ESENZIONE IMU PER TRIVELLE IN MARE E’ NUOVA VERGOGNA NAZIONALE

idealGOVERNO VARA “CONDONO” PER L’ACCOPPIATA ENI-EDISON: PERSI FINO A 200 MILIONI DI EURO OGNI ANNO

SOLO PER CONTENZIOSO SU VEGA “A” ADDIO A 30 MILIONI DI EURO

Con La Risoluzione n. 3/DF del 1° giugno 2016 il Ministero delle Finanze ha di fatto esentato per il futuro i proprietari delle piattaforme in mare dal pagamento dei tributi locali; ciò in quanto assenti in Catasto.

Il che è tre volte vergognoso.

Punto primo: dopo il verdetto 3618 con cui la Sezione Tributaria della Corte di Cassazione ha condannato in via definitiva Eni al pagamento di circa 33 milioni di euro al Comune di Pineto a titolo di ICI, il Ministero ha messo le mani avanti “aggiustando” la norma a beneficio delle due società petrolifere che hanno beneficiato più di tutte della proroga sine die delle concessioni entro le 12 miglia, introdotta con la Legge di Stabilità del 2016 ed oggetto del referendum del 17 aprile.

Punto secondo: mentre le famiglie e le imprese italiane subiscono una pressione fiscale che è giunta al livello record del 44%, attraverso un condono mascherato il Governo ha accordato un ingiusto privilegio ai soliti intoccabili. Il 16 giugno, quindi, mentre milioni di italiani verseranno il primo acconto per l’IMU 2016, pochi privilegiati non saranno più tenuti a farlo.

Punto terzo: le oltre 100 piattaforme off shore avrebbero portato ogni anno nelle casse dei Comuni dai 100 ai 200 milioni di euro, spettanze arretrate a parte. Da oggi in avanti il gettito sarà pari a zero.

Sono numerosi i Comuni che hanno contenziosi aperti per diversi milioni di euro (per citarne alcuni, Scicli, Torino di Sangro, Termoli, Porto S. Elpidio, ecc.) ma sarebbero stati molti di più senza il provvidenziale salvagente del Governo.

E’ chiaro che il caso di Pineto avrebbe rappresentato un pericoloso precedente per altre amministrazioni locali sul cui territorio insistono collegamenti stabili (oleodotti e gasdotti) con le piattaforme off shore: di qui la scelta del Ministero delle Finanze che è intervenuto cambiando le regole a partita in corso.

Solo per Vega A, Eni ed Edison hanno -o meglio, dopo la risoluzione del Ministero, avevano- un conto di oltre 30 milioni di euro da regolare con il Comune di Scicli.

Solo Edison ne aveva un secondo da 9 milioni con il Comune di Porto Sant’Elpidio ed terzo da 11 milioni con quello di Termoli; in questo caso aveva provveduto perfino a pagare quanto dovuto “ancorché in via provvisoria in pendenza di giudizio”.

Con il condono voluto dal Governo, di tutto questo è stato fatto tabula rasa.

Eni ed Edison sentitamente ringraziano.

Roma, 4 giugno 2016

Coordinamento Nazionale No Triv

PERCHE’ DOBBIAMO VOTARE SI’ AL REFERENDUM NO TRIV DEL 17 APRILE

SI1) CON I QUESITI REFERENDARI ABBIAMO GIA’ OTTENUTO RISULTATI IMPORTANTI, ADESSO FACCIAMO UN ALTRO PASSO

L’esecutivo del governo Renzi per mesi ha fatto di tutto (a livello lecito e sottobanco, mettendo in campo un mix di strumenti normativi e di ricatti basati su logiche di scambio) per evitare ad ogni costo che si potesse giungere a questo importante appuntamento referendario. La determinazione con cui l’attuale compagine governativa, in maniera a volte subdola e/o sfacciatamente vergognosa, ha finora perseguito la finalità di ostacolare l’idea stessa che milioni di italiani potessero dire la loro in materia di perforazioni per la prospezione, ricerca, coltivazione di idrocarburi, ha infatti aspetti davvero grotteschi, come il ricorso alla Legge di Stabilità per eludere principi e prassi decisorie che fino a poco tempo fa sembravano inderogabili pilastri del cosiddetto “Sblocca Italia”.

E’ il caso della scomparsa “per magia”, tramite semplice emendamento, dei principi di “strategicità, indifferibilità, urgenza, pubblica utilità”, che rappresentavano l’anima stessa del decreto legge “Sblocca Italia” (poi Legge n 164/2014).

E’ il caso della titolarità all’esproprio già prima dell’esito delle attività di prospezione e ricerca, così come della facoltà di assoggettare quote considerevoli di territorio per costruire infrastrutture funzionali agli impianti ed alle attività di trasformazione e trasporto degli idrocarburi al di fuori delle aree di concessione.

E’ altresì il caso dell’abolizione del diritto di decisione da parte dello stesso presidente del consiglio, al termine di tempi ristretti e di un iter che esclude l’intesa “in senso forte” tra Stato ed Enti locali in sede di Conferenza dei Servizi. Lo stesso Piano delle Aree (dove le Companies potrebbero avanzare richieste o meno) è stato semplicemente cancellato, così lasciando alle multinazionali la facoltà non solo di continuare ad avanzare richieste di permessi e concessioni in modo selvaggio e senza criteri condivisi da Enti locali e territori, ma addirittura concedendo loro la facoltà di avvalersi di un doppio regime legislativo per l’ottenimento dei titoli.

Insomma, di 6 quesiti referendari ammessi il Novembre scorso dalla Corte di Cassazione, la Corte Costituzionale ne ha salvato solo uno, a seguito appunto degli emendamenti in Legge di Stabilità, che pur assorbendo 3 dei quesiti proposti, ne lasciava elusi altri due, attualmente impugnati per “conflitto di attribuzione” da sei delle 10 Regioni che avevano depositato i quesiti a Settembre. Ad oggi si attende il provvedimento di ammissibilità il prossimo 9 Marzo.


2) LE CONDIZIONI PER DARE UNA SPINTA CONTRO IL FOSSILE SONO FAVOREVOLI

Chi da anni avverte il peso sulla propria vita, sulla propria pelle, nel condizionamento delle scelte economiche, in quanto vive e lavora a ridosso di centri oli, raffinerie, hub portuali, pozzi petroliferi, centri e/o pozzi di stoccaggio di petrolio e di gas; quanti vivono con sotto i piedi oleodotti e gasdotti; quanti bevono e coltivano la terra con acque provenienti da falde inquinate da centinaia di sostanze chimiche, da metalli pesanti, da idrocarburi; i pescatori, i lavoratori del settore turistico/alberghiero, oggi non si chiedono SE appoggiare questo referendum, ma COME continuare ad accumulare forza sociale e politica per voltare pagina, per chiudere con leucemie, tumori, avvelenamento di acqua, aria, suolo, cibo, per andare finalmente oltre il modello energetico fondato sulle fossili.

La combinazione, negli ultimi mesi, della campagna planetaria di pressione dal basso verso i lavori della conferenza internazionale sul clima a Parigi (COP 21), con la forte sensibilizzazione provocata dalla lettera enciclica di Papa Francesco “Laudato sì”, ha fatto da detonatore per le lotte territoriali contro le grandi opere, in un contesto internazionale di accelerazione dell’iniziativa bellica, di forte e veloce cambiamento degli assetti geopolitici, mentre resta perdurante la tendenza al ribasso storico del costo unitario di produzione del barile.


3) IL VOTO DEL 17 APRILE FAVORISCE UNA GRANDE COALIZIONE SOCIALE PER ATTUARE LA TRANSIZIONE ENERGETICA FONDATA SULLE RINNOVABILI PULITE

Il voto del 17 Aprile è un voto immediatamente politico, in quanto, al di là della specificità del quesito, residuo di trabocchetti e scossoni, esso è l’UNICO STRUMENTO di cui i movimenti che lottano da anni per i beni comuni e per l’affermazione di maggiori diritti possono al momento disporre per dire la propria sulla Strategia Energetica nazionale che da Monti a Renzi resta l’emblema dell’offesa ai territori, alle loro prerogative, alla stessa Costituzione italiana.

Lo sanno bene le centinaia di comitati e di associazioni, i comitati che lottano contro le piattaforme a mare, così come contro la Tap, contro le centinaia di chilometri di tubi delle reti di gas su faglie sismiche, contro centrali e pozzi di stoccaggio che provocano sismicità indotta per decreto ministeriale, contro le raffinerie che emettono sostanze nocive, contro i depositi di stoccaggio a rischio di incidente rilevante e di inquinamento della falda; lo sanno i produttori ortofrutticoli, gli allevatori, così come le reti per l’opzione Combustione Zero Rifiuti Zero. Se alle centinaia di associazioni a carattere nazionale si sono aggiunti i comitati No Tav della Val di Susa, così come il Forum nazionale per l’Acqua Pubblica, la Confederazione Cobas, la Fiom, non è certo in virtù di una squallida operazione di sommatoria aritmetica delle piccole convenienze locali.

Di certo chi conosce gli equilibri sociali, politici, culturali, economici, di chi gestisce (tra l’altro senza mandato elettorale!) le sorti di circa 60 milioni di italiani, sa bene che il referendum “questo referendum”, rappresenta la porta stretta attraverso cui solo uno potrà passare: o vinceranno la furbizia ed il gioco sporco che il governo Renzi sta conducendo con estrema arroganza e sicumera in nome della TTIP, delle lobbies inceneritorie, finanziarie, delle multinazionali, o vinceranno le ragioni di chi chiede diritti, dignità, rispetto dei territori e della salute, affermazione del valore d’uso attraverso esercizio diffuso, decentrato e diretto, dal basso, di più democrazia. Non abbiamo scelto noi il quesito su cui far convergere, in questa delicata fase di transizione autoritaria e centralizzatrice dei poteri, l’intelligenza e la potenza delle reti del conflitto e della proposta per quello che fino a pochi anni or sono si definiva comunemente “un altro mondo è possibile!”.

Abbiamo comunque uno strumento di convergenza comune, una tabella che indica con chiarezza il percorso praticabile. Sappiamo bene che ci attende un percorso duro ed irto di ostacoli, ma dobbiamo essere fieri di quanto siamo riusciti a fare finora; ancor più di quanto stiamo facendo, senza smettere di essere ambiziosi! Portare al voto 26 milioni di italiane/i (tanti ne occorrono per il quorum!), sapendo tra l’altro che i sondaggi danno il Sì al 40% (nemmeno per lo scorso referendum su Acqua Pubblica e Nucleare a Febbraio davano tanto!), vuol dire sintonizzarsi fraternamente, solidarizzare, crescere concentrandosi sull’obiettivo. Vuol dire mettere a disposizione non un freddo dispositivo di propaganda, ma attivare un sentire comune, attivare saperi e progettualità essenziali per la sfida della transizione.

La transizione alle rinnovabili pulite non può essere una delega in bianco alla miglior convenienza delle lobbies energetiche. E’ anzitutto controllo consapevole esercitato dal basso in condizioni di condivisione e di formazione/autoformazione costante; è espropriazione del monopolio alienato della scienza e pratica della soddisfazione a misura di bisogni collettivi individuati.


4) LA SPINTA REFERENDARIA COSTRINGE MOLTE COMPAGNIE A RINUNCIARE

Soltanto fino a poche settimane fa sarebbe stato azzardare immaginare che, dopo la pioggia di richieste di permessi, alcune compagnie potessero abbandonare il campo. La spinta referendaria, letta come recepimento formale di una pressione materiale costante e crescente dovuta ai crescenti cicli di lotta sviluppatisi nell’intero paese, in terra ed in mare, ha creato, contrariamente ai servili desiderata dell’esecutivo centrale, un quadro di forte incertezza normativa. Adesso è un fatto che il governo ha dovuto emanare un apposito decreto di azzeramento per il permesso in Adriatico “Ombrina mare due” della Rockhopper, una delle più discusse e controverse concessioni a mare, che nonostante ripetute mobilitazioni di massa, ricorsi, leggi regionali, sembrava ineluttabilmente in fase di avvio operativo.

Stessa sorte per l’odiato permesso chiesto dalla compagnia Petroceltic di fronte alle isole Tremiti; per un permesso della Appennine Energy nello Jonio, dove inoltre, in questi giorni, la Shell abbandona i giacimenti nel golfo di Taranto, inviando al Ministero dello Sviluppo Economico la lettera con cui rinuncia al permesso di cercare il petrolio nel mare fra Puglia, Basilicata e Calabria, con le istanze riguardanti i due permessi di ricerca d7482fr-sh e d7482fr-sh.


5) I TERRITORI CONTINUANO A CONTARE

In pochi mesi il processo messo in atto dalla strategia referendaria ha consentito di ottenere un vero e proprio capovolgimento dell’impianto centralizzatore e decisionista del famigerato “Sblocca Italia”. Un primo banco di prova riguarda il recupero delle competenze regionali nelle procedure di Via per il progetto di movimentazione e stoccaggio di petrolio e di gas a Taranto, in Puglia, provenienti dal nuovo Centro Oli di “Tempa Rossa”, in Basilicata, e destinati alla raffinazione off shore.

La giunta regionale pugliese torna, grazie all’assorbimento dei quesiti referendari negli emendamenti alla Legge di Stabilità, ad avvalersi di poteri e competenze, mentre i cittadini ed i movimenti dispongono nuovamente di un importante interlocutore istituzionale, che nel peggiore dei casi potrà essere destinatario di azioni di conflitto e di pressione. Come ai tempi delle mobilitazioni per sollecitare le amministrazioni comunali a deliberare per chiedere ai rispettivi presidenti di giunta regionale l’impugnazione dell’art. 38 dello Sblocca Italia, il referendum agisce da esplicito catalizzatore motivazionale all’azione deliberante di giunte e consigli comunali contro numerose richieste di permessi, come sta accadendo in diversi comuni campani e lucani in questi giorni, dove sono i sindaci a convocare esponenti di comitati No Triv e movimenti a loro sostegno.


6) RENZI TEME LA DEBACLE PER LE “SUE” RIFORME ISTITUZIONALI

Abbiamo poco tempo per riuscire ad incidere in modo adeguato ed efficace. Il Governo, obbligato a stabilire una data per la celebrazione del referendum No Triv, non a caso sceglie la prima domenica utile per legge. Oltre a sacrificare senza batter ciglio l’equivalente dell’ammontare annuale delle royalties (non meno di 350 milioni di Euro!), pur di evitare l’election day, sta tentando di sabotare i tempi per il normale dispiegamento di una campagna elettorale degna di questo nome. In realtà il presidente del Consiglio non vuole che la strada per il referendum confermativo istituzionale, stabilito ad Ottobre 2016, tra cui la revisione del Titolo V della Costituzione (di cui lo Sblocca Italia è una sostanziale anticipazione), possa in alcun modo essere ostacolato da altri fenomeni di grande catalizzazione del dissenso.

Il referendum del 17 Aprile rappresenta in realtà un potente momento di accumulo positivo di energie sociali, di saperi, di creatività, di veloce incremento di relazioni operative tra reti consolidate.

Lo stesso Renzi ha più volte dichiarato che in caso di sconfitta del “suo” referendum istituzionale abbandonerebbe il suo ruolo attuale e la stessa politica. Allora, diamo una mano al campione del decisionismo neoliberista a lasciare campo libero ad una grande coalizione per il bene comune! Il quadro è quindi complesso e dinamico. Gli elettori hanno voglia e necessità, dopo anni di lotte, di potersi esprimere non solo nel merito dei quesiti ammessi, ma dell’intera Strategia Energetica Nazionale. Raggiungere il quorum in tempi così brevi e sapendo coinvolgere vittoriosamente 26 milioni di cittadine/ italiane/i, significherebbe saper guidare dal basso un intero processo di trasformazione sociale e politica di un paese ammuffito ed intristito da una crisi asfittica, con effetti trascinanti anche per le lotte di altri paesi europei.

REFERENDUM: SCHIAFFO ALLA DEMOCRAZIA. IL GOVERNO BRUCIA 360 MILIONI DI EURO E BOICOTTA IL REFERENDUM NO TRIV PERCHE’ SA DI PERDERE LA BATTAGLIA CONTRO LE TRIVELLE

idealNel Consiglio dei Ministri del 10 febbraio 2016, il Governo ha fissato la data per il voto referendario al prossimo 17 aprile, non accogliendo così la richiesta avanzata dalle Associazioni e dai Comitati ambientalisti, dalle Regioni e dai Parlamentari di accorpare il referendum alle prossime elezioni amministrative.
In questo modo, il Governo decide di buttare via circa 360 milioni di euro di denaro pubblico.
Ed è paradossale che nello stesso Consiglio dei Ministri di ieri si sia deciso, per un verso, di bruciare 360 milioni di euro e, per altro verso, di rinviare l’adozione di un provvedimento finalizzato all’erogazione di un indennizzo in favore dei risparmiatori truffati da Banca Etruria, per un importo pari a 200 milioni di euro.
La campagna referendaria si aprirà formalmente solo con il decreto di indizione del Capo dello Stato e solo a partire da quel momento i mezzi di comunicazione di massa saranno tenuti a concedere ai delegati regionali gli spazi previsti.
D’altra parte, dinanzi alla Corte Costituzionale pendono ancora due conflitti di attribuzione promossi dalle Regioni nei confronti del Parlamento e dell’Ufficio Centrale per il Referendum (Cassazione), che la Legge di stabilità non aveva soddisfatto. Nel caso l’esito del conflitto di attribuzione fosse positivo si voterebbe per altri due quesiti, uno relativo al piano delle aree e l’altro alla durata dei titoli in terraferma.
Il Coordinamento Nazionale No Triv si appella al Capo dello Stato Mattarella osservando:
– che l’Election Day è assolutamente necessario al fine di risparmiare 360 milioni di euro;
– che dinanzi alla Corte costituzionale pendono ancora due conflitti di attribuzione e che, qualora il giudizio della Corte dovesse essere positivo, il referendum potrebbe svolgersi su tre quesiti e non solo su uno; diversamente vorrebbe dire che nel 2016 gli italiani saranno chiamati alle urne ben cinque volte: per i due referendum abrogativi (1+2), per le elezioni amministrative (+ballottaggio) e per il referendum costituzionale;
– che la decisione del Governo costituisce uno schiaffo alla democrazia, in quanto, stabilendo che si vada al voto in tempi così ravvicinati, non consente che gli elettori siano adeguatamente informati sul referendum;
– che – al di là del voto che gli italiani potrebbero esprimere sul quesito referendario – la decisione assunta ieri contiene in sé un chiaro obiettivo: il boicottaggio del referendum, e cioè il non raggiungimento del quorum.

Roma, 11 febbraio 2016
Coordinamento Nazionale No Triv

AI LAVORATORI IN LOTTA A GELA

idealMentre a Gela è in corso una straordinaria e determinata mobilitazione operaia e popolare contro lo svuotamento del protocollo d’intesa sottoscritto da governo regionale, parti datoriali ed organizzazioni sindacali a novembre 2014, tutti si interrogano sui possibili sviluppi della lotta, che da tempo assume le caratteristiche di una battaglia per il destino di un’intera area della Sicilia. “I lavoratori hanno fermato tutti i 65 pozzi on shore; la mobilitazione è destinata a crescere nei prossimi giorni”, ha detto Emilio Miceli, segretario generale della Filctem Cgil, aggiungendo che “avevamo avvertito l’Eni dei rischi connessi a un rallentamento degli investimenti a Gela come nel resto del Paese e che gli impegni presi con il suggello del presidente del Consiglio, arrivato di gran corsa a Gela, non venivano rispettati”. Per il leader nazionale della Filctem Cgil l’Eni “come abbiamo detto più volte, sta dismettendo la sua presenza in Italia e il Governo non può assistere a un fatto così eccezionale senza dire parole chiare”.
Un comunicato sulle ambiguità e contraddizioni del protocollo di Gela a firma del Coordinamento nazionale No Triv – sez Sicilia di fine Novembre 2014 denunziava gli effetti concomitanti degli aspetti giuridici, economici, politici, di un bluff annunziato.
Come mai i vertici nazionali e locali della stessa Fiom Cgil, oltre che della Filctem, delle rappresentanze di categoria di Cisl e Uil, si sono detti unanimemente entusiasti, siglando senza battere ciglio?
Eppure si sapeva di essere di fronte ad una crisi strutturale di settore, riguardante da una lato il calo della domanda, dall’altro (vedi allegato No Triv) l’eccedenza dei volumi di raffinazione.
Oggi che una violenta crisi complessiva di carattere politico/economico/militare sta sconvolgendo vecchi e consolidati assetti geopolitici, mettendo sotto gli occhi di tutti gli effetti speculativi e competitivi del ribasso del prezzo del barile a circa un quarto del prezzo stabilito ai tempi del protocollo di Gela, Eni svende, diversifica, elude. Crocetta e Renzi si tengono lontani dagli scenari dei conflitti sociali, mostrando in tal modo il vero grado di subordinazione alle scelte di Eni.
La recente decisione della Corte Costituzionale di dichiarare ammissibile la celebrazione del referendum No Triv crea una situazione nuova, che operai, popolazioni di Gela e siciliane, insieme con le parti più avvedute ed illuminate delle associazioni ambientaliste e sindacali locali e nazionali, auspichiamo sappiano cogliere al meglio, sapendo respingere i tentativi del governo Renzi di giustificare la crisi del settore della raffinazione ed il fallimento del protocollo del 2014 dando la colpa all’iniziativa No Triv, magari all’enciclica di papa Francesco ed alla COP 21 a Parigi, per costruire, insieme, una straordinaria vertenza improntata alla richiesta di reddito ed occupazione legati alla transizione energetica, alle bonifiche ambientali, alla riqualificazione del rapporto tra agricoltura, pesca, turismo, archeologia.
Siamo d’accordo con Maurizio Marcelli, responsabile nazionale Fiom per l’Ufficio Salute, Ambiente e Sicurezza, che in comunicato stampa afferma che “la campagna per conquistare la vittoria a questo referendum deve iniziare da subito e la Fiom, sarà con il movimento ‘NoTriv’ per conquistare il consenso a questa battaglia, che è anche quella di tanti lavoratori metalmeccanici” e che “sostenere il ‘no’ alle trivellazioni nel mare non vuol dire solo tutelare l’ambiente, ma anche affermare che è possibile una nuova idea di sviluppo, fondata sulle energie rinnovabili che non modificano il clima e non determinano danni alla salute e in un contesto di vera democrazia, dove le istanze dei cittadini e delle persone non siano cancellate a favore degli interessi dei grandi gruppi finanziari”, ma oggi la non più rinviabile necessità di garantire reddito, salute, ambiente vivibile, servizi, dignità, ci chiama tutti a responsabilità epocali.
Se sapremo darci una mano saremo in grado di allontanare lo spettro della disoccupazione, dell’esilio, del ricatto del nuovo autoritarismo dei poteri centralizzati e separati e della mafia, contribuendo ad una nuova ed esaltante stagione di riscossa della democrazia e della solidarietà.

Coordinamento nazionale No Triv
21 Gennaio 2016

ALLEGATO 1: ANNOTAZIONI SUL PROTOCOLLO DI INTESA PER GELA

ALLEGATO 2: APPELLO DEL COORDINAMENTO NO TRIV – AI LAVORATORI DI GELA – VERSIONE WORD

IL REFERENDUM NO TRIV SI FARA’ – INTERVISTA RADIOFONICA A ROSANNA RIZZI

radioDopo la sentenza della Corte costituzionale, che ha ammesso il quesito referendario in difesa dei mari italiani, promosso dalla rete dei movimenti italiani No Triv e dagli attuali 9 Consigli regionali facenti parte del comitato referendario, Rosanna Rizzi – del Coordinamento nazionale No Triv (No Triv Terra di Bari) – è intervenuta stamattina in diretta radiofonica a Radio Città del Capo, durante la trasmissione “Sulla bocca di tutti”.

Nel file Audio, l’intervista rilasciata all’emittente radiofonica emiliana.

 

 

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IL REFERENDUM NO TRIV SI FARA’ !!!

REFERENDUMLa Corte Costituzionale dà ragione ai movimenti ed alle Regioni referendarie e ammette il quesito sul mare. Con il conflitto di attribuzione è possibile il recupero anche degli altri due quesiti.
Apprendiamo con grande soddisfazione che la Corte Costituzionale ha ammesso il quesito referendario sul mare, così come riformulato dalla Corte di Cassazione. I cittadini saranno chiamati a esprimersi per evitare che i permessi già accordati entro le 12 miglia possano proseguire anche oltre la scadenza, per tutta la “durata della vita utile del giacimento”. Rimane fermo il limite delle 12 miglia marine, all’interno delle quali non sarà più possibile accordare permessi di ricerca o sfruttamento.
La sentenza della Corte Costituzionale dimostra come le modifiche alla normativa apportate dal Governo in sede di Legge di Stabilità non soddisfacevano i quesiti referendari e, anzi, rappresentavano sostanzialmente un tentativo di elusione.
Tre dei sei quesiti depositati da 10 regioni il 30 settembre 2015 sono stati recepiti dalla Legge di Stabilità, il quarto viene ora ammesso dalla Consulta, mentre sugli ultimi due quesiti è stato promosso da sei Regioni un conflitto di attribuzione nei confronti del Parlamento. I due quesiti riguardano la durata dei permessi e il Piano delle Aree, abilmente abrogato dal Governo nella Legge di Stabilità. Il Piano obbliga lo Stato e i territori a definire quali siano le aree in cui è possibile avviare dei progetti di trivellazione. Si tratta di uno strumento di concertazione stato-regioni che risulta essere fondamentale soprattutto in vista del referendum confermativo delle riforme costituzionali che, con la riforma del titolo V, accentrano il potere in materia energetica nelle mani dello Stato.

Roma, 19 gennaio 2016

Coordinamento nazionale No Triv

MINISTRA GUIDI E MISE SBAGLIANO: IL PERMESSO DI RICERCA PETROCELTIC, AL LARGO DELLE ISOLE TREMITI, E’ DENTRO LE 12 MIGLIA

petrocelticL’area interessata dal permesso di ricerca «B.R274.EL», al largo delle Isole Tremiti, delle coste del Molise e dell’Abruzzo, non è tutta oltre il limite delle 12 miglia. I tecnici del MISE ed il Ministro Guidi hanno preso un granchio.
“Non è la prima volta” -dichiara Domenico Sampietro, del Coordinamento Nazionale No Triv- “è già accaduto con l’istanza del permesso di prospezione della Spectrum Geo che interessa 30.000 kmq. nel Mare Adriatico.
Anche in quel caso le misurazioni ministeriali si sono rivelate inesatte“.

Subito dopo la pubblicazione sul B.U.I.G. del 31/12/2015, un giorno prima dell’entrata in vigore della Legge di Stabilità, del decreto di conferimento del permesso di ricerca «B.R274.EL» alla Società Petroceltic Italia S.r.l., eravamo stati chiari: l’area off shore interessata dall’istanza ricadeva in parte entro le 12 miglia“, rincara la dose Stefano Pulcini, del Coordinamento Nazionale No Triv.

 
petroceltic2Contrariamente a quanto afferma il Governo, non è affatto “tutto a posto”.
Non lo sono le norme contenute sulla Legge di Stabilità 2016 sul divieto di attività entro le 12 miglia; non lo è quella sulla durata dei titoli e neppure quella -gravissima- sull’abrogazione del Piano delle Aree.

C’è ben poco di cui discutere: bisogna andare avanti con il Referendum, recuperando anche i quesiti sul Piano delle Aree e sulla durata dei titoli. Punto e basta!

Roma, 18 gennaio 2016

Coordinamento nazionale No Triv

NO TRIV ABRUZZO: LA GIUNTA D’ALFONSO HA TRADITO IL REFERENDUM ED IL CONSIGLIO REGIONALE

DALFONSODa giorni il Coordinamento Nazionale No Triv chiede al Governo e al MISE di chiarire gli aspetti applicativi della modifica normativa introdotta dal Governo in Legge di Stabilità, che prevede il ripristino delle 12 miglia marine come limite minimo all’interno del quale non è consentito concedere permessi per ricerca ed estrazione di petrolio e gas.
Quella previsione normativa, se coerente con lo spirito referendario No Triv, nei prossimi giorni dovrebbe portare il MISE al rigetto delle istanze offshore totalmente interferenti con le aree interdette ed al preavviso di rigetto per quelle parzialmente interferenti.
Il rischio è chiaro: se i procedimenti in corso si intendessero “sospesi”, come già accaduto in passato dopo il Decreto Prestigiacomo, essi ritornerebbero a nuova vita in occasione della prossima svolta normativa pro-trivelle, ragionevolmente subito dopo il referendum costituzionale del prossimo autunno.
“Apprendiamo da L’Unità del 12 gennaio – dichiara il Prof. Enzo Di Salvatore, costituzionalista e cofondatore del Coordinamento Nazionale No Triv – che secondo il il Presidente del Consiglio «c’è una sospensiva per le perforazioni entro le 12 miglia». Riteniamo questa fonte più autorevole di ogni altra e rivelatrice, oltre ogni dubbio, delle reali intenzioni del Governo. Il rigetto delle istanze di ricerca e delle concessioni di coltivazione entro le 12 miglia non è mai rientrato nei piani del governativi: diversamente i nostri emendamenti alla Legge di Stabilità non sarebbero stati bocciati. Così, in due mosse, il Governo impedisce che la volontà popolare possa esprimersi: prima modifica la norma e poi la lascia morire in fondo ai cassetti del MISE”.
Negli scorsi giorni il Coordinamento Nazionale No Triv ha inviato una diffida al MISE a rigettare le istanze totalmente interferenti con le aree interdette e ad emanare i preavvisi di rigetto per quelle parzialmente interferenti. Ha chiesto inoltre ai Presidenti di Regione di fare altrettanto.
“Questo è stato fatto anche per l’istanza di concessione di coltivazione Ombrina Mare -dichiara Enrico Gagliano, cofondatore del Coordinamento Nazionale No Triv e Presidente dell’Associazione Abruzzo Beni Comuni – L’11 gennaio abbiamo diffidato il Ministero a provvedere all’immediata emanazione ed alla conseguente pubblicazione sul B.U.I.G. del decreto di rigetto dell’istanza di Concessione di Coltivazione in Mare d 30 B.C-.MD.

Giudicando regolare il referendum sulle attività petrolifere in mare e rimettendolo al giudizio della Corte Costituzionale, la Cassazione ha confermato che c’è il rischio che Ombrina si farà. Chi anche in queste ore si affanna a dichiarare di ritenere raggiunto l’obiettivo referendario, arrivando a sfilarsi e perfino a schierarsi con il Governo contro 9 Regioni e contro le 200 associazioni che innescarono il percorso referendario, finge di non tenerne conto”.
Le Regioni che sostengono il Referendum No Triv infatti sono rimaste in 9. Il consigliere delegato abruzzese, Lucrezio Paolini, ha ritirato la delega al professor Stelio Mangiameli a seguito di una decisione assunta dalla Giunta Regionale all’insaputa del Consiglio Regionale e malgrado il Referendum fosse nella sola disponibilità della Corte Costituzionale.
Ieri, in tarda serata, si è poi appreso anche che la Regione Abruzzo si è costituita in giudizio dinanzi alla Corte costituzionale CONTRO le altre 9 Regioni e a sostegno del Governo per chiedere che il Referendum No Triv sia dichiarato inammissibile. Il delegato regionale si è costituito in giudizio dinanzi alla Corte costituzionale, a nome del Consiglio Regionale senza che il Consiglio, unico legittimato a farlo, abbia mai deliberato al riguardo.
Quindi il prossimo 19 gennaio davanti alla Corte si troveranno, da un lato, il Governo e la Regione Abruzzo e, dall’altro, le 9 Regioni.
Il Coordinamento Nazionale No Triv ritiene che non si sia semplicemente di fronte al tradimento, di per sé grave, irresponsabile e censurabile, del Referendum No Triv ma dinanzi ad un duplice atto di cui non può sfuggire la natura violenta e potenzialmente eversiva, di fronte al quale le forze sinceramente democratiche, al netto della diversità di opinioni sull’oggetto del Referendum, non possono rimanere inerti.

In un Paese normale -rincarano la dose Di Salvatore e Gagliano- le opposizioni non esiterebbero a chiedere le dimissioni immediate del Presidente D’Alfonso e della sua Giunta. L’Assemblea eletta da TUTTI gli abruzzesi è stata by passata da “pochi intimi” che hanno deciso, in perfetta solitudine, di andare nella direzione esattamente contraria a quella decisa dal Consiglio Regionale. Eppure avevamo messo in guardia tutti fin da lunedì scorso, appena saputo che la Regione Abruzzo non avrebbe sollevato il conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale sulla questione del Piano delle Aree.

Come si fa ad affermare che le ragioni referendarie sono da ritenersi soddisfatte dalla Legge di Stabilità quando la Cassazione ritiene ammissibile il quesito sulle 12 miglia? quando 9 Regioni si costituiscono in giudizio dinanzi alla Corte Costituzionale contro il Governo e 6 lo fanno per difendere, con il Piano delle Aree, il loro potere di decidere in quali aree non debba potersi trivellare?
“Rinunciare a salvare il Piano Aree -sottolinea Di Salvatore- significa rinunciare al quesito referendario n.2, proprio quello che avrebbe consentito alle Regioni di poter mettere becco nelle decisioni riguardanti tutto il mare territoriale ed anche quello delle 12 miglia”.
Altro che nuove modifiche normative per estendere il Mare Blu. Questo è solo fumo negli occhi!

Sulla partita referendaria il Governo e Renzi hanno giocato e continuano a giocare la loro partita, che è anche quella delle compagnie petrolifere, in vista dello scontro finale che si avrà in occasione del referendum sulla revisione costituzionale.
In questo hanno trovato un alleato prono e fedele nel Presidente della Regione Abruzzo che forse così confida di poter ottenere in cambio lo stop definitivo di Ombrina, le agognate risorse del Master Plan e, con un secondo endorsement di Renzi, una corsia preferenziale sulla Pescara-Roma.

Pescara, 16 gennaio 2016

Coordinamento Nazionale No Triv – Sezione Abruzzo

VIDEO: SERVIZIO TG3 RAI  – CONFERENZA STAMPA A PESCARA; DAL MINUTO 3.30

VIDEO: SERVIZIO RETE 8 ABRUZZO

RENZI AMMETTE : LE ISTANZE ENTRO LE 12 MIGLIA SONO SOLO SOSPESE

unitaDa giorni il Coordinamento chiede al Governo e al MISE di chiarire l’applicazione reale della modifica normativa introdotta dal Governo in Legge di Stabilità, che prevede il ripristino delle 12 miglia marine come limite minimo all’interno del quale non poter concedere permessi per ricerca ed estrazione di petrolio e gas.

Tale previsione normativa, se coerente con lo spirito referendario No Triv, dovrebbe portare il MISE al rigetto per i permessi totalmente interferenti, e al preavviso di rigetto per quelli parzialmente interferenti.

Il rischio è chiaro: se i procedimenti in corso rimanessero “sospesi” nella burocrazia ministeriale (o addirittura prorogati in attesa di tempi migliori: Ombrina mare docet, il cui permesso di ricerca è stato sospeso per un anno) tornerebbero a vivere magari alla prossima svolta normativa pro-trivelle, forse subito dopo il referendum costituzionale del prossimo autunno.

Il Coordinamento Nazionale No Triv ha inviato una diffida al MISE, e chiesto ai Presidenti di Regione di fare altrettanto per i permessi territorialmente competenti.

La certezza è la base del diritto.

“Apprendiamo dal quotidiano l’Unità di ieri” – ha affermato Domenico Sampietro del Coordinamento Nazionale No Triv – “e dalle parole dello stesso premier Renzi, che il blocco dei procedimenti in corso entro le acque territoriali è da intendersi come una “sospensiva” voluta dallo stesso governo” di tutti i procedimenti amministrativi per il rilascio di titoli abilitativi entro le 12 miglia dalla coste italiane”. E conclude – “Questo è il segno che il rigetto non avverrà mai o, quantomeno, non sarebbe contemplato”.

Così, in due mosse, denunciano i No Triv, il Governo evita che la volontà popolare possa esprimersi: prima modifica la norma, poi la fa affogare tra le carte del Ministero.

Le Regioni referendarie possono rimanere impassibili?

QUALI PROSPETTIVE PER IL REFERENDUM NO TRIV: INTERVISTA RADIOFONICA AD ENRICO GAGLIANO

radioQuali prospettive per il Referendum No Triv, dopo le modifiche normative inserite dal Governo in sede di approvazione della legge di Stabilità 2016 e votate favorevolmente dal Parlamento lo scorso fine dicembre?

Facciamo il Punto sui sei quesiti, sulla loro sorte e sulle prossime azioni promosse.

Nel file audio una breve intervista ad Enrico Gagliano, esperto di questioni energetiche del Coordinamento nazionale No Triv, andata in onda questa mattina su Radio 1 Rai, durante la trasmissione “Voci del Mattino”.

 

(AUDIO): INTERVISTA RADIO AD ENRICO GAGLIANO – DA “VOCI DEL MATTINO” – RADIO RAI DEL 15 GENNAIO 2016

PER APPROFONDIRE …

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FOCUS: MINARE IL REFERENDUM E RILANCIARE L’ATTIVITA’ PETROLIFERA (FOCUS SUL PIANO DELLE AREE)

COMUNICATO STAMPA NO TRIV (09.01.16): NO TRIV, A SORPRESA LA CASSAZIONE BOCCIA IL GOVERNO. OK AL REFERENDUM SUL MARE. SOPPRESSO IL PIANO DELLE AREE. I NO TRIV: E’ URGENTE CHE LE REGIONI SOLLEVINO UN CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE NEI CONFRONTI DEL PARLAMENTO DAVANTI ALLA CORTE COSTITUZIONALE