TRIVELLE, LE SOSPENSIONI FANTASMA DEL MISE NON SOSPENDONO IL TEMPO

Nello stesso giorno in cui si è avuta notizia della sospensione di cinque componenti del Comitato tecnico regionale della Basilicata su decisione del Gip del Tribunale di Potenza, nell’ambito dell’inchiesta sui noti fatti che causarono lo sversamento, circa due anni fa, di 400 tonnellate di petrolio del Centro Oli Eni di Viggiano,ha visto la luce il BUIG di fine aprile sul sito dell’UNMIG-MISE, sempre più opaco e povero di informazioni sullo stato dei procedimenti.

A pag 7 del Bollettino campeggiano gli avvisi del MISE ai naviganti; quello a maggiore effetto scenico -perché unicamente di questo si tratta- recita testualmente:La Legge prevede che fino all’adozione del Piano i procedimenti amministrativi per il conferimento di nuovi permessi di prospezione e di ricerca di idrocarburi sono sospesi, così come sono sospesi i permessi già in essere, sia per aree in terraferma che in mare, con conseguente interruzione delle relative attività. La sospensione non riguarda le istanze di concessione di coltivazione già presentate né le attività di coltivazione in essere“.

Nessuna traccia invece dei relativi e necessari provvedimenti di sospensione dei titoli già in essere indirizzate ai titolari di permessi di ricerca. Quelle evidenziate nel file che è possibile scaricare dal sito Unmig nulla hanno a che fare con le disposizioni di cui alla legge 12/2019.

Appena tre anni fa le cose andarono in tutt’altro modo: il Direttore generale per la sicurezza dell’approvvigionamento e le infrastrutture energetiche, a seguito dell’approvazione in Legge di Stabilità 2016 di una norma che vietava il rilascio di titoli di ricerca e concessione di coltivazione di idrocarburi in mare entro il limite delle 12 miglia marine, si premurò di disporre, con comunicazione del 29 gennaio 2016, n. 2457, il rigetto dell’istanza dell’istanza di concessione di coltivazione «d 30 B.C-.MD» (Ombrina Mare 2), presentata dalla Società RockHopper Italia S.p.A..

E quel provvedimento non fu il solo: sul BUIG n.1 del 31 gennaio 2016 furono pubblicate altre 26 comunicazioni di rigetto, parziale o totale, di istanze di permesso di prospezione, di permesso di ricerca e di concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi (v. https://unmig.mise.gov.it/images/buig/60-1.pdf ).

Tornando ad “Ombrina Mare 2”, la decisione di Rockhopper Exploration di richiedere un risarcimento danni allo Stato italiano fece riferimento ad un atto del febbraio 2016 con cui il MISE rigettò la domanda di concessione di coltivazione (v.https://rockhopperexploration.co.uk/2017/03/commencement-international-arbitration/) e non alla norma di carattere generale contenuta nella Legge di Stabilità 2016.

La vicenda di Ombrina Mare 2 smentisce dunque la tesi sulla sospensione ope legis, sostenuta dal Mise, e ci porta ad evidenziare un secondo aspetto di non secondaria importanza.

Non adottare provvedimenti amministrativi ad hoc di sospensione dei permessi e dei procedimenti amministrativi già avviati produce che non vi sia alcun atto da impugnare qualora si ritenga illegittima quella sospensione; e questo comporterebbe l’impossibilità ulteriore di far arrivare sul tavolo della Corte costituzionale la legge del Parlamento se si sospettasse che l’illegittimità derivi dalla legge.

Non è irragionevole quindi ipotizzare che il MISE non abbia adottato i provvedimenti di sospensione al preciso scopo evitare che fossero a rischio impugnazione davanti al TAR e che in quella sede si potesse chiedere alla Corte costituzionale di pronunciarsi sulla legittimità della legge.

Con le Europee alle porte, le conseguenze sul piano politico ed elettorale sarebbero state inimmaginabili ed incalcolabili.

Del resto ad oggi non si ha notizia di ricorsi al TAR da parte delle compagnie Oil&Gas che pure nei giorni successivi alla pubblicazione in Gazzetta della Legge 12/2019 tanto avevano protestato, fino al punto da spingere il Sottosegretario Giorgetti a dichiarare all’OMC 2019 che “Non si esclude mai niente, una riflessione, tornare sul tema (=sospensioni), credo sia doveroso“.

Che le aziende fossili siano diventate tutto d’un colpo magnanimi nei confronti di chi ha voluto i pasticciati ed incerti emendamenti “no triv” al decreto semplificazioni?

No di certo. Il punto è, come già detto e ridetto, che in assenza di un benché minimo atto amministrativo non v’è possibilità di ricorrere. Entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della legge 12/2019, è infatti atteso il decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, che dovrebbe approvare il cosiddetto Piano per la transizione energeetica sostenibile delle aree idonee (PiTESAI). “Hora ruit”. I primi 3 mesi sono già passati.

Cui prodest dunque? Non solo ai titolari dei permessi, le cui attività non sono sospese ma anche ai due soci di Governo, di cui è sempre più facile svelare il recitare due parti in commedia.

Il Ministero può confermarci che tutte le multinazionali abbiamo sospeso le proprie attività?

Roma, 7 maggio 2019

Coordinamento Nazionale No Triv