SOSPENSIONE TRIVELLE, MENTRE I TECNICI DEL MISE LE SPARANO GROSSE, IL MINISTRO RESTA NELL’OMBRA E IN SILENZIO. DI MAIO, DOVE SEI?

Nella giornata di lunedì, in risposta ad un comunicato del Coordinamento Nazionale No Triv che poneva al Governo il problema della mancanza di provvedimenti amministrativi che attuasSero le sospensioni previste dalla legge 12/2019, il MISE rispondeva seccamente (nel senso di “seccato”) che “l’art. 11-ter del DL Semplificazioni dispone direttamente la sospensione dei procedimenti e delle concessioni in essere relativi a permessi di prospezione e ricerca di idrocarburi, senza demandare a successivi atti amministrativi l’attuazione del dettato normativo”.

Più che smentire, dagli uffici di Via Molise qualcuno allora dovrebbe spiegare perché appena tre anni fa Il Direttore generale per la sicurezza dell’approvvigionamento e le infrastrutture energetiche, a seguito dell’approvazione in Legge di Stabilità 2016 di una norma che vietava il rilascio di titoli di ricerca e concessione di coltivazione di idrocarburi in mare entro il limite delle 12 miglia marine, si premurò di disporre, con comunicazione del 29 gennaio 2016, n. 2457, il rigetto dell’istanza dell’istanza di concessione di coltivazione «d 30 B.C-.MD» (Ombrina Mare 2), presentata dalla Società RockHopper Italia S.p.A..
E quel provvedimento non fu il solo: sul BUIG n°1 del 31 gennaio 2016 furono pubblicate altre 26 comunicazioni di rigetto, parziale o totale, di istanze di permesso di prospezione, di permesso di ricerca e di concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi (v. https://unmig.mise.gov.it/images/buig/60-1.pdf ).
Tornando un attimo ad “Ombrina Mare 2”, la decisione di Rockhopper Exploration di richiedere un risarcimento danni allo Stato italiano fa riferimento alla decisione di febbraio 2016 del Ministero dello Sviluppo Economico di rigettare la domanda di concessione di coltivazione (v.https://rockhopperexploration.co.uk/2017/03/commencement-international-arbitration/). La richiesta di arbitrato non parrebbe fare dunque riferimento alla norma contenuta nella Legge di Stabilità 2016 bensì ad un successivo provvedimento attuativo adottato dal MISE.
La vicenda di Ombrina Mare 2 smentisce dunque la tesi contenuta nella replica del Mise a No Triv e ci porta ad evidenziare un secondo aspetto di non secondaria importanza di tutta questa (apparentemente) intricata vicenda.
Non adottare provvedimenti amministrativi ad hoc di sospensione dei permessi e dei procedimenti amministrativi già avviati produce che non vi sia alcun atto da impugnare qualora si ritenga illegittima quella sospensione; e questo comporterebbe l’impossibilità ulteriore di far arrivare sul tavolo della Corte costituzionale la legge del Parlamento se si sospettasse che l’illegittimità derivi dalla legge.
In assenza di un provvedimento amministrativo, il cittadino o la compagnia petrolifera resterebbero privi di mezzi per poter agire in giudizio a tutela dei propri diritti e interessi; e ciò nonostante che in Costituzione si precisi che “contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria e amministrativa” (art. 113).
Non è irragionevole quindi ipotizzare che il MISE non abbia adottato i provvedimenti di sospensione al preciso scopo evitare che fossero a rischio impugnazione davanti al TAR e che in quella sede si potesse chiedere alla Corte costituzionale di pronunciarsi sulla legittimità della legge.
Le conseguenze sul piano politico ed elettorale sarebbero state inimmaginabili ed incalcolabili.
Sorprende anche -fatto salvo che alle compagnie Oil&Gas non siano state date rassicurazioni su un cambio di rotta dopo le Europee di maggio- che nessuna società petrolifera abbia posto il problema.
Il che insinua anche un dubbio a cui solo il MISE può dare risposta: sulla base della legge 12/2019, al Ministero risulta che le società petrolifere abbiano sospeso le loro attività spontaneamente? Quali azioni ha avviato il MISE per controllare “sul campo” l’effettivo rispetto delle sospensioni? Sono state disposte ispezioni? In caso affermativo, quante e dove? Sono state inviate “comunicazioni” alle società petrolifere?
Attendiamo risposta dal MISE.
E inoltre.
Il Ministero dello Sviluppo Economico (“mano destra”) dice che non occorre alcun provvedimento di sospensione; tuttavia il Ministero dell’Ambiente (“mano sinistra”) si premura di comunicare ad ogni singolo Comune che un certo procedimento in corso rientri tra quelli sospesi dalla legge: se la sospensione fosse operativa automaticamente, perché allora darne comunicazione?
Infine c’è da tener presente (ce lo ricorda MISE nella sua smentita, e per questo lo ringraziamo) che la legge 12/2019 non sospende tutti i procedimenti, ma ne fa salvi alcuni (v. art. 11-ter, comma 4): come potrebbe la società petrolifera, in assenza di un provvedimento amministrativo che concerna il singolo procedimento, sapere se il titolo che ha in portafoglio (o il procedimento che ha avviato) rientri tra quelli sospesi?
Cosa dicono i solerti e zelanti burocrati del MISE rispetto a tutti i punti fin qui richiamati? E il Ministro rimasto finora nell’ombra e in silenzio?