PITESAI FUORI TEMPO MASSIMO. IL GOVERNO “DELLA TRANSIZIONE” PONGA IL BLOCCO DI NUOVE ATTIVITA’ DI PROSPEZIONE E RICERCA DI IDROCARBURI

Dopo due anni di attesa, la montagna partorisce un mezzo topolino in zona Cesarini. Quasi in contemporanea con la cerimonia della Campanella, il Ministero dell’Ambiente pubblica il Rapporto Preliminare del Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee,  primo passo della VAS a cui il PITESAI è assoggettato per legge.
A questa fase preliminare seguirà  l’elaborazione del Rapporto ambientale che il Ministero dello Sviluppo Economico, assieme al Pitesai, metterà a disposizione del Ministero dell’Ambiente, che potrà essere osservato entro i successivi 60 giorni. Ma bisognerà attendere altri 90 giorni perché il ministero dell’Ambiente possa esprimere parere motivato dopo aver svolto le attività tecnico-istruttorie, acquisito e valutato la documentazione presentata, osservazioni, obiezioni e suggerimenti.
Solo alla fine di questo lungo percorso, il Mise, di concerto con Minambiente potrà approvare il Piano.
Tutto questo avrebbe dovuto compiersi entro il 13 febbraio scorso ma, vista la complessità della materia, non v’è certezza che, come previsto in alcuni emendamenti al Milleproroghe, fissare un nuovo termine di adozione dello strumento al 12 agosto 2021 possa essere risolutivo.
Due dati sono tuttavia inoppugnabili: 1) nei due anni avuti a disposizione, i Governi Conte 1 e Conte 2 hanno disatteso ogni aspettativa; a poco è servito dare dimostrazione di laboriosità (finta) pubblicando il Rapporto Preliminare sul suono della campanella, dopo aver taciuto la verità anche in risposta a diverse interrogazioni parlamentari; 2) se, come non improbabile, verrà accolto uno specifico emendamento al Milleproroghe della Lega, ora forza di Governo, che l’adozione del Pitesai venga posticipata o meno i procedimenti amministrativi relativi alle istanze di prospezione e ricerca potranno ripartire non appena pubblicata in Gazzetta la legge di conversione, senza necessità di attendere la fine della moratoria.
Il cerino resta oggi mano al Governo Draghi, con il suo Ministero della transizione ecologica di nuovo conio, a cui, per coerenza con le roboanti dichiarazioni di intenti della vigilia, spetterebbe esercitare l’unica opzione possibile, seria e credibile, nell’ottica di una rapida decarbonizzazione del sistema Paese: porre il blocco definitivo di ogni nuova attività di prospezione e ricerca di idrocarburi sia in mare sia su terra ferma.
Roma, 15 febbraio 2021
Coordinamento Nazionale No Triv