NUOVE TRIVELLE A 5 STELLE, NELLA CALZA DELLA BEFANA “LA GIUSTIFICA” DEL SOTTOSEGRETARIO CRIPPA

Poco prima della mezzanotte di ieri, con un lungo post su facebook il Sottosegretario Davide Crippa ha tentato di fare chiarezza sulla vicenda che ha visto il Suo MISE attore protagonista del rilascio di tre permessi di ricerca di idrocarburi nel Mar Ionio e di una concessione di coltivazione in Emilia Romagna.

Le dichiarazioni dell’esponente di governo risultano inesatte e denotano -grave a dirsi per un Sottosegretario di Stato- anche una conoscenza non sufficientemente approfondita delle questioni poste.

Procediamo per punti.

Primo

Al contrario di quanto afferma Crippa, le autorizzazioni concesse dal MISE NON sono affatto “la conseguenza obbligata dell’ennesima legge assurda ereditata dal passato Governo” (Gentiloni? Ma quando mai!).

Le firme dei quattro decreti NON erano atto dovuto; il diniego dei tre permessi e della concessione non avrebbe comportato lesione del legittimo affidamento in capo ai richiedenti e, quindi, nessuno mai avrebbe potuto attivare un contenzioso. La solita storia delle “penali” non funziona.

Seguendo la logica del Sottosegretario, inoltre, nel 2015 M5S non avrebbe mai potuto e dovuto pretendere dal Governo Renzi l’affondamento di Ombrina Mare e di tutti i procedimenti in corso e non conclusi riguardanti il rilascio di titoli in mare entro le 12 miglia. Né le forze referendarie chiedere alle italiane ed agli italiani di votare SI’ il 17 aprile 2016.

Cosa sarebbe cambiato, dunque, dal 2015 ad oggi? Un particolare non trascurabile: la collocazione del M5S, nel 2015 all’opposizione ed oggi al Governo. Morale della favola: finché si è all’opposizione si è liberi di “spararle” a prescindere; una volta al Governo, si diventa improvvisamente “ragionevoli”, “responsabili” e immobili.

Ed è proprio dell’immobilismo del Governo che il Sottosegretario dovrebbe rispondere: perché la responsabilità più grave dell’Esecutivo sta nel non avere posto la parola “fine” al far west delle trivelle, approvando, ad esempio, una moratoria con un semplice decreto o dando corso all’iter di elaborazione del Piano Aree.

Cosa ha impedito fino ad oggi al Governo di varare una norma, come scrive il Sottosegretario, “in modo tale da porre fine al proliferare di richieste di trivellare il nostro territorio o i nostri mari”?

Lo abbiamo spiegato commentando la Manovra 2019: il niet della Lega, espresso dal Sottosegretario alla Giustizia, Jacopo Marrone, in risposta ai timori di Consifindustria e di Femca-Cisl.

Punto Secondo

Il Sottosegretario sostiene che “Per quanto attiene i 3 permessi di ricerca della società Global Med che interessano lo Ionio, il Ministero dell’ambiente ha ottenuto la valutazione di impatto ambientale favorevole nel 2017. Sempre, quindi, mesi prima che si formasse il Governo del Cambiamento. Su questa ennesima eredità, così come sulle altre, daremo battaglia con una proposta che verrà presentata al decreto semplificazioni: un emendamento tale da bloccare l’iter di ben 40 titoli oggi pendenti”.

Sull’eredità dei 3 permessi di ricerca, il MISE intende dare battaglia a titoli già accordati: prima si firma e poi si dà battaglia per andare incontro ad un contenzioso certo e perdente! I 40 “titoli pendenti” di cui parla Crippa (probabilmente avrebbe voluto dire istanze e richieste di concessioni) avrebbero potuto essere messi in stand by già da tempo ma questo non è stato fatto (vedi sopra).

Punto Terzo

Quanto alle “eredità”, ogni Governo deve confrontarsi con il lascito di chi lo ha preceduto ma questo non giustifica proprio niente. Il dato di realtà è che il M5S deve il suo “pieno di voti” anche alle promesse, finora disattese, fatte prima e durante la campagna elettorale anche sul fronte No Triv.

Far politica significa innanzitutto avere il coraggio di scegliere, cosa che finora al M5S è mancato. Semmai, come i contenuti della Manovra 2019 dimostrano, ha assecondato le richieste dei Sì Triv, Lega e Confindustria in testa: no alla Moratoria, no al Piano delle Aree.

Punto Quarto

Dice ancora il Sottosegretario: “… ricordo infatti che da quando siamo al Governo il Ministero dello Sviluppo Economico(=dal 1 giugno 2018) ha dato seguito alla rinuncia formale di 3 permessi di perforazione in Sardegna e Sicilia, nonché all’iter di rigetto di 7 permessi di ricerca nell’Adriatico e nel Canale di Sicilia. A queste si aggiungono altri 3 titoli su terraferma che non verranno conferiti, Carisio (NO), Tozzona (BO-RA) e Masseria la Rocca (Basilicata)”.

Crippa ricorda male, anzi malissimo: di norma il MISE non si oppone alle istanze di rinuncia presentate da quelle compagnie Oil&Gas che per varie ragioni intendono abbandonare il campo. Ebbene, nei Bollettini pubblicati da giugno a dicembre 2018 è presente un solo atto di accettazione da parte del MISE di un’istanza di permesso di ricerca (“Tozzona” di Po Valley). Limitandoci ai permessi di ricerca, nel periodo giugno-dicembre 2018 risultano presentate -ma non accettate- altre due rinunce, entrambe da parte di Eni (Capparuccia e San Benedetto del Tronto dove peraltro si prevede un nuovo sito di stoccaggio gas).

Quanto all”aver “dato seguito all’iter di rigetto di 7 permessi di ricerca in Adriatico e nel Canale di Sicilia”, nei Bollettini che coprono il periodo di permanenza di Di Maio al MISE non c’è traccia di atti di rigetto.

Semmai ci sarebbe moltissimo da dire sulla mancata approvazione, da parte del Governo, di una norma che abroghi il meccanismo di rinnovo automatico dei titoli minerari a fronte di presentazione di istanze che risultano invece copiose nei BUIG da giugno a dicembre 2018.

Punto Quinto

In ultimo, la prova provata dello stato confusionale e delle contraddizioni che albergano nel M5S di governo e, a contempo, di opposizione: “Il Movimento 5 Stelle è sempre stato contrario a prescindere, per questo alla fine le trivelle nello Ionio verranno fermate”.

Logica vuole che se M5S fosse stato sempre contrario a prescindere, sull’ultimo BUIG non avremmo trovato traccia di nuovi permessi e di nuove concessioni.

6 gennaio 2019

Coordinamento Nazionale No Triv