TRIVELLE TRICOLORI, AAA CERCASI PiTESAI

TRIVELLE TRICOLORI, AAA CERCASI PiTESAI

Trascorsi infruttuosamente nove mesi dei diciotto a disposizione
A quando la presentazione della bozza del Piano? Prima 30 luglio, poi 30 ottobre e ora quando?

La pazienza ha un limite e la nostra si è esaurita quasi del tutto.Tra un Governo Conte e l’altro si sono perse le tracce del PiTESAI (“Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee”), complice la tribolata riorganizzazione del Mise che sembra aver paralizzato tutto l’Unmig anche per la sola lettura delle PEC e delle richieste di convocazione da parte dei Comuni (vedi “Associazione Comuni Virtuosi”) che sul Piano avrebbero molto da dire.

Come noto, il PiTESAI è uno strumento normativo che stabilirà il quadro di riferimento per la programmazione delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sia per il mare sia per la terra ferma. Con l’adozione del PiTESAI verranno individuate le aree idonee e quelle inidonee per lo svolgimento delle attività di ricerca e di estrazione a fini produttivi di gas e petrolio.

Stando agli atti parlamentari, la prima bozza del Piano avrebbe dovuto essere presentata entro il 30 luglio, con slittamento al 30 ottobre a causa della mancata designazione di due rappresentanti della Conferenza delle Regioni in seno ad un tavolo tecnico che vedrà lavorare assieme  Mise, Ministero dell’Ambiente, Ispra, Regioni ed enti collegati al Mise.

Con quali criteri, quale metodo di lavoro e per dire cosa in merito al Piano non è dato sapere; fatto sta di fatto che dopo le elezioni di primavera svoltesi in Basilicata, Sicilia e Sardegna, la Conferenza delle Regioni ha delegato Marche ed Emilia Romagna a rappresentarla nel tavolo tecnico interforze.

Ci si aspettava, quindi, che la montagna partorisse finalmente quanto meno un topolino. Invece, no: del PiTESAI, fosse anche in bozza, non v’è traccia.

Le questioni che porremo nei prossimi giorni alle Regioni, al Mise ed al Ministero dell’Ambiente possono essere così riassunte:

1. Qual è il cronoprogramma aggiornato dei lavori sia del tavolo tecnico Mise-Minambiente-Ispra-Regioni ed enti vari sia dei 7 gruppi tecnici che stanno lavorando alla definizione di specifici contenuti del Piano?

2. Quando verrà presentata la prima bozza del PIano?

3. Perché Mise e Minambiente non hanno mai risposto alla richieste dei Comuni (vedi Associazione Comuni Virtuosi) che intendono portare il loro contributo di conoscenza delle realtà dei territori ai fini della scrittura del Piano? Perché i Comuni non sono stati coinvolti fin da principio nel processo di elaborazione del Piano?
Eppure la norma (legge 12/2019) parla chiaro: la bozza definitiva del Piano deve essere portata in Conferenza Unificata in cui sono presenti anche i Comuni: Non solo: il Piano deve tener conto delle “… caratteristiche del territorio, sociali, industriali, urbanistiche e morfologiche, con particolare riferimento all’assetto idrogeologico ed alle vigenti pianificazioni …”. Chi meglio dei Comuni conosce le caratteristiche sociali, industriali, urbanistiche e morfologiche dei rispettivi territori?
Il legislatore ha riconosciuto un ruolo importante nel processo di formazione del PiTESAI anche ai Comuni: Governo e Regioni devono tenerne conto.

4. Perché le Regioni non si sono fatte esse stesse promotrici di un momento quanto meno di consultazione con i Comuni, prima di rappresentare le loro argomentazioni “tecniche” al tavolo romano?

5. Sulla base di quali criteri e con che tipo/ampiezza di delega operativa le Regioni tutte, in Conferenza delle Regioni, si sono affidate alle Regioni Marche ed Emilia-Romagna (quest’ultima notoriamente Sì Triv) per rappresentare le loro ragioni nel confronto con Mise, Minambiente, Ispra, ecc. ecc.?

6. Domanda che poniamo alle Regioni (Conferenza delle Regioni). La Regione Siciliana, che si ostina a disapplicare la legge 12/2019, ha partecipato ai momenti di confronto sul PiTESAI e alla decisione di delegare Marche ed Emilia Romagna? Qual è la posizione della Conferenza delle Regioni sulla particolare posizione espressa in atti amministrativi dalla Regione Siciliana sulla disapplicazione della legge 12/2019 che ha introdotto il PiTESAI in ordinamento?
7. Ulteriore quesito che rivolgiamo ai Ministeri competenti. Come si intendono inquadrare le attività “petrolifere” siciliane all’interno del PiTESAI visto che la Regione Siciliana disapplica sistematicamente la legge nazionale 12/2019, preferendole quella regionale del 2000?
Senza inclusione del territorio della Sicilia il Piano nasce monco.
Le questioni che poniamo a Mise, Minambiente e Regioni sono dunque molteplici ma possono essere ricondotte alle seguenti due:
– occorre rispettare la scadenza di legge per l’approvazione del PiTESAI in assenza del quale le aziende estrattive Oil&Gas tornerebbero a fare il bello ed il cattivo tempo;

– la qualità del Piano che deve tener conto sia delle specificità e delle fragilità dei territori ma anche dell’impellente necessità di abbandonare le fonti fossili nell’ottica del rispetto degli accordi internazionali sul Clima che sono vincolanti anche per il nostro Paese.

Sul PiTESAI occorre fare, quindi, presto e bene, senza dimenticare che l’altra vera questione irrisolta è costituita dal meccanismo che consente alle attività estrattive presenti nelle concessioni in essere di poter proseguire anche oltre la scadenza naturale del titolo senza preventiva autorizzazione. E’ accaduto il 26 ottobre scorso con la concessione Val d’Agri di Eni. La soluzione in questo caso è estremamente semplice: abrogare per decreto l’articolo 34, comma 19 del Decreto legge n.179/2012.

Roma, 12 novembre 2019
Coordinamento Nazionale No Triv