IN SICILIA IL PITESAI SI INCAGLIA SUI CONDIZIONALI DEL MINISTRO PATUANELLI

I COMUNI SICILIANI SI DIANO UNA MOSSA ED ASSUMANO INIZIATIVE CONTRO LE TRIVELLE

Nel rispondere tardivamente ad un’interrogazione dell’On. Rossella Muroni, sull’applicabilità del PITESAI (Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee) al territorio della Regione Siciliana, il Ministro del MISE Patuanelli si è prodotto in una serie di condizionali che non ha precedenti nella storia della Repubblica (v. testo allegato).

Dopo un breve excursus sulla competenza esclusiva della Regione Siciliana in materia di miniere, cave, torbiere e saline, sul DPR 5 novembre 1949  n.1182 sull’attuazione dello Statuto della Regione Siciliana nelle materie relative alle industrie ed al commercio e, infine, che ha fatto sì che la Regione a Statuto Speciale ha disciplinato in completa autonomia la materia delle attività estrattive (idrocarburi compresi) e la materia di scavo in sotterraneo non aventi finalità minerarie, il titolare del dicastero di Via Molise, è scivolato su una serie imbarazzante di condizionali: “SEMBREREBBE inoltre potersi affermare che l’eventuale adesione della Regione Siciliana alle disposizioni del DL n.135 del 2018 rientri, a legislazione vigente, nell’autonomia decisionale della Regione stessa, ecc ecc.”.

Dichiara a tal proposito il Portavoce del Coordinamento Nazionale No Triv, Francesco Masi: “Che linguaggio usa Patuanelli, peggio del criptismo andreottiano? Il Ministro sembra alquanto timoroso anche solo di nominare l’autonomia siciliana. Per caso si nota che ha paura di scarrozzamenti elettorali? Dalla ricerca del faticoso equilibrio individuato dai Padri costituenti siamo scaduti in un bieco calcolo opportunistico”.

Nel mentre Patuanelli si diletta nel suo eloquio andreottiano, resta tutta da risolvere tra alcuni Comuni siciliani, da una parte, e Regione Siciliana e Governo nazionale, dall’altra.

Regione Siciliana e Governo nazionale sono di fatto accomunati nel difendere le ragioni proprie e, soprattutto, quelle dei petrolieri interessati a cercare gas e petrolio su terraferma in una delle aree a maggiore vocazione turistica, agricola e culturale dell’intera Sicilia e d’Italia.

Come noto, il Tar Sicilia ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai Comuni di Noto, Caltagirone, Militello in Val di Catania e dal Distretto Turistico del Sud-Est S.c.r.l. contro il Ministero dello Sviluppo Economico, la Regione Siciliana, l’assessorato Regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità, l’assessorato Regionale dell’Ambiente e del Territorio, che l’8 Ottobre 2019 erano stati diffidati ad adottare provvedimenti amministrativi di sospensione dei permessi di ricerca siciliani “Fiume Tellaro” e “Case La Rocca” (rispettivamente della ex Panther Resources Corporation, ora “Maurel Et Prom Italia” S.r.l. e della “Irminio” S.r.l.)

Ora si attendono le contromosse dei ricorrenti.

I Comuni devono attivarsi al più presto per ricorrere contro la sentenza del Tar Sicilia” – dichiara Salvatore Mauro, attivista e cofondatore del Coordinamento Nazionale No Triv – “Non c’è tempo da perdere. Spetta alle amministrazioni locali difendere il territorio contro gli appetiti delle compagnia Oil&Gas e l’insipienza di Regione e Governo nazionale”.

Ricordiamo infine che già dalla primavera del 2013, in un importante convegno a Gibellina, il costituzionalista Enzo Di Salvatore denunziava la “sopravvenuta incostituzionalità” della Legge Regionale Siciliana n° 14 del 2000” in materia di competenze concessorie estrattive e di regolazione delle royalties.

Ferma nel tempo da parte del Coordinamento Nazionale No Triv la disponibilità a contribuire alla necessaria revisione della Legge 14/2000, i bizantinismi della politica indotti e controllati dalla ARS (Assemblea Regione Sicilia) si sono sempre intrecciati con gli interessi delle multinazionali e con le percentuali (in Sicilia ammontano al 20%) delle royalties, che il M5S regionale ha sempre voluto usare per alzare la bandiera del reddito di cittadinanza locale.

Parte in causa di questi delicati equilibri, il ministro pro tempore Patuanelli continua a “non avere il tempo” di affrontare gli elementi di incostituzionalità sopravvenuti della Legge 12, tanto meno vuole rischiare di essere schiacciato nella morsa politica di petrolieri e partito trasversale di un malinteso autonomismo degli intoccabili.

Certi interessi si rispettano e basta, magari con l’indicativo o con l’imperativo, non certo utilizzando, come nel parere di un avventore al bar, il condizionale.

Roma, 18 ottobre 2020

Coordinamento Nazionale No Triv