Trivellazioni in Puglia

(UNA RISPOSTA A JACOPO GILIBERTO – “IL SOLE 24 ORE)

La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile un ricorso per conflitto di attribuzione promosso nel 2016 dalla Regione Puglia contro il Ministero dello Sviluppo economico per aver adottato, il Ministero, un permesso di ricerca di idrocarburi in mare (presso le Isole Tremiti) in favore della società petrolifera Petroceltic senza che nel procedimento fosse coinvolta la Regione.
Come commenta Jacopo Giliberto su Il Sole 24 Ore? In questo modo:

1) «La Corte Costituzionale in sostanza ha sentenziato che le Regioni non hanno alcun diritto sul mare e che le autorizzazioni alla ricerca e allo sfruttamento di giacimenti spettano esclusivamente allo Stato, cioè al ministero dello Sviluppo economico»;

2) che, pertanto, «la società petrolifera irlandese Petroceltic può ricominciare a cercare giacimenti nel mare pugliese»;

3) che, tuttavia, avendo la Petroceltic rinunciato al permesso di ricerca presso le isole Tremiti, «ormai è tardi. Soldi sfumati, investimenti persi, petrolio e gas in più da importare a caro prezzo pagandolo a sceicchi, oligarchi e califfati islamici».

Giornalismo scorretto. E ne spiego le ragioni.

1) Perché la Corte ha dichiarato inammissibile il conflitto? Per un motivo preciso: perché la legge n. 239 del 2004 ha stabilito che l’intesa della Regione sui progetti petroliferi sia dovuta solo per la terraferma e non anche per il mare e che il dubbio di legittimità concernerebbe, semmai, la legge (la mancata previsione dell’intesa per il mare), ma non il permesso in sé, che è un atto amministrativo e che deve essere adottato secondo quello che la legge stabilisce. Se si fosse ritenuta illegittima la legge, la Regione avrebbe dovuto impugnarla a suo tempo, e cioè nel 2004, entro 60 giorni dalla pubblicazione della stessa. Dove sta scritto, nella sentenza, che il mare spetta solo allo Stato? Certo, si dirà: ma altre sentenze della Corte lasciano intendere che sia così. Non tutte, a dire il vero. Diciamo pure questo: la Costituzione non suddivide la competenza legislativa tra lo Stato e la Regione in base alla terraferma e in base al mare, ma adotta un unico criterio: quello delle materie. E la materia energia è – giusto o sbagliato – attribuita congiuntamente allo Stato e alla Regione. Questa competenza, dunque, spetta congiuntamente ad entrambi anche in riferimento al mare territoriale. Si dirà, ancora: però sussistono esigenze di carattere unitario che giustificano l’attrazione allo Stato della competenza energia per intero. D’accordo. Ma il principio è lo stesso: tanto per la terraferma quanto per il mare territoriale, la Regione ha comunque diritto di porre rimedio alla perdita della competenza attraverso lo strumento dell’intesa, e cioè partecipando alle decisioni dello Stato.

2) La Corte non ha stabilito che «la società petrolifera irlandese Petroceltic può ricominciare a cercare giacimenti nel mare pugliese». Semplifico a vantaggio di chi legge: non si trattava di un contenzioso davanti ad un giudice (che avrebbe dovuto sospendere il giudizio in corso), ma di un conflitto “diretto” che non ha inciso in alcun modo sull’efficacia del permesso di ricerca.

3) Proprio perché il ricorso non ha toccato l’efficacia del permesso di ricerca, se la Petroceltic vi ha rinunciato è perché così ha liberamente deciso: perché s’è fatta due conti. Giliberto, al contrario, dovrebbe chiedersi quando una società petrolifera possa legittimamente rinunciare ad un permesso di ricerca una volta che lo abbia avuto. Ma questa domanda non la pone mai. Come molti, preferisce prospettare scenari apocalittici, che non stanno né in cielo né in terra: né in fatto di perdita di posti di lavoro (e su questo non aggiungo altro, visto che ho affrontato il punto ampiamente durante la campagna referendaria del 2016), né in fatto di dover acquistare, così, gas e petrolio da «sceicchi, oligarchi e califfati islamici». Ricordo a Giliberto che non c’è alcuna differenza tra acquistare gas e petrolio dalla Petroceltic e acquistare gas e petrolio da «sceicchi, oligarchi e califfati islamici»: in ambedue i casi, infatti, il gas e il petrolio non sono di proprietà dello Stato. Lo Stato italiano, una volta accordata la concessione ad estrarre, è costretto ad acquistare quel petrolio e quel gas a prezzo di mercato.

Enzo Di Salvatore, Professore di Diritto Costituzionale