SHELL ABBANDONA L’ARTICO PER LO JONIO, MA RISCHIA GROSSO CON I REFERENDUM

jonio2Il 13 Ottobre scorso la Commissione Tecnica VIA del Ministero dell’ambiente si è espressa per la compatibilità ambientale di due istanze di permesso di ricerca presentate a fine 2009 dalla Shell Italia Ep.
Le due istanze, contraddistinte dalle sigle d73 F.R- SH e d74 F.R-SH, interessano il Golfo di Taranto e, seppur distinte sotto il profilo autorizzativo, costituiscono per Shell un tutt’uno sotto il profilo industriale.

Delle due istanze gemelle, la d74 F.R-SH è giunta a noi grazie all’art. 35, comma 1, del Decreto Sviluppo, convertito in legge sotto il Governo Monti e oggi sottoposto a referendum abrogativo.

Il suo inquadramento geografico è descritto anche nella Sintesi non tecnica del progetto redatto dalla Shell: “Il punto più a Nord del blocco in oggetto si trova a circa (meno) 12 miglia nautiche da Capo Spulico, la parte più orientale dista circa 8 miglia marine da Trebisacce, mentre il punto più a Sud dista circa 14 miglia da Punta Alice”.

Secondo uno studio del MISE, l’area di ricerca è interferente al 100% con una lunga serie di aree interdette ai sensi del Decreto Prestigiacomo (SIC: Fiumara Trionto, Macchia della Bura, Fondali Crosia- Pietrapaola, Dune di Camigliano). Il 30 novembre 2010, infatti, il MISE notificò alla Shell un preavviso di rigetto.
Stessa sorte toccò in pari data alla gemella d73 F.R- SH perché interferente per intero con la Zona di Protezione Speciale Alto Jonio Cosentino.

I progetti espansionistici della Shell nello Jonio, coerenti con la Strategia Energetica Nazionale, possono e devono essere arrestati: grazie allo Sblocca Italia, si fa concreta la possibilità che, una volta individuato il Piano delle Aree ed ottenuti i permessi di ricerca, la compagnia olandese richieda ed ottenga la conversione dei titoli di ricerca in titoli concessori unici.

Tutto questo, però, può essere evitato. È importante, quindi, che:

  • le amministrazioni interessate propongano ricorso al TAR Lazio contro i decreti VIA del 13 ottobre scorso.
  • la Regione Calabria segua l’esempio della Regione Abruzzo che nei giorni scorsi ha approvato una legge ad hoc per vietare qualsiasi attività di ricerca e di coltivazione di idrocarburi al di sotto del limite delle 12 miglia dalle linee di costa o dalle aree naturali protette.
  • nel frattempo vada avanti spedito il processo referendario. Dei sei quesiti referendari, infatti, ben tre (contro trivelle entro le 12 miglia; contro conversione titolo di ricerca in titolo concessorio unico e pronunciamento della Conferenza Unificata Stato-Regioni sul Piano delle Aree, mare compreso) sono in grado di arrestare l’avanzata di Shell nel Golfo di Taranto.

Ma lo sforzo più grande dovrà farlo la politica, rimediando in extremis alle pessime scelte effettuate in materia energetica ed ambientale negli ultimi anni e puntando sulla riconversione ecologica del sistema economico attivando, quindi, tutti gli strumenti di programmazione possibili e disponibili.

Le Amministrazioni interessate sono:
Regioni: Basilicata, Calabria
Province: Crotone, Cosenza, Matera
Comuni: Corigliano Calabro, Montegiordano, Roseto Capo Spulico, Albidona, Rossano, Ciro’ Marina, Crucoli, Rotondella, Rocca Imperiale, Cariati, Pietrapaola, Crosia, Scanzano Jonico, Nova Siri, Cassano all’Ionio, Policoro, Ciro’, Scala Coeli, Mandatoriccio, Trebisacce, Villapiana, Amendolara

Roma, 16 ottobre 2015

Coordinamento nazionale No Triv

TRIVELLE NEL MAR JONIO INVIATE AL MINISTERO OSSERVAZIONI SULLA PERICOLOSITÀ DEL PROGETTO


La multinazionale del petrolio Schlumberger Italiana S.p.a. ha richiesto di poter operare nei fondali delle province di Crotone, Cosenza, Matera, Taranto e Lecce in ben 52 Comuni dell’Alto Jonio.

shuCASSANO ALLO JONIO (CS) – Ieri il Coordinamento nazionale No-TRIV e la rete R.A.S.P.A. hanno inoltrato le osservazioni alle integrazioni dello Studio di Impatto Ambientale (SIA) dell’istanza di prospezione idrocarburi nel Golfo di Taranto proposta da Schlumberger Italiana S.p.a.: l’istanza abbraccia le province di Crotone, Cosenza, Matera, Taranto e Lecce e riguarda 52 comuni, da Racale, Gallipoli, Manduria, Lizzano fino a Calopezzati, Mandatoriccio, Crotone, passando per tutti quelli della costa lucana e dell’Alto Jonio. Le osservazioni sollecitate dal Ministero per l’Ambiente, in seguito a tutta una serie di pareri contrari espressi nei mesi scorsi da associazioni, comitati, enti e singoli cittadini sono state redatte dalla dottoressa Rosella Cerra in collaborazione col geologo Giuseppe Ferraro. Nel documento sono stati riproposti alcuni punti non trattati nelle integrazioni (ad esempio, l’acidità del mare che influisce sulla propagazione dell’onda sonora) o che erano stati trattati in maniera poco approfondita (è il caso della presenza di sostanze nocive e pericolose nel golfo e della situazione geologica nell’intera area). Quest’ultimo argomento è stato trattato in maniera approfondita dal geologo Giuseppe Ferraro, che ha inserito un aggiornamento del database DISS (Database of Individual Seismogenic Sources) del tutto trascurato nel SIA e nelle successive integrazioni.

Questo probabilmente perché uno degli appigli utilizzati dalla società proponente per procedere nella prospezione e nella ricerca viene trovato nella “mancanza di dati geofisici di buona qualità”. Nelle conclusioni il Coordinamento nazionale No-TRIV e la rete R.A.S.P.A. ritengono “irresponsabile concedere qualsiasi tipo di autorizzazione a svolgere attività di ricerca con metodi assolutamente invasivi e pericolosi quali quelli previsti nella richiesta di concessione”. Chiedono, inoltre, che gli elevati impatti sulle varie componenti trattate derivanti dalle attività estrattive − essendo queste le finalità esclusive della ricerca − siano presi in debito conto già in questa fase. Infine, gli autori delle osservazioni alle integrazioni fornite dalla Schlumberger auspicano che gli organi competenti del Ministero dell’Ambiente, e in particolare la Commissione Tecnica di VIA, stabiliscano, una volta per tutte, l’incompatibilità ambientale delle attività in oggetto ed esprimano di conseguenza parere negativo al termine della fase istruttoria del procedimento di valutazione di impatto ambientale relativo al progetto di indagine avanzato dal soggetto proponente.

di: Redazione quicosenza.it, 14.08.2015

Osservazioni alle integrazioni all’istanza “d3 F.P-.SC”See more at: http://www.sosmediterraneo.org/osservazioni-integrazioni-d3/#sthash.Yc7IvHO8.dpuf: http://www.sosmediterraneo.org/osservazioni-integrazioni-d3/