“VERSO IL REFERENDUM NO TRIV”. A ROMA, L’8 NOVEMBRE, ASSEMBLEA NAZIONALE PER ORGANIZZARE INSIEME LA STAGIONE REFERENDARIA

ROMA8La nascita, tre anni fa, a Pisticci Scalo in Basilicata, del Coordinamento Nazionale No Triv non ha natura esogena rispetto ai coordinamenti e alle reti locali e interregionali sviluppatisi dal basso nel corso dell’ultimo decennio nel nostro paese.

Solo l’anno precedente si era celebrata in Italia una coinvolgente e appassionata campagna referendaria per affermare il diritto all’acqua quale bene comune, per sottrarre questo bene alla privatizzazione e al profitto e per riaffermare (per la seconda volta dopo il 1987!) in maniera chiara e inequivoca il no all’opzione nucleare.

L’ossatura della composizione soggettiva dei movimenti che, in quella campagna referendaria, dal basso hanno saputo con caparbietà collegare, controbattere, unire, garantire presenza capillare sui territori, spendendosi con intelligenza ed efficacia, pur nella totale scarsità delle disponibilità economiche, fino alla vittoria, col raggiungimento e addirittura con un ampio superamento del quorum richiesto, anche per i No Triv era sostanzialmente la stessa.

Emblematico al riguardo l’incontro a carattere nazionale che si è avuto a Roma nel Novembre 2012 tra il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e il neonato Coord naz No Triv, in cui tutti i convenuti hanno ribadito non soltanto l’evidente complementarietà tra i due movimenti, ma la loro sostanziale e “naturale” integrazione.

Molti, tra i fondatori del Coord. No Triv, sono al contempo attivisti del Forum dei Movimenti per l’Acqua , così come lo sono per le rinnovabili pulite e decisamente per il no secco al nucleare.

Il flusso che lega e rilancia i movimenti per i beni comuni è ancora una volta lo stesso che è attento a interpretare le esigenze dei territori tentando di legarle a una proposta a carattere quantomeno interregionale.

Il Coord No Triv nasce non a caso nell’estate del 2012, in quanto la spinta alla coniugazione spontanea dal basso dei comitati di lotta contro le richieste di autorizzazione finalizzate alle attività di ricerca e di coltivazione di idrocarburi in terra e in mare, difficilmente sarebbe mai giunta a maturazione in virtù di un processo di spontanea aggregazione territoriale.

La vera spinta al confronto e all’impulso organizzativo proveniva (e proviene tuttora) dalla coniugazione tra crisi finanziaria internazionale e scelta normativa volta a facilitare l’illusione di facili e veloci introiti fiscali legati alla trasformazione del Welfare State in Estractive State.

Il famigerato art. 16 dell’ex “decreto per le Liberalizzazioni”, gli artt. 35 e 38 del “decreto sviluppo (Dl 83,ora L 134/2012); la bozza di SEN (Strategia Energetica Nazionale); la prima bozza di revisione costituzionale del Tit. V; sono le principali leve, tutte targate 2012, dell’accelerazione allo stravolgimento della forma Stato nel nostro paese, improntata appunto all’estrattivismo (fiscale) e alla centralizzazione autoritaria nelle mani dell’Esecutivo dei non eletti (Renzi è il terzo della serie).

Non deve pertanto risultare strano se oggi ci troviamo ad affrontare una battaglia referendaria riguardante in primis proprio l’art. 35 del Dl 83 ora L 134/2012. Il primo atto formale del nascente Coordinamento, nella calura di metà Luglio 2012 a Pisticci, fu, infatti, una lettera indirizzata a tutti i parlamentari italiani a non convertire in legge l’allora art. 35 del Dl 83. Il Coordinamento poi ha insistito, anche sollecitando proposte di legge parlamentare (che ci sono e non sono andate a buon fine!); partecipando a specifiche audizioni parlamentari; denunciando sui media e in ogni dove il furbesco aggiramento esercitato dal trio Monti/Passera/Clini per garantire ai petrolieri la realizzazione di 25 progetti, come Ombrina in Abruzzo, Vega B nel Canale di Sicilia (cui potrebbero aggiungersene altre decine).

Il percorso seguito dal Coord. No Triv è stato in questo lineare e coerente, conducendo anche in questi anni (già da fine 2012/inizi 2013) una campagna, in perfetta solitudine, contro i rischi di delegittimazione e sottrazione dei poteri concorrenti Stato/Regioni.

Lo Sblocca Italia

Il devastante approccio decisionista dello Sblocca Italia ha fatto il resto, mostrando la corda iperliberista e ballando sul baratro del cimitero della democrazia formale e sostanziale.

Cortei, manifestazioni in ogni dove, dossier, campagne stampa, efficaci servizi radio e TV; nascita di nuovi comitati territoriali e di nuovi coordinamenti (si pensi a Democrazia e Costituzione!), hanno alimentato le proteste.

La “questione energetica” (meglio dire i proventi fiscali attesi dalla trivellazione a tappeto), con tutte le conseguenze e le derivate (politiche, economiche, sociali) evidenziate dalle sofferenze dei territori da decenni aggrediti dalle multinazionali del settore, è esplosa nel paese, ben oltre i confini dei coordinamenti e dei movimenti (territoriali e/o nazionali che siano).

Dopo i disegni di legge andati a vuoto; dopo una campagna a tappeto per far deliberare in ogni dove i Comuni “in soggezione” contro lo Sblocca Italia, per sollecitare i rispettivi presidenti regionali a impugnare presso la Corte Costituzionale (quindi contro i truffaldini commi introdotti nella Legge di Stabilità 2015 in sostituzione del comma 1bis dell’art. 38 dello Sblocca Italia; poi contro il Nuovo Disciplinare Tipo ambientale, con relativo sollecito al ricorso al TAR del Lazio), la richiesta politica di dare spazio nelle reti e nei movimenti alla necessità/opportunità di ricorrere allo strumento referendario si è arenata, nei movimenti, sulla soglia di un dibattito solo accennato, soffocato in partenza, ma sostanzialmente fermo a considerazioni di opportunità di tipo statistico (vedi al proposito l’esito delle assemblee Contro lo Sblocca Italia a Napoli il 7 Dicembre 2014; a Montesano sulla Marcellana il 18 Gennaio 2015; il report dell’assemblea nazionale Nosbloccaitalia a Pescara del 24 Maggio scorso).

In conclusione, (al netto di ogni iniziativa a carattere regionale, delle manifestazioni, delle interpellanze etc)  per evitare di trovarsi per oltre 30 anni le trivelle nelle acque territoriali, almeno per le richieste sbloccate dal governo Monti e accelerate da Renzi, e dopo che le associazioni ambientaliste nazionali storiche avevano posto fondati dubbi circa la mancanza dei tempi necessari alla raccolta delle 500 mila firme occorrenti per promuovere i referendum, Il Coord No Triv ha ritenuto di dover sollecitare il ricorso all’art. 75 della Costituzione e si è passati alla richiesta alle 5 Regioni necessarie.

Il Coord. No Triv , al termine di 3 anni di solleciti, ha proposto il referendum abrogativo di parte dell’art. 35 L 134/2012, per due sostanziali ordini di motivi:

  • Si tratta dell’ultimo strumento che la legge consente di adoperare prima che le autorizzazioni, sulla spinta dell’accelerazione impressa dalla richiesta di attribuzione del titolo concessorio unico, possano essere rilasciate alle compagnie petrolifere, rendendo la situazione irreversibile.
  • La scelta del governo Renzi di far approvare a maggioranza (senza i 2/3 richiesti) le leggi di revisione costituzionale comporta l’indizione (già annunciata) di un referendum confermativo (ai sensi dell’art. 138 Cost), da celebrarsi entro l’autunno del 2016. Lasciare “in solitaria” la campagna dei referendum confermativi istituzionali significherebbe non contrapporre, di fatto, alcun serio ostacolo contro l’arrogante imposizione di provvedimenti antidemocratici. Il referendum abrogativo No Triv, anche celebrato pochi mesi prima di quello confermativo istituzionale, potrebbe rappresentare comunque un valido contributo al rafforzamento delle ragioni della campagna in difesa della Costituzione.

La prospettiva della campagna referendaria si inserisce, quindi, nella situazione politica attuale quale elemento dinamico che aiuta a far saltare gli innumerevoli giochi politici orientati alla possibilità di far rimanere compatibili ambiguità e contraddizioni generate con effetto domino dal disposto normativo di Sblocca Italia e revisioni costituzionali.

Il progetto dell’Esecutivo ha iniziato a manifestare segni di implosione, dopo aver portato al limite la stessa tenuta delle relazioni sociali.

Il Referendum No Triv

Il fatto che (in numero ben superiore al necessario) le Regioni accettassero di deliberare per il varo del referendum abrogativo dell’art. 35 della L 134/2012, come richiesto dal Coord. No Triv, ha ovviamente suscitato meraviglia mista a soddisfazione, soprattutto perché un esito politicamente non scontato si è consumato praticamente a ridosso del limite temporale stabilito al 30 Settembre dalla Legge 352/70.

Inoltre, le assemblee legislative dei 20 Consigli regionali, lo scorso 11 Settembre a Roma, si esprimevano favorevolmente e all’unanimità anche per il varo di un pacchetto di altri quesiti abrogativi, incentrati sulla necessità di recupero e garanzia delle competenze regionali e implicitamente sulla richiesta di moratoria delle autorizzazioni.

La conferenza dei 6 presidenti di Regione a Bari, presso la Fiera del Levante, lo scorso 18 Settembre, ha suggellato politicamente la decisione delle assemblee consiliari regionali, aprendo di fatto un nuovo capitolo nella storia delle relazioni Stato Regioni non solo in materia ambientale ed energetica.

Nessuno in tale contesto può chiamarsi a questo punto fuori dai giochi.

Qualora la Corte Costituzionale dovesse emettere giudizio di compatibilità per i quesiti presentati, la partita referendaria entrerebbe nel vivo e stare alla finestra vorrebbe dire rinunciare a ingigantire le crepe che la SEN sta mostrando dalla sua nascita; mentre invece occorre anche saper approfittare della situazione di sbandamento e ripensamento che governo e multinazionali sono costretti a subire all’ombra del calo del costo del barile.

Il combinato disposto referendario delinea con chiarezza la prospettiva di una moratoria delle attività onshore e offshore.

Sarà compito di tutte/i rendere più incisiva la comunicazione e il confronto sociale diffuso e costruttivo.

Dobbiamo confrontarci, approfondire con lucidità il quadro controverso ma in movimento in cui ci troviamo, per poter affrontare insieme la nuova sfida che ci attende.

Abbiamo bisogno di avviare un processo organizzativo adeguato, sapendo fare tesoro dei consensi ottenuti nel crescendo delle ultime settimane.

Per poter affrontare con serenità e decisione i prossimi mesi che ci separano dal probabile svolgimento del voto referendario, vediamoci tutte/i a Roma, Domenica 8 Novembre, dalle ore 10 alle ore 17 presso il C.S.O.A.“Parco delle Energie” EXSNIA, via Prenestina n° 173.

Si propone, in vista dell’incontro a carattere nazionale, aperto agli esponenti delle 200 associazioni e alle persone che hanno sottoscritto il nostro appello, nonché agli esponenti e rappresentanti delle altre associazioni ambientaliste e culturali, il seguente ordine del giorno, che si auspica possa essere utilmente arricchito e condiviso.

Di seguito, in termini generali, la proposta di O.d.G della giornata, che verrà sottoposta al vaglio dell’Assemblea:

a) Valutazione della proposta complessiva emergente dall’analisi dei singoli quesiti, e individuazione delle modalità di gestione della campagna referendaria;

 b) Formazione di uno (o più) gruppo/i di lavoro nazionale/i per:

– l’organizzazione complessiva della campagna referendaria;

– l’elaborazione di un vademecum informativo e dei materiali generali;

– l’organizzazione di un ufficio comunicazione e stampa;

 c) Formazione dei gruppi regionali per garantire il funzionamento delle reti locali in sinergia con le reti nazionali;

 d) Individuazione dei criteri di raccolta fondi per garantire un’adeguata operatività delle iniziative (manifesti, volantini, spostamenti per convegni, assemblee, ecc.);

 e) Formazione di un gruppo di coordinamento delle iniziative locali e nazionali per favorire il potenziamento sinergico tra lotte su singole vertenze e referendum, ed il collegamento con i coordinamenti che stanno sorgendo in tutta Italia sia per contrastare le riforme costituzionali sia per contribuire alla raccolta delle firme per altri referendum (Italicum, Scuola, Job Act, ecc.).

Roma, 26 ottobre 2015

Coordinamento Nazionale No Triv

Vi invitiamo a condividere l’invito alla partecipazione con chiunque voglia diventare protagonista di questo percorso e a comunicare all’indirizzo di posta elettronica referendumnotriv@gmail.com la presenza all’Assemblea Nazionale di domenica 8 novembre.

APPROFONDIMENTI: IL TESTO DEI QUESITI REFERENDARI NO TRIV PROPOSTI ALLE REGIONI

DOWNLOAD: ASSEMBLEA NAZIONALE VERSO IL REFERENDUM NO TRIV

 

IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE, DELLA DEMOCRAZIA, DEI TERRITORI

costAlla luce degli ultimi passaggi parlamentari sulla riforma costituzionale, riproponiamo “il Documento di Crotone”; nato e sottoscritto da centinaia di Associazioni, Movimenti, Comitati italiani a seguito dell’iniziativa pubblica promossa da Coordinamento nazionale No Triv dal titolo “Difesa dei Beni Comuni e revisione della Costituzione”, tenutasi nella città calabrese il 12 e 13 luglio 2014.

Ribadiamo così la nostra ferma opposizione ed il nostro dissenso ad una “riforma” che si pone in palese violazione del principio autonomistico e democratico, qualificati come principi fondamentali della nostra forma di Stato.


 

IL DOCUMENTO DI CROTONE; IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE, DELLA DEMOCRAZIA, DEI TERRITORI 

È in corso un attacco alla nostra Costituzione, alla nostra democrazia, ai nostri territori.
Il quadro complessivo delle riforme costituzionali, unitamente alla riforma della legge elettorale, delinea una svolta autoritaria, che vanifica il sistema delle garanzie costituzionali e lascia presagire uno scenario istituzionale, a seguito del quale i cittadini avranno meno capacità decisionale.

Noi non siamo contrari ad una ipotesi di revisione della Costituzione, ma siamo contrari a questa revisione, che compromette la democrazia, minandola negli organi di rappresentanza territoriale, e che favorisce la blindatura della casta partitica in Parlamento.
Il disegno di legge di revisione costituzionale attualmente in discussione interviene principalmente su due questioni: il bicameralismo e l’assetto delle competenze legislative dello Stato e delle Regioni. Si tratta di due questioni strettamente connesse.

Il riordino delle competenze legislative previsto andrà a vantaggio dello Stato e a sicuro detrimento del ruolo delle Regioni. Se la riforma vedrà la luce, lo Stato potrà ergersi a decisore unico delle sorti dell’ordinamento locale, dei beni culturali e paesaggistici, del turismo, dell’energia, del governo del territorio, delle infrastrutture strategiche e di altre materie ancora.
La ratio sottesa alla proposta è quella di impedire che le Regioni possano in futuro legiferare su tali materie, partecipare ai procedimenti amministrativi, sostenere proposte alternative equo-sostenibili, opporsi alla realizzazione di numerosi progetti (come le grandi opere inutili e le infrastrutture strategiche), che le collettività locali e regionali contestano da tempo, per le evidenti implicazioni che hanno sui beni comuni e, in primo luogo, sulle risorse naturali.
È sufficiente pensare alla materia energetica.
Sebbene la riforma costituzionale del 2001 abbia attribuito l’energia alla competenza concorrente dello Stato e della Regione, la Corte costituzionale ha da tempo sostenuto che lo Stato possa sì disciplinare per intero la materia in presenza di interessi di carattere unitario, ma a condizione che alle Regioni sia lasciata la possibilità di esprimersi sulle scelte energetiche effettuate a Roma attraverso lo strumento dell’intesa. L’intesa della Regione si configura, infatti, come una sorta di compensazione per la “perdita” di competenza dovuta alla decisione dello Stato di attrarre a sé la competenza sulla materia energetica. Con il disegno di legge di revisione costituzionale questa (implicita) garanzia verrà, invece, meno. In questo modo, i progetti energetici potrebbero non richiedere più l’assenso della Regione.
Si pensi alla miriade di progetti petroliferi che il Governo ha in serbo di realizzare in Basilicata, in Abruzzo, in Sicilia, in Puglia o in Campania: in questi e in altri casi lo Stato farà sicuramente da sé.

Lo stesso può dirsi per le materie che residueranno in capo alle Regioni, posto che in ogni tempo lo Stato potrà esercitare la specialissima prerogativa che la riforma gli riserva: quella di privare la Regione della possibilità di legiferare anche nelle materie residuali solo perché così piace allo Stato, e cioè “quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”.

D’altra parte, il duro colpo che alla democrazia regionale e locale verrà inferto non potrà trovare rimedio neppure attraverso la partecipazione delle Regioni e dei Comuni in seno al nuovo Senato. Nonostante, infatti, che il nuovo art. 57 Cost. dichiari che i senatori rappresentano le “istituzioni territoriali”, le modalità di elezione individuate (attraverso i Consigli regionali) e il limitato numero di seggi a disposizione di ciascuna Regione (da attribuire “in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio”) finiranno, nei fatti, per favorire la presenza in seno al Senato dei partiti più grandi e rafforzare finanche l’egemonia degli stessi nella Camera dei Deputati, agevolati, in questo, da una legge elettorale in corso di approvazione profondamente ingiusta e antidemocratica.

In conclusione, la riforma costituzionale del Governo Renzi si pone in palese violazione del principio autonomistico e del principio democratico, qualificati come principi fondamentali della nostra forma di Stato. Per questa ragione ci opponiamo fermamente alla revisione costituzionale in corso e invitiamo i parlamentari tutti a non votare il disegno di legge e i cittadini a sostenere le ragioni del nostro dissenso.