REFERENDUM 2016 CONTRO LE TRIVELLE IN MARE. IL PD PREFERIREBBE EVITARLO. E IL MOVIMENTO 5 STELLE?

Il 6 luglio 2015 il Coordinamento Nazionale No Triv e l’Associazione A Sud hanno chiesto a tutte le Assemblee regionali di deliberare la richiesta di referendum, da tenere nella primavera del 2016, per l’abrogazione dell’art. 35, comma 1, del Decreto Sviluppo.
La norma che si intende abrogare consente la prosecuzione degli iter autorizzatori di 50 progetti per l’estrazione di gas e petrolio entro le 12 miglia marine.
Il “piatto” vale metà delle riserve certe di idrocarburi intrappolate in fondo ai nostri mari (soprattutto Canale di Sicilia, Mar Jonio e Mare Adriatico).

Dopo essersi incontrate il 24 luglio a Termoli ed aver concordato un elenco di cose da chiedere al Governo, cinque giorni dopo le Regioni sono state ricevute a Roma dal Sottosegretario Vicari che, come da impegno assunto, avrebbe dovuto riconvocare un nuovo tavolo nel giro di una settimana per dare notizia delle decisioni del Governo in merito alle richieste avanzate dalle Regioni (tra queste, quella di una moratoria).

Al termine dell’incontro del 29 luglio, il Presidente Emiliano precisò che in mancanza di chiarezza o, comunque, in assenza di un’intesa, il Consiglio Regionale della Puglia avrebbe potuto avviare, come previsto dalla Costituzione, la procedura del referendum contro le norme che consentono le trivellazioni [Cfr. http://www.regione.puglia.it/index.php?page=pressregione&opz=display&id=19178].

Fatto sta che la seconda riunione tra MISE e Regioni non ha avuto luogo e che di una sua convocazione non si è avuta neppure notizia.

Il 16 agosto, dopo aver firmato ed aver invitato a firmare per i referendum di “Possibile”, sempre Emiliano twittava che “referendum chiesto da Regioni apre scontro istituzionale con Governo assai dannoso per tutti”. Per il Pd, forse !?!
Nessun segnale, invece, dalle Regioni a guida centro-destra.

Alle dichiarazioni rutilanti di inizio luglio del Presidente veneto Zaia – “Abbiamo già detto no in modo netto alle trivellazioni in Adriatico e continuiamo a ribadire con fermezza la convinta contrarietà del Veneto all’uso delle perforatrici nel nostro mare”- non ha fatto seguito alcun atto concreto da parte delle forze politiche presenti in Consiglio Regionale. “Non pervenuti” Maroni e Toti, rispettivamente in Lombardia e in Liguria.

Tra l’incontro al MISE del 29 luglio ed i tweet di Emiliano si collocano cronologicamente le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Renzi e del Sottosegretario Vicari secondo cui lo Sblocca Italia non è responsabile di alcuna autorizzazione a trivellare e che “confondere scientemente le attività di ricerca con le attività estrattive significa prestare il fianco alla demagogia”.
Il quadro non sarebbe completo se non si ricordasse che pochi giorni dopo, per l’esattezza l’11 agosto, è saltato per mancanza del numero legale la seduta del Consiglio regionale dell’Abruzzo che avrebbe dovuto approvare una mozione urgente presentata dal consigliere Mario Mazzocca, che avrebbe impegnato l’assise a discutere del quesito referendario per l’abrogazione dell’art. 35 del Decreto Sviluppo. Nella migliore delle ipotesi se ne ridiscuterà il 2 settembre.

Il 18 settembre, invece, le Regioni Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Molise ed Abruzzo si dovrebbero incontrare nuovamente a Bari. Il 30 settembre scadrà invece il termine entro cui sarà possibile depositare la richiesta di referendum abrogativo.

Pd bifronte. Centro-destra assente. E il Movimento Cinque Stelle?
Il deputato Mirko Busto, i portavoce eurodeputati Piernicola Pedicini, Rosa D’Amato e Laura Ferrara, i consiglieri regionali della Puglia (Antonella Laricchia, Viviana Guarini, Mario Conca, Cristian Casili, Marco Galante, Grazia Di Bari, Gianluca Bozzetti e Rosa Barone) ed i consiglieri regionali della Basilicata (Gianni Leggieri in testa, con aggiunta di referendum su Sblocca Italia) si sono dichiarati favorevoli alla proposta del Coordinamento Nazionale No Triv (referendum nel 2016 su Decreto Sviluppo).
In Abruzzo il consigliere Sara Marcozzi ha rivendicato la primogenitura dell’opzione referendaria anti-trivelle smentendo sia l’Assessore Regionale Mazzocca sia l’ex Consigliere di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, che erano intervenuti in verità sull’art. 35 comma 1 del Decreto Sviluppo [Cfr. http://www.movimento5stelleabruzzo.it/blog/m5s-smentisce-dalfonso-mazzocca-e-acerbo-mostrando-le-carte/]
A favore del referendum 2016 sul Decreto Sviluppo si era espresso in un carteggio intercorso con il Coordinamento Nazionale No Triv anche il gruppo consiliare M5S della Regione Marche, pronto a depositare proposta di delibera già redatta con la consulenza del Prof. Enzo Di Salvatore.
Tutto questo fino alla data del 23 luglio che segna un punto di svolta nel posizionamento tattico del Movimento.
Dal Report di un incontro svoltosi il 23 luglio presso il Gruppo parlamentare del M5S, tra una delegazione parlamentare del Movimento di Grillo ed una serie di associazioni e sindacati che si occupano della scuola, si apprende infatti che:

… Il tema dell’incontro era l’iniziativa per proseguire la mobilitazione contro la “Buona Scuola” di Renzi, con particolare riferimento al tema di un possibile appuntamento referendario ma non solo … Da parte del M5S , anche se con qualche differenziazione, si è voluto ribadire che l’incontro aveva il carattere di uno scambio di informazioni propedeutico a un confronto all’interno del Gruppo parlamentare …
… Per quanto riguarda alcuni referendum, tra cui quello sull’art. 35 comma 1 del Decreto Sviluppo, la delegazione del M5S ha affermato l'”impraticabilità politica” della promozione di referendum attraverso la richiesta di 5 Consigli regionali e “la necessità che a settembre si parta tutti insieme perché ci vuole una condivisione ampia e una forte partecipazione dal basso”.

Sui temi No Triv il Movimento 5 stelle preferisce guardare “lontano” (?) fuori dai confini nazionali e fuori dal tempo odierno. Se in termini spaziali non ha fatto mancare la propria opposizione al piani petroliferi croati ed in difesa del Mare Adriatico minacciato dalle future attività estrattive nelle acque slave [cfr.http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/2015/02/trivelle-in-adriatico-ecco-la-nostra-lettera-alla-croazia-aiutaci-a-diffonderla.html], in termini temporali la prospettiva gradita alla leadership del Movimento Cinque Stelle non è quella del referendum anti-trivelle nella primavera del 2016 – con molta probabilità concomitante con il referendum confermativo sulle riforme costituzionali fortemente voluto da Renzi (“Riforme: dopo 4 voti in parlamento, faremo referendum. Perché le opposizioni urlano? Di cosa hanno paura? Del voto degli italiani? #noalibi”) – bensì quella di una stagione referendaria permanente, comprendente anche altri temi (Job Acts, Buona Scuola, Sblocca Italia, ecc.) che porti i cittadini alle urne nella primavera 2017.

Con un grande incognita tuttavia: non potendo essere depositata richiesta di referendum nell’anno che precede le elezioni politiche e nei sei mesi successivi alle elezioni.
Alla luce dei fatti verificatisi negli ultimi giorni, quel 23 luglio appare già molto distante. La delegazione pentastellata esprimerebbe oggi quella stessa posizione, assumendo sul Movimento la responsabilità di assecondare la tattica attendista e bifronte del Partito Democratico ed il rischio certo di arrivare al 2017 con le “pive nel sacco”?

Oggi più di ieri occorre invece una iniziativa produttiva di risultati non solo in termini di “piazza” ma soprattutto normativi; un segnale inequivocabile di discontinuità che interrompa la sequela di atti normativi antidemocratici piovutaci addosso dalla vittoria del Referendum sull’Acqua Pubblica in poi.
V’è necessità di restituire ai cittadini ed a i territori il potere di decidere del loro destino, senza ed oltre ogni filtro dettato da tatticismi legati alla disputa per il governo del Paese.
Cinque Stelle chiederà la convocazione di sedute di Consigli Regionali straordinari prima di settembre? Presenterà e voterà, come richiesto, a favore della richiesta di referendum per l’abrogazione dell’art. 35, comma 1, del Decreto Sviluppo o lascerà che da qui a breve vadano in porto 50 richieste di titoli concessori, così facendo un insperato regalo al Governo Renzi ed alle lobbies del petrolio?

COMUNICATO STAMPA COORDINAMENTO NO TRIV TERRA DI BARI; Chiediamo alle regioni delibere per l’abrogazione dell’art. 35 del Decreto Sviluppo

Da giorni ci chiedono, come Coordinamento NoTriv – Terra di Bari, di aderire alla raccolta firme per il referendum, promosso da Giuseppe Civati, che vede due degli otto quesiti proposti avere per oggetto le trivellazioni: il terzo riguarda l’art. 35 del Decreto Sviluppo del 2012 del governo Monti; il quarto verte sull’art. 38 del Decreto Sblocca Italia del governo Renzi.
Ci teniamo a chiarire e ribadire la nostra posizione in merito. Come coordinamento aderiamo alla proposta del Coordinamento Nazionale No Triv, chiediamo pertanto alle regioni di esprimersi nei rispettivi consigli con delibere che approvino la risoluzione referendaria dell’abrogazione dell’art. 35 del Decreto Sviluppo.
Ricordiamo infatti che, in sostituzione delle 500.000 firme, troppe da raccogliere entro il 30 settembre (!), è sufficiente il pronunciamento di cinque consigli regionali e che questo è un atto indifferibile.
Per quel che riguarda lo Sblocca Italia riteniamo che vada costruita un’altra piattaforma politica.
Inoltre, diverse Regioni e Province italiane hanno già impugnato il decreto dinanzi alla Corte Costituzionale.

COORDINAMENTO NO TRIV – TERRA DI BARI; 17 AGOSTO 2015

TRIVELLE NEL MAR JONIO INVIATE AL MINISTERO OSSERVAZIONI SULLA PERICOLOSITÀ DEL PROGETTO


La multinazionale del petrolio Schlumberger Italiana S.p.a. ha richiesto di poter operare nei fondali delle province di Crotone, Cosenza, Matera, Taranto e Lecce in ben 52 Comuni dell’Alto Jonio.

shuCASSANO ALLO JONIO (CS) – Ieri il Coordinamento nazionale No-TRIV e la rete R.A.S.P.A. hanno inoltrato le osservazioni alle integrazioni dello Studio di Impatto Ambientale (SIA) dell’istanza di prospezione idrocarburi nel Golfo di Taranto proposta da Schlumberger Italiana S.p.a.: l’istanza abbraccia le province di Crotone, Cosenza, Matera, Taranto e Lecce e riguarda 52 comuni, da Racale, Gallipoli, Manduria, Lizzano fino a Calopezzati, Mandatoriccio, Crotone, passando per tutti quelli della costa lucana e dell’Alto Jonio. Le osservazioni sollecitate dal Ministero per l’Ambiente, in seguito a tutta una serie di pareri contrari espressi nei mesi scorsi da associazioni, comitati, enti e singoli cittadini sono state redatte dalla dottoressa Rosella Cerra in collaborazione col geologo Giuseppe Ferraro. Nel documento sono stati riproposti alcuni punti non trattati nelle integrazioni (ad esempio, l’acidità del mare che influisce sulla propagazione dell’onda sonora) o che erano stati trattati in maniera poco approfondita (è il caso della presenza di sostanze nocive e pericolose nel golfo e della situazione geologica nell’intera area). Quest’ultimo argomento è stato trattato in maniera approfondita dal geologo Giuseppe Ferraro, che ha inserito un aggiornamento del database DISS (Database of Individual Seismogenic Sources) del tutto trascurato nel SIA e nelle successive integrazioni.

Questo probabilmente perché uno degli appigli utilizzati dalla società proponente per procedere nella prospezione e nella ricerca viene trovato nella “mancanza di dati geofisici di buona qualità”. Nelle conclusioni il Coordinamento nazionale No-TRIV e la rete R.A.S.P.A. ritengono “irresponsabile concedere qualsiasi tipo di autorizzazione a svolgere attività di ricerca con metodi assolutamente invasivi e pericolosi quali quelli previsti nella richiesta di concessione”. Chiedono, inoltre, che gli elevati impatti sulle varie componenti trattate derivanti dalle attività estrattive − essendo queste le finalità esclusive della ricerca − siano presi in debito conto già in questa fase. Infine, gli autori delle osservazioni alle integrazioni fornite dalla Schlumberger auspicano che gli organi competenti del Ministero dell’Ambiente, e in particolare la Commissione Tecnica di VIA, stabiliscano, una volta per tutte, l’incompatibilità ambientale delle attività in oggetto ed esprimano di conseguenza parere negativo al termine della fase istruttoria del procedimento di valutazione di impatto ambientale relativo al progetto di indagine avanzato dal soggetto proponente.

di: Redazione quicosenza.it, 14.08.2015

Osservazioni alle integrazioni all’istanza “d3 F.P-.SC”See more at: http://www.sosmediterraneo.org/osservazioni-integrazioni-d3/#sthash.Yc7IvHO8.dpuf: http://www.sosmediterraneo.org/osservazioni-integrazioni-d3/

NO TRIV “CONCERTO PER L’ADRIATICO”, IN 5.000 A ROSETO (TE)

Oltre 5.000 persone per il live conclusivo di Eugenio Finardi ed altrettante presenze partecipanti ai tanti eventi organizzati per la giornata No Triv di Roseto degli Abruzzi (Te). Un grazie alle tante sensibilità che hanno raggiunto la località costiera teramana, ai tantissimi intervenuti da fuori regione, agli attivisti, ai volontari, agli artisti, ai professionisti che hanno lavorato con abnegazione senza pari, per puro spirito di servizio e condivisione, per la riuscita della manifestazione No Triv Concerto per l’Adriatico. ‪#‎notriv‬

Coordinamento Nazionale No Triv
Abruzzo Beni Comuni
Circolo Culturale Chaikhana
La Scienza in Valigia

COMUNICATO STAMPA; SULLE DICHIARAZIONI DI CIVATI A “IL MANIFESTO”

In merito all’intervista rilasciata da Pippo Civati a Il Manifesto di domenica 9 agosto (Civati: «Renzi celebra il sud ma poi gli pianta i buchi nel mare»), nella quale si afferma che l’associazione “Possibile” ha elaborato i due referendum no triv assieme al prof. Enzo Di Salvatore, «uno dei tecnici vicini ai movimenti no triv», si precisa quanto segue.

Gli aderenti al Coordinamento Nazionale No Triv e lo stesso prof. Di Salvatore collaborano da tempo, e in modo trasversale, ad iniziative che mirino al raggiungimento della mission “no triv”.
Tale collaborazione ha riguardato, tra l’altro, la stesura di ricorsi presentati da Comuni e da Regioni, così come la consulenza e la partecipazione a molteplici iniziative intraprese dalle diverse forze politiche presenti in Parlamento.

È solo con questo spirito che il prof. Di Salvatore ha contribuito alla redazione dei quesiti presentati dall’associazione “Possibile”, relativi all’art. 35 del decreto sviluppo (2012) e all’art. 38 del decreto Sblocca Italia (2014).
Il Coordinamento Nazionale No Triv, pur condividendo i contenuti dei due quesiti referendari no triv, non è parte promotrice della campagna referendaria portata avanti dall’associazione “Possibile”.
Al momento, infatti, il Coordinamento ha sollecitato unicamente i Consigli regionali a deliberare una richiesta referendaria di abrogazione dell’art. 35 del decreto sviluppo, il cui contenuto coincide con il quesito proposto dall’associazione “Possibile”, mentre, in ragione degli impegni assunti entro il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale e in occasione dell’assemblea dei movimenti tenutasi a Pescara il 24 maggio scorso, non ha ritenuto di avanzare analoga richiesta in ordine all’abrogazione referendaria dell’art. 38 del decreto Sblocca Italia.

Il susseguirsi di decreti di compatibilità ambientale relativi a importanti progetti petroliferi (quali quelli di Ombrina Mare e della Spectrum Geo) rafforza tra gli aderenti al Coordinamento la convinzione che l’unica soluzione realmente efficace al problema resti nell’immediato quella dell’abrogazione referendaria dell’art. 35 del decreto sviluppo e prova come sia ormai inutile tentare la strada del dialogo con il Governo.

Quanto all’abrogazione referendaria dell’art. 38 del decreto Sblocca Italia, pur essendo la discussione sul punto avviata da tempo, il Coordinamento Nazionale No Triv ritiene che essa non sia ancora esaurita. E ciò in ragione della particolare complessità del provvedimento e della necessità di costruire un percorso che sia il più condiviso possibile tra le diverse forze politiche e i tantissimi movimenti interessati alla sua abrogazione. Per questo motivo, “fughe in avanti” vanno senz’altro stigmatizzate: nell’ora attuale il rischio di non centrare il bersaglio risulta particolarmente elevato.

Roma, 14 agosto 2015.
Coordinamento nazionale No Triv

COMUNICATO STAMPA NO TRIV ABRUZZO: Dalle parole si passi ai fatti, in Abruzzo come in tutta Italia

Il rinvio della seduta del Consiglio regionale dell’11 agosto, nel corso della quale si sarebbe dovuto discutere di una risoluzione urgente per tentare di fermare “Ombrina mare” e le trivelle entro le 12 miglia marine, è un chiaro indizio di instabilità politica che potrebbe determinare una serie di conseguenze sul piano del contrasto alla petrolizzazione da parte della nostra Regione.

Uno dei punti all’ordine del giorno della seduta era il voto su una risoluzione urgente presentata dall’Assessore regionale all’Ambiente Mario Mazzocca, che impegnava il Consiglio regionale a discutere del quesito referendario per l’abrogazione dell’art. 35 del “decreto sviluppo” (2012), nella parte in cui ha consentito il riavvio dei procedimenti per le estrazioni petrolifere entro le 12 miglia marine e, tra questi, quello relativo al progetto “Ombrina mare”. Ove approvata, la relativa deliberazione sarebbe stata comunicata ai Consigli regionali di tutte le altre Regioni con l’invito ad adottare uguale provvedimento, come prescritto dalla legge n. 352 del 1970 e come richiesto dal Coordinamento Nazionale No Triv e dall’Associazione A Sud con lettera del 6 luglio scorso.

Paradossalmente, mentre a Roseto degli Abruzzi ben 5.000 persone partecipavano al “No Triv – Concerto per l’Adriatico” per dire NO AGLI IDROCARBURI e NO ALLE TRIVELLE, i lavori dell’assise venivano aggiornati a settembre, alla ripresa delle attività del Consiglio regionale.

Più responsabilmente, i consiglieri regionali tutti avrebbero potuto decidere di deliberare su quel singolo punto, così decisivo per i destini dell’Abruzzo, e di rinviare ad altra data per l’esame dei restanti punti all’ordine del giorno. È prevalsa, invece, una logica diversa, improntata ad un bieco e miope cinismo, ed insensibile alla gravità della minaccia che incombe.

Il quadro è allarmante: il procedimento relativo ad Ombrina Mare procede, infatti, spedito verso l’autorizzazione delle attività estrattive, mentre la Spectrum Geo sta tentando di sferrare un colpo mortale a tutto il Mare Adriatico con la tecnica dell’air-gun.

Nel frattempo il Presidente del Consiglio Renzi e il Sottosegretario MISE Vicari hanno dichiarato che lo Sblocca Italia non è responsabile di alcuna autorizzazione a trivellare e che «confondere scientemente le attività di ricerca con le attività estrattive significa prestare il fianco alla demagogia».

Se questa è la risposta del Governo alle Regioni, che a Termoli (24 luglio) e a Roma (29 luglio) hanno chiesto di fermare le attività estrattive nel Mar Adriatico e nel Mar Jonio, la strada del “dialogo” con l’Esecutivo nazionale è divenuta chiaramente impraticabile.

Il quadro di instabilità politica in ambito regionale e il perseverare di una chiara scelta del Governo nazionale a favore delle fonti fossili impongono che tutte le forze politiche presenti nell’Emiciclo chiedano l’immediata convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio regionale per deliberare la richiesta di referendum abrogativo dell’art. 35 del “decreto Sviluppo” e per determinare ogni altra iniziativa utile per arrestare l’iter autorizzativo del progetto di coltivazione “Ombrina Mare” e del progetto di prospezione in tutto il mare Adriatico presentato dalla Spectrum Geo, contro il quale la Provincia di Teramo, i Comuni della Costa teramana e due Comuni della Costa marchigiana hanno presentato ricorso al TAR Lazio lo scorso 7 agosto.

Dal canto suo, il Coordinamento Nazionale No Triv torna a chiedere che anche le altre Assemblee regionali deliberino una medesima richiesta referendaria di abrogazione del “decreto sviluppo”, affinché, dopo i reiterati fallimenti della cattiva politica, sia restituito ai cittadini il diritto di scegliere, nella primavera del 2016, se bandire definitivamente le nuove trivelle in mare entro le 12 miglia oppure no.

Dalle mille parole senza costrutto si passi dunque ai fatti, in Abruzzo come in tutta Italia; il quesito referendario deve essere depositato entro il 30 settembre 2015.

L’Emiciclo va in ferie? Ombrina Mare e Spectrum Geo no!
Quindi, si convochi subito il Consiglio e si deliberi! L’Abruzzo e gli abruzzesi non possono aspettare!

Pescara, 14 agosto 2015

Coordinamento nazionale No Triv – Sez. Abruzzo