti di lavoro.
Il Coordinamento No Triv nel mese di ottobre inviterà tutti i cittadini e le organizzazioni interessate, a partire dalle 200 organizzazioni che si sono raccolte attorno a questa iniziativa, ad una Assemblea Nazionale per costruire un comitato referendario aperto e inclusivo che possa portare la maggioranza degli italiani a votare.

I Referendum NO TRIV stanno assurgendo a simbolo del rinascente desiderio dei cittadini e degli enti locali di riconquistare il diritto di poter decidere sulla tutela dei propri territori, dei mari, della salute dei cittadini, del paesaggio e delle economie locali che da questi dipendono.
Questa iniziativa potrebbe essere l’inizio di una prossima stagione referendaria promossa dal basso: in via di discussione ci sono referendum abrogativi di norme dell’Italicum, della riforma della scuola, del Job Act, e di ulteriori norme dello Sblocca Italia in tema di ambiente, rifiuti, ed acqua pubblica.
Come previsto dalla Costituzione, a seguito della richiesta di 5 o più Regioni di referendum abrogativi, si procederà, il 30 settembre, al deposito della richiesta referendaria presso la Corte di Cassazione da parte dei delegati regionali eletti dai rispettivi Consigli. In ottobre inizierà il controllo dell’Ufficio centrale sulla regolarità dei referendum. Poi toccherà alla Corte costituzionale pronunciarsi con sentenza entro il 10 febbraio. A quel punto il Presidente della Repubblica potrà indire formalmente il referendum in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno 2016.

Coordinamento Nazionale No Triv – 25 settembre 2015.

IL MOMENTO DELLE SCELTE NON E’ DIFFERIBILE ! A BARI NUOVO APPELLO NO TRIV AI GOVERNATORI. FOCUS QUESITI REFERENDARI

idealIeri a Bari, in occasione della  conferenza voluta dal Presidente pugliese Emiliano, alla quale hanno partecipato i Governatori delle Regioni del Sud Italia, una delegazione No Triv ha letto e consegnato ai Presidenti regionali un appello congiunto perché i rispettivi Consigli deliberino urgentemente le richieste referendarie accolte già dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee elettive lo scorso 11 settembre.
I Presidenti delle Regioni, nella conferenza stampa che ha seguito l’incontro in Fiera del Levante, hanno annunciato il loro “sì” ai referendum anticipando, contestualmente, il calendario delle prossime sedute consiliari.

Dieci in tutto saranno i Consigli regionali che delibereranno richieste di referendum, da approvare a maggioranza assoluta.

Questo il calendario delle sedute previste:

  • 19 settembre 2015: Basilicata
  • 22 settembre 2015: Marche, Molise, Puglia, Sardegna
  • 23 settembre 2015: Sicilia
  • 24 settembre 2015: Abruzzo, Campania
  • 25 settembre 2015: Veneto
  • 28 settembre 2015: Calabria (ma il Consiglio dovrebbe essere anticipato al 25)

Il 29 settembre i quesiti referendari saranno depositati in Cassazione.

Di seguito l’ultimo appello No Triv consegnato ieri mattina ai Governatori.

Ai Presidenti delle Regioni del Sud

Chiediamo oggi,

a nome delle associazioni e dei comitati aderenti al Coordinamento Nazionale No Triv, ai Presidenti delle Regioni del Sud, riuniti alla Fiera del Levante, nell’ambito della conferenza sulle attività di ricerca e prospezione finalizzate alla coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, programmata quale momento di prosecuzione dell’incontro tenutosi a Termoli il 25 luglio scorso,  di esprimersi in maniera definitiva ed inequivocabile sulla richiesta di deliberare nei rispettivi Consigli,verso la proposta di referendum abrogativo dell’art. 35 del Decreto sviluppo del 2012 e verso gli altri cinque quesiti referendari che concernono l’art. 38 del decreto –  legge Sblocca Italia, l’art. 57 del decreto – legge 9 febbraio 2012, n. 5 e l’art. 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239.

Chiediamo di dare coerente e conseguenziale prosecuzione a quanto espresso lo scorso venerdì 11 settembre all’interno della Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali rispetto alla volontà politica di deliberare – entro e non oltre il 25 settembre prossimo –   e di depositare in Cassazione  – entro il 30 settembre successivo –  i quesiti referendari.

Chiediamo di non procrastinare ulteriormente i tempi di convocazione dei Consigli regionali, mancando, ormai, solo ‘soltanto 12 giorni alla scadenza del 30 settembre (termine ultimo per depositare il testo in Cassazione).

Chiediamo di rispettare la voce dei territori, anche oggi espressa da questa mobilitazione, e dei cittadini da cui siete stati eletti, non potendo ulteriormente accettare il ricatto che le attività petrolifere offshore ed onshore comportano. Tali attività rappresentano infatti un grave attacco ai beni comuni, ad ampi settori ed attività economiche – come il turismo, l’agricoltura e la pesca –, alla possibilità di valorizzare e tutelare le falde acquifere, le filiere alimentari, la salute umana.  Attraverso una costante iniziativa separata ed antidemocratica messa in campo dai potentati lobbystici delle multinazionali, viene portata avanti un’azione volta anche a minare ed a svuotare ulteriormente i poteri concorrenti e la stessa autonomia degli Enti territoriali, riscrivendo il titolo V della Costituzione .

Chiediamo di dare un segnale politico forte al Governo centrale, che serva ad aprire una consultazione transfrontaliera con quei paesi che stanno accelerando le procedure per le concessioni petrolifere nel Mediterraneo.

L’auspicio delle donne e degli uomini del Sud che con fiducia continuano a rivolgersi a Voi è che non prevalgano, nelle decisioni da assumere, equilibri ed interessi politici non coincidenti con le aspettative della collettività.

Troppe volte la storia di questo paese ci ha indicato la strada della sfiducia e della delusione. Chiediamo pertanto il massimo della responsabilità e chiarezza nelle decisioni.

Non solo le nostre Regioni meridionali, ma l’intero Paese, l’area del Mediterraneo, l’intera Europa, tutti i Paesi del globo, specialmente nell’anno della COP21 per Parigi sui cambiamenti climatici, necessitano di una radicale svolta nell’individuazione di una strada comune per oltrepassare l’era del fossile ed imboccare la prospettiva della pratica e della ricerca concreta per la produzione condivisa e responsabile di energia da rinnovabile pulito.

L’auspicio è che la Vostra decisione possa contribuire a farci uscire dal ricatto della Strategia Energetica Nazionale e dello Sblocca Italia.

Chiediamo pertanto che entro la prossima settimana vengano convocati i Consigli regionali  con all’o.d.g i quesiti referendari proposti, le cui bozze di delibere sono a disposizione dei Consigli  già da lunedì 14 settembre.

Il momento delle scelte non è differibile: questa costituisce la giusta occasione per restituire finalmente la parola alle comunità regionali e locali!

 Il Coordinamento Nazionale No Triv

Bari, 18 Settembre 2015

 

FOCUS: IL TESTO DEI QUESITI REFERENDARI NO TRIV PROPOSTI ALLE REGIONI

DOWNLOAD: ELENCO DELLE SOTTOSCRIZIONI AL 17 SETTEMBRE 2015

DOWNLOAD: LETTERA AI PRESIDENTI DELLE REGIONI

PER APPROFONDIMENTI: RICHIESTA REFERENDUM AI CONSIGLI REGIONALI: “STOP AI PROGETTI PETROLIFERI IN MARE”

LEGGI ANCHE: TUTTE LE REGIONI ACCOLGONO LA PROPOSTA REFERENDARIA NO TRIV

STREAMING: CONFERENZA STAMPA NO TRIV – 11 SETTEMBRE 2015 (ROMA)

 

TUTTE LE REGIONI ACCOLGONO LA PROPOSTA REFERENDARIA NO TRIV

Questa mattina, presso la Camera dei Deputati, si è tenuta la Conferenza Stampa sull’appello No Triv sottoscritto da duecento associazioni e oltre cento personalità del mondo accademico, delle scienze e della cultura.

idealLa lettera, rivolta a tutti i Consigli regionali, chiede di restituire la parola ai cittadini per scongiurare definitivamente il pericolo di nuove trivellazioni in mare, al di sotto del limite delle 12 miglia marine.

Nella giornata odierna si è contestualmente tenuta la Conferenza dei Presidenti dei Consigli Regionali, nella quale si è discussa  la nostra proposta referendaria.

La Conferenza delle Regioni ha deciso all’unanimità di accogliere la proposta No Triv sull’abrogazione di alcune norme del Decreto Sviluppo, così come dello Sblocca Italia, relative alle estrazioni petrolifere.

I quesiti, elaborati dal prof. Enzo Di Salvatore, dovranno essere deliberati dai Consigli regionali e depositati in Cassazione entro il 30 settembre.

È questo un primo significativo passo verso l’obiettivo condiviso dalle centinaia di associazioni, comitati, movimenti e personalità che hanno sottoscritto la proposta No Triv inviata il 2 settembre scorso alle Regioni.

L’adesione all’iniziativa continua e invitiamo tutti i sottoscrittori a tenere viva l’attenzione affinché sia rispettato il diritto dei cittadini di poter decidere sulle sorti dei propri territori e dei mari italiani.

Coordinamento Nazionale No Triv

Roma, 11 settembre 2015

PER APPROFONDIMENTI LEGGI ANCHE: RICHIESTA REFERENDUM AI CONSIGLI REGIONALI: “STOP AI PROGETTI PETROLIFERI IN MARE”

DOWNLOAD: ELENCO DELLE SOTTOSCRIZIONI ALL’11 SETTEMBRE 2015

STREAMING: CONFERENZA STAMPA NO TRIV – 11 SETTEMBRE 2015 (ROMA)

 

RICHIESTA REFERENDUM AI CONSIGLI REGIONALI: “STOP AI PROGETTI PETROLIFERI IN MARE”

Chiediamo formalmente alle Assemblee Regionali italiane di richiedere l’indizione di un referendum abrogativo che metta fine alle attività petrolifere nelle acque territoriali.

refereblogOccorre far presto: è necessario che la richiesta referendaria venga depositata entro il prossimo 30 settembre, affinché si possa andare al voto nella primavera del 2016, altrimenti i procedimenti relativi ai progetti riavviati dall’art. 35 del “Decreto Sviluppo” arriveranno velocemente a conclusione, anche grazie all’accelerazione impressa dallo “Sblocca Italia”.

Dopo la nota trasmessa il 6 luglio scorso alle Regioni italiane, sollecitiamo nuovamente le stesse a deliberare rapidamente.

A chiederlo sono ormai più di cento associazioni e comitati nazionali e locali, nonché numerose personalità del mondo culturale, scientifico, accademico ed artistico italiano.

La sottoscrizione resta aperta. Coloro che volessero aderire a questa iniziativa collettiva, possono inoltrare la loro richiesta mediante posta elettronica all’indirizzo email del Coordinamento nazionale No Triv: info@notriv.com


Oggetto: sollecito richiesta deliberazione Consigli regionali pro referendum abrogativo dell’art. 35, comma 1, decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (“Decreto Sviluppo”), convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 (G.U. n. 187, 11 agosto 2012 – Suppl. Ordinario n. 171)

*****

Il 6 luglio scorso, con una nota trasmessa a mezzo posta elettronica certificata ai Governatori e ai Presidenti delle Assemblee di tutte le Regioni, il Coordinamento Nazionale No Triv e l’Associazione A Sud rappresentavano la necessità che i Consigli regionali procedessero a stretto giro all’approvazione di apposito atto deliberativo, ai sensi dell’art. 75 della Costituzione e nel rispetto del procedimento disciplinato dalla legge 25 maggio 1970, n. 352, per formalizzare, entro il termine ultimo del 30 settembre, la richiesta di referendum abrogativo di parte dell’art. 35, comma 1, del “Decreto Sviluppo”. Tale articolo, infatti, nell’introdurre il divieto di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi entro il limite delle 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno alle aree marine e costiere protette, faceva, tuttavia, “salvi i procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del Decreto Legislativo 29 giugno 2010 n. 128 ed i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi”, con ciò consentendo il riavvio dei procedimenti per l’innanzi interrotti dal d.lgs. n. 128 del 2010.

Il 27 luglio veniva inoltre lanciata su AVAAZ.org una petizione a sostegno della richiesta rivolta ai Presidenti delle Regioni e dei Consigli regionali: a sostegno dell’opzione referendaria, oltre alle manifestazioni di consenso e di solidarietà da parte di associazioni, comitati, partiti e di numerose personalità del mondo della politica, della cultura e dello spettacolo, risultano pervenute ad oggi 73.693 firme.

Nella nota del 6 luglio scorso si rammentava come fossero in corso ben 25 procedimenti ricadenti tutti entro le 12 miglia marine e che a breve si sarebbero conclusi con il rilascio dei corrispondenti titoli minerari (permessi di ricerca, concessione di coltivazione oppure titolo concessorio unico – che ricomprende ad un tempo la “fase di ricerca” e la “fase di coltivazione” – qualora le società petrolifere interessate avessero richiesto la conversione dei procedimenti in itinere nei nuovi procedimenti disciplinati dal Decreto “Sblocca Italia”).

Il dato dei 25 procedimenti in corso era stato frutto di semplice elaborazione di dati ufficiali resi dal Ministero per lo Sviluppo Economico.

A distanza di poco più di un mese dalla nota del 6 luglio scorso, ci vediamo nostro malgrado costretti a rivedere in peius quel dato e ciò per effetto di quanto emerso a seguito di un attento esame del carteggio relativo alle istanze di prospezione nel Mare Adriatico “d 1 B.P.-SP” e “d 1 F.P.-SP” sulla cui compatibilità ambientale si sono pronunciati i competenti organi del Ministero dell’Ambiente con decreto del Ministero dell’Ambiente di concerto con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo del 3 giugno 2015, avverso cui la Provincia di Teramo ed alcuni Comuni abruzzesi e marchigiani hanno depositato ricorso al TAR Lazio lo scorso 7 agosto.

Dopo approfondito esame della documentazione Spectrum Geo, dalla quale è emerso che le aree interessate dalle istanze “d 1 B.P.-SP” e “d 1 F.P.-SP” si collocano anche entro le 12 miglia marine e, in qualche caso, entro le 5 miglia marine dalle linee di costa, possiamo affermare con certezza che terminata la fase di prospezione degli idrocarburi da parte della Spectrum Geo, il Ministero per lo Sviluppo Economico potrà rilasciare ulteriori concessioni di coltivazione. Ragion per cui i progetti petroliferi ricadenti entro le 12 miglia marine saranno in numero superiore a 25.

Particolarmente colpite dalle attività di ricerca che la società Spectrum svolgerà entro le 5 e le 12 miglia marine risultano essere: il Molise (le Isole Tremiti e Termoli), l’Abruzzo (Vasto, San Vito Chietino, Ortona, Francavilla al Mare), soprattutto la Regione Marche (Pedaso, Cupra Marittima, Senigallia, Fano) e la Puglia (in special modo Otranto).

Del 7 agosto 2015 è anche la pubblicazione del decreto di compatibilità ambientale del progetto di coltivazione Ombrina Mare per il quale il soggetto proponente ha richiesto al MISE la conversione del titolo di ricerca già vigente in “titolo concessorio unico”, concepito dallo Sblocca Italia per con­sen­tire, ad un tempo, la ricerca e l’estrazione.

E così sarà anche per tutti i progetti che, interferenti con il limite delle 12 miglia marine, a breve seguiranno a Ombrina Mare in misura doppia a quella in un primo tempo prevista.

Gli sviluppi delle vicende Spectrum Geo ed Ombrina Mare sono successivi all’incontro di Termoli del 24 luglio 2015 (presenti le Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Marche, Puglia e Molise) nel corso del quale è risultata preminente la via del dialogo con il Governo (“La posizione di confronto, per le Regioni, rimane prioritaria, anche se le stesse sono pronte a valutare la praticabilità, quale estrema ratio, di tutti gli strumenti previsti dall’Ordinamento”).

Al summit di Termoli ha fatto seguito, cinque giorni più tardi, un secondo incontro tra il Sottosegretario Vicari ed i Governatori delle Regioni Puglia e Basilicata, e con l’Assessore all’Ambiente della Regione Calabria, nel corso del quale, come riferisce il MISE, “i rappresentanti delle Regioni hanno manifestato la loro contrarietà all’avvio delle attività di prospezione e ricerca offshore nello Ionio e nell’Adriatico in quanto contraddittorie rispetto alle politiche avviate dalle stesse Regioni, chiedendo al Governo una moratoria di questi programmi. Il sottosegretario Vicari, ascoltate le posizioni delle Regioni, si è impegnata ad approfondire questi temi con il ministro Federica Guidi e con la presidenza del Consiglio annunciando un nuovo incontro con le Regioni da convocare entro la prossima settimana”.

In mancanza di chiarezza, o comunque se non si trova un’intesa, i consigli regionali che lo riterranno – queste le parole del Presidente della Regione Puglia – potranno avviare, come previsto dalla Costituzione, la procedura del referendum contro le norme che consentono le trivellazioni”.

Ad oggi, anche se del secondo incontro tra Regioni e MISE non è dato sapere, si ha notizia certa, invece, delle dichiarazioni rese alla stampa il 7 agosto scorso dal Sottosegretario Vicari secondo la quale “Bene ha fatto Renzi a ricordare che non esiste alcuna autorizzazione da parte dello Sblocca Italia alle trivelle. Confondere scientemente le attività di ricerca con le attività estrattive significa prestare il fianco alla demagogia: mi auguro che parole del Presidente del Consiglio mettano fine alle strumentalizzazioni politiche che hanno caratterizzato il dibattito in questi giorni”.

Le affermazioni del Presidente del Consiglio e del Sottosegretario Vicari sono indicative di un chiaro e netto orientamento dell’Esecutivo che certamente non sarà sfuggito ai massimi rappresentanti delle Regioni.

Per tutte queste ragioni (aumento del numero dei procedimenti autorizzatori per progetti di estrazione/coltivazione offshore entro il limite delle 12 miglia marine dalle linee di costa; stato di avanzamento degli stessi che arriveranno a definizione a stretto giro e, comunque, non oltre 180 giorni dalla richiesta di conversione del titolo di ricerca in “titolo concessorio unico” previsto dallo Sblocca Italia; indirizzo del Governo in materia di produzione nazionale di idrocarburi), ricorsi amministrativi a parte, l’abrogazione referendaria dell’art. 35, comma 1, del Decreto Sviluppo riveste oggi caratteri di urgenza, priorità ed indifferibilità.

In ragione, dunque, della inderogabile necessità di celebrare il referendum non oltre il 2016, chiediamo nuovamente a codesta Regione di voler deliberare, ai sensi dell’art. 75 della Costituzione e nel rispetto del procedimento disciplinato dalla legge 25 maggio 1970, n. 352, la promozione di un referendum abrogativo delle seguenti disposizioni dell’art. 35, comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (“Decreto Sviluppo”), come convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134:

procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo  29 giugno 2010 n. 128  ed  i  procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi, nonché l’efficacia dei

alla medesima data, anche ai fini della esecuzione delle attività di ricerca, sviluppo e coltivazione da autorizzare nell’ambito dei titoli stessi, delle eventuali relative proroghe e dei procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi. Le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo, fatte salve le attività di cui all’articolo 1, comma 82-sexies, della legge 23 agosto 2004, n. 239, autorizzate, nel rispetto dei vincoli ambientali da esso stabiliti, dagli uffici territoriali di vigilanza dell’Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse, che trasmettono copia delle relative autorizzazioni al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare”.

DOWNLOAD: COMUNICATO STAMPA REFERENDUM ART 35 DECRETO SVILUPPO

DOWNLOAD: ELENCO DELLE SOTTOSCRIZIONI AL 3 SETTEMBRE 2015

DOWNLOAD: REITERAZIONE RICHIESTA REFERENDUM DECRETO SVILUPPO

DOWNLOAD: QUESITO REFERENDARIO ART 35 DECRETO SVILUPPO

DOWNLOAD: DELIBERA CONSIGLI REGIONALI – REFERENDUM

LEGGI ANCHE: BREVE ILLUSTRAZIONE DELLA PROPOSTA REFERENDARIA

 

SOS ADRIATICO – Rimini per un Mare senza Trivelle

In data 1 luglio 2015, le numerose organizzazioni del territorio riminese, hanno inviato alla Regione Emilia-Romagna una lettera formale in cui si chiede opposizione urgente, e con tutti i mezzi a disposizione, alla strategia di ricerca ed estrazione di idrocarburi in Adriatico, portata avanti dal Governo. Nella lettera si manifestano le tante ragioni per di opporsi a piani che privatizzano gli utili, socializzando i danni. Nasce così la campagna “SOS Adriatico”.

Riproponiamo, in questi giorni di mobilitazione civile, che precedono il prossimo sollecito ai consigli regionali italiani, perché deliberano richiesta di referendum per l’abrogazione di parte delle disposizioni contenute nell’Art. 35 del Decreto Sviluppo, fermando i procedimenti attualmente in corso entro le 12 miglia marine, il testo della missiva di luglio redatta dagli attivisti riminesi.

Privatizzazione degli utili, socializzazione dei danni

Le organizzazioni sottoelencate esprimono la più profonda preoccupazione per i progetti relativi alla ricerca ed eventuale estrazione di idrocarburi interessanti aree di oltre 3 milioni di ettari situate nel Mar Adriatico ed al largo del Delta del Po.

Si tratta di una strategia scarsamente lungimirante, priva di qualsiasi senso scientifico e negativa anche dal punto di vista economico. Lo testimoniano i recenti trend che a livello italiano e mondiale dimostrano come lo sviluppo energetico ed economico sia inesorabilmente orientato verso la sostituzione del modello fossile con quello basato su energie rinnovabili ed efficienza energetica.

Complici la discesa dei prezzi delle tecnologie rinnovabili, la maggior sicurezza di approvvigionamento energetico garantita e i sempre più stringenti limiti imposti dalla lotta congiunta ai cambiamenti climatici nel mondo, installazioni e investimenti energetici vengono sempre più orientati verso le fonti rinnovabili.
Al consenso unanime della comunità scientifica si somma quello morale di Papa Francesco con la Sua forte presa di posizione rappresentata dall’enciclica “Laudato Si”. Anche la Comunità Internazionale si sta mobilitando sempre più, con impegni e dichiarazioni sempre più cogenti in vista della COP21 sul Clima che si terrà a fine anno a Parigi e che deve essere un punto di svolta con un accordo vincolante, ambizioso ed equo, sulla progressiva eliminazione delle emissioni di gas climalteranti.

Si sta formando quindi un consenso a ogni livello, che recepisce in maniera sempre più determinante le aspettative della società civile. Mentre invece le scelte politiche adottate dall’ attuate Governo con il decreto Sblocca Italia vanno nella direzione opposta. 

Ancora una volta si sceglie di privilegiare gli interessi di pochi privati per socializzare invece rischi ambientali e danni economici.

Mentre sono ancora vive le immagini del disastro della Deepwater Horizon del 2010 nel
Golfo del Messico, si deve ricordare che in Adriatico, mare chiuso e dai bassi fondali, gli impatti delle attività di ricerca ed estrattive possono essere ancora maggiori, in virtù della scarsa capacità di auto-rigenerazione di un ecosistema così fragile.

Per quanto riguarda i danni economici, questi diventerebbero evidenti sin dalla fase di prospezione, per la quale si prevede l’utilizzo della tecnica dell’airgun dai devastanti impatti sull’ecosistema marino (e conseguente riduzione della biodiversità) e sulla pesca (con diminuzioni del pescato anche del 50%) come ormai riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale.

Inoltre, a fronte delle scarse ricadute occupazionali delle operazioni di sfruttamento degli
idrocarburi, verrebbe danneggiato sensibilmente il settore del turismo che a livello regionale conta oltre 36 milioni di presenze annue nel 2013. In questo la Riviera contribuisce con l’80% delle presenze, per un volume d’affari diretto di 8 miliardi di euro e 8 mila persone occupate, rappresentando il cuore dell’offerta regionale anche grazie ad eccellenze di livello internazionale da preservare con particolare cura, quali Ravenna, Delta del Po e Rimini.

A quanto detto va inoltre aggiunto un ulteriore rischio in termini di subsidenza, con conseguente erosione costiera e sismicità indotta. Il tutto per sfruttare riserve che, contrariamente a quanto proclamato, non sposterebbero affatto gli equilibri in termini di indipendenza energetica del Paese, dato che sarebbero sufficienti a garantire appena
qualche mese degli attuali consumi.

I firmatari di questa nota, facendosi portavoce in prima istanza delle preoccupazioni ed aspettative dei cittadini, delle associazioni economiche e produttive di categoria che vivono il territorio della provincia di Rimini, chiedono, pertanto, in modo fermo e deciso, che le SS.VV., ognuna nell’ambito dei propri importanti ruoli e competenze, si attivino affinché questo sciagurato progetto non abbia attuazione. E venga invece promossa una gestione lungimirante del mare Adriatico, già pesantemente sfruttato, favorendone la vocazione turistica, l’ospitalità, la biodiversità marina.

BREVE ILLUSTRAZIONE DELLA PROPOSTA REFERENDARIA DELL’ART. 35 (DECRETO SVILUPPO)

Una abrogazione totale dell’art. 35 non sarebbe possibile e comunque neppure auspicabile, giacché, quand’anche possibile, abrogandolo interamente si andrebbe ad abrogare anche il divieto di ricerca e di estrazione del gas e del petrolio entro le dodici miglia marine [1].

Da eliminare sarebbe, invece, la previsione della non applicabilità del divieto ai procedimenti amministrativi in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo  29 giugno 2010 n. 128, destinati a concludersi con il rilascio del titolo minerario [2]. D’altra parte, l’art. 35 è intervenuto proprio al fine di rimuovere tale divieto, introdotto con il d.lgs. n. 128/2010 a seguito del disastro petrolifero del Golfo del Messico.

Al fine di rispettare la “matrice razionalmente unitaria” del quesito, da sottoporre a referendum – con unico quesito, si intende – sarebbe anche la disposizione del n. [3], in quanto la particolare disciplina della valutazione di impatto ambientale risulta collegata alla disposizione sui procedimenti in corso: se dall’abrogazione referendaria discende il divieto dei procedimenti in corso, anche la disciplina della valutazione di impatto ambientale va, infatti, eliminata, poiché, diversamente, la disposizione resterebbe priva di efficacia.

L’abrogazione non potrebbe, invece, riguardare i titoli abilitativi già rilasciati, in quanto, in questo caso e diversamente dall’abrogazione della previsione legislativa sui procedimenti in corso, la Corte dichiarerebbe certamente l’inammissibilità del quesito, stante il limite della tutela del legittimo affidamento che la discrezionalità del legislatore (e quindi anche della proposta referendaria) incontra.

Anche le disposizioni dell’ultima parte dell’art. 35 non potrebbero essere sottoposte ad abrogazione, poiché:

  1. la disposizione del n. [4] incontrerebbe il limite della non reviviscenza della norma abrogata;
  2. la disposizione del n. [5] incontrerebbe il limite delle «leggi tributarie», secondo l’interpretazione che ne dà la Corte costituzionale.

 *****

 Decreto sviluppo (D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con l. 7 agosto 2012, n. 134)

Art. 35 – Disposizioni in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi

[1] L’articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3  aprile  2006, n. 152, è sostituito dal seguente: “17. Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in  virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni dell’Unione europea e internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della  legge 9 gennaio 1991, n. 9. [2] Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, fatti salvi i procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo  29 giugno 2010 n. 128  ed  i  procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi, nonché l’efficacia dei titoli abilitativi già rilasciati alla medesima data, anche ai fini della esecuzione delle attività di ricerca, sviluppo e coltivazione da autorizzare nell’ambito dei titoli stessi, delle eventuali relative proroghe e dei procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi. [3] Le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo, fatte salve le attività di cui all’articolo 1, comma 82-sexies, della legge 23 agosto 2004, n. 239, autorizzate, nel rispetto dei vincoli ambientali da esso stabiliti, dagli uffici territoriali di vigilanza dell’Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse, che trasmettono copia delle relative autorizzazioni al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. [4] Dall’entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente comma è abrogato il comma 81 dell’articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, i titolari delle concessioni di coltivazione in mare sono tenuti a corrispondere annualmente l’aliquota di prodotto di cui all’articolo 19, comma 1 del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, elevata dal 7% al 10% per il gas e dal 4% al 7% per l’olio. [5] Il titolare unico o contitolare di ciascuna concessione è tenuto a versare le somme corrispondenti al valore dell’incremento dell’aliquota ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato, per essere interamente riassegnate, in parti uguali, ad appositi capitoli istituiti nello stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministero dello sviluppo economico, per assicurare il pieno svolgimento rispettivamente delle azioni di monitoraggio e contrasto dell’inquinamento marino e delle attività di vigilanza e controllo della sicurezza anche ambientale degli impianti di ricerca e coltivazione in mare”.

DOWNLOAD: BREVE ILLUSTRAZIONE DELLA PROPOSTA REFERENDARIA

FEDELI ALLA LINEA; L’Appello del Coordinamento No Triv Terra di Bari

Apprendiamo dalle cronache nazionali che, l’11 Agosto 2015, la seduta del consiglio della Regione Abruzzo non si è tenuta per mancanza del numero legale dovuta all’ assenza di tre consiglieri della maggioranza di centrosinistra, delle minoranze di centrodestra e del Movimento 5 Stelle.
Sembrerebbe una “normale” crisi politica se non fosse che, al suo interno, si sarebbe dovuta votare, tra i punti all’o.d.g., la risoluzione referendaria, su richiesta dell’assessore all’ambiente Mazzocca, per l’abrogazione dell’art. 35 del Decreto Sviluppo del 2012 che ha permesso il riavvio di tutti i procedimenti d’estrazione di petrolio entro le 12 miglia marine.
Abrogandolo, si sarebbe potuto bloccare Ombrina Mare e tutte le concessioni a partire dal 2010 poste entro le 12 miglia marine.
Il consiglio regionale non si è svolto ed ogni questione è stata rimandata alla riapertura delle attività a Settembre, riducendo ancor di più la possibilità d’intervento verso la risoluzione referendaria dato che la scadenza per deliberare in merito è il 30 Settembre.
Quanto è accaduto dimostra, ancora una volta, come gli impegni presi nell’incontro di Termoli del 24 Luglio 2015, dai governatori delle regioni Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria sul tema delle trivellazioni in Adriatico e nello Ionio, siano funzionali alla “propaganda”, ma non si traducano mai in azioni concrete, in scelte nette che mettano in discussione la governance nazionale.
Il Coordinamento nazionale No Triv ha chiesto al governatore della regione Abruzzo, il 14 Agosto 2015, in una conferenza stampa, l’immediata convocazione, in seduta straordinaria, di un consiglio regionale che affronti, come unico punto all’o.d.g., la risoluzione referendaria chiesta dall’assessore all’ambiente Mazzocca, nel mese in corso.
Per quanto riguarda la situazione in Puglia, apprendiamo dal sito della regione che la stessa sta approntando, su indirizzo della precedente legislatura, i ricorsi al T.A.R. Lazio verso le nove concessioni sbloccate dal Ministero dell’Ambiente, agli inizi di Giugno, lungo le coste pugliesi.
Ci chiediamo se gli stessi siano stati inviati entro i termini utili fissati dalla legge.
Ci chiediamo anche che fine abbia fatto, nella comunicazione ufficiale, il ricorso alla corte costituzionale verso il decreto del Ministero della Sviluppo Economico che aggiorna il disciplinare tipo dell’art. 38 dello Sblocca Italia.
Sarebbe stato opportuno che la regione si fosse attivata per comunicare il numero d’iscrizione al ruolo dei ricorsi, in maniera tale da poterne seguire l’iter dai siti istituzionali.
Alla luce di tutto questo e di quanto sta avvenendo in Abruzzo, chiediamo al governatore Emiliano di dare seguito all’incontro di Luglio a Termoli e, sulla scia della proposta del Coordinamento Nazionale, convocare entro Agosto un consiglio regionale in sessione aperta che metta all’o.d.g. la risoluzione referendaria verso l’art. 35 del Decreto Sviluppo del 2012.
Ricordiamo che, in sostituzione delle 500.000 firme, troppe da raccogliere entro il 30 Settembre, sia sufficiente il pronunciamento di cinque consigli regionali e che questo, ormai, sia un atto indifferibile.
La conferenza delle regioni del Sud, prevista per il 18 Settembre all’interno della Fiera del Levante come momento di confronto per proseguire il lavoro iniziato a Termoli, sarà per noi l’occasione di verificare se le “buone intenzioni” espresse dal governatore Emiliano, si saranno nel frattempo trasformate in concrete azioni politiche ed amministrative, ovvero nella convocazione entro Agosto del consiglio regionale e nella deliberazione in merito al referendum.
La mobilitazione, in quella data, sarà funzionale a ribadire le nostre ragioni del “no” alla politica di ricerca ed estrazione di petrolio e gas a terra ed a mare ed a portare all’attenzione di tutti i danni che queste creerebbero alle attività economiche e turistiche ed alla salute dei cittadini, senza tralasciare ciò che sta già avvenendo ai confini tra Basilicata e Puglia con l’inquinamento del Pertusillo, a Taranto con l’ampliamento del centro di stoccaggio del petrolio lucano, Tempa Rossa, lascito della precedente giunta, con l’arrivo della T.A.P. e del riutilizzo del Centro Oli di Viggiano quale Hub del gas.
La convocazione del consiglio regionale, in tempo utile per deliberare sulla risoluzione referendaria entro il 30 Settembre, sarà anche il banco di prova per tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, di verifica della capacità di assumersi la responsabilità politica delle loro azioni, a differenza di quanto accaduto nel consiglio regionale in Abruzzo.

COORDINAMENTO NO TRIV TERRA DI BARI

RENZI – TRIVELLE IN MARE: GOVERNATORI “BELLI CIAO”

“Che la manifestazione del 15 luglio a Policoro fosse una passeggiata mediatica ne eravamo più che convinti, infatti, di atti concreti diretti verso il governo non ce ne sono stati nell’arco di circa 30 giorni. Dopo il primo incontro con il Mise ispirato al dialogo e alla collaborazione con il governo dov’è finito il secondo incontro con il governo Renzi sull’annosa questione delle trivellazioni in mare?

Intanto il governo Renzi ai governatori delle regioni Adriatiche e Joniche una prima risposta gliela già data proprio sulle trivellazioni in mare sotto le 12 miglia (le più impattanti), con il decreto VIA del ministero dell’Ambiente e dei Beni Culturali del 07 /08/2015 per la compatibilità ambientale sul progetto di concessione di coltivazione del progetto Ombrina Mare in Abruzzo.
http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/306/352?Testo=&RaggruppamentoID=23

Qual è la risposta dei governatori alla presa di posizione di Renzi? Nulla da dire ? Dove sono le azioni di contrasto al governo sulle trivelle in mare oltre ai ricorsi al tar che fanno anche i comuni e le associazioni ? La collaborazione cercata dai governatori di Basilicata ,Puglia e Calabria è a senso unico ? Mentre Renzi continua ad autorizzare le perforazioni in mare ? Continuiamo a intonare ancora Bella Ciao ? Che fine ha fatto poi il famoso referendum sull’art. 35 del decreto Sviluppo del governo Monti (quello sullo Sblocca Italia è un altro referendum) ? Cosa aspettano le 5 regioni ? in particolare la Basilicata dove si sta facendo melina in consiglio regionale su un argomento così delicato per chiedere il referendum ?

Il motivo per cui il Coordinamento Nazionale No Triv si è rivolto alle regioni, è molto semplice, le regioni lo possono chiedere entro il 30 settembre senza che si raccolgano le famose 500.000 firme. Si presume pertanto di andare a votare già nella primavera 2016. L’abrogazione della norma bloccherebbe circa 50 progetti di estrazione petrolifera sotto le 12 miglia marine dal canale di Sicilia, al mar Jonio e al mar Adriatico (scusate se è poco ).

La norma che si propone di abrogare consente la prosecuzione degli iter autorizzatori di 50 progetti per l’estrazione di gas e petrolio entro le 12 miglia marine, che valgono metà delle riserve certe di idrocarburi intrappolate in fondo ai nostri mari (soprattutto Canale di Sicilia, Mar Jonio e Mare Adriatico).

La norma che si propone di abrogare consente la prosecuzione degli iter autorizzatori di 50 progetti per l’estrazione di gas e petrolio entro le 12 miglia marine, che valgono metà delle riserve certe di idrocarburi intrappolate in fondo ai nostri mari (soprattutto Canale di Sicilia, Mar Jonio e Mare Adriatico).

Le famose 500.000 firme invece saranno raccolte pe il referendum contro gli art 35 e 38 legiferati, dallo Sblocca Italia e proposto dal movimento Possibile, per poi votare si presume nella primavera 2017, in attesa che la corte costituzionale si pronunci sui ricorsi delle regioni contro lo stesso decreto Sblocca Italia. In tutto questo tempo trascorso Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia twitta: il referendum sulle trivellazioni apre a uno scontro con il Governo Renzi «assai dannoso per tutti».

Ma cosa c’entra il governo Renzi se il decreto sviluppo l’ha legiferato Monti? Noi aggiungiamo che comunque questo è un problema serio che riguarda il futuro dei mari e delle economie delle regioni meridionali e che le beghe del Pd ci possono interessare meno del nulla. Mentre Renzi manda un messaggio chiaro ai governatori meridionali con il decreto Ombrina , i governatori meridionali prima che Renzi gli dica definitivamente belli ciao, cosa fanno? E’ bene ricordare a Renzi che il sud non può e non deve subire una legge e gli interessi delle lobby petrolifere.

Il sud è stanco di essere sfruttato e che ce la fa da solo se non gli si distrugge il territorio.

I cittadini si aspettano che agli annunci fatti sulle trivelle in mare soprattutto dal governatore della Basilicata abbiano seguito nei fatti, diversamente se non si ha il coraggio di certe scelte, non gli facciamo una colpa,il governatore lucano lasci l’incarico a qualche altro cittadino più coraggioso”.

Articolo di “No Scorie Trisaia”, in Olambientalista.it, 17.08.2015