RENZI AMMETTE : LE ISTANZE ENTRO LE 12 MIGLIA SONO SOLO SOSPESE

unitaDa giorni il Coordinamento chiede al Governo e al MISE di chiarire l’applicazione reale della modifica normativa introdotta dal Governo in Legge di Stabilità, che prevede il ripristino delle 12 miglia marine come limite minimo all’interno del quale non poter concedere permessi per ricerca ed estrazione di petrolio e gas.

Tale previsione normativa, se coerente con lo spirito referendario No Triv, dovrebbe portare il MISE al rigetto per i permessi totalmente interferenti, e al preavviso di rigetto per quelli parzialmente interferenti.

Il rischio è chiaro: se i procedimenti in corso rimanessero “sospesi” nella burocrazia ministeriale (o addirittura prorogati in attesa di tempi migliori: Ombrina mare docet, il cui permesso di ricerca è stato sospeso per un anno) tornerebbero a vivere magari alla prossima svolta normativa pro-trivelle, forse subito dopo il referendum costituzionale del prossimo autunno.

Il Coordinamento Nazionale No Triv ha inviato una diffida al MISE, e chiesto ai Presidenti di Regione di fare altrettanto per i permessi territorialmente competenti.

La certezza è la base del diritto.

“Apprendiamo dal quotidiano l’Unità di ieri” – ha affermato Domenico Sampietro del Coordinamento Nazionale No Triv – “e dalle parole dello stesso premier Renzi, che il blocco dei procedimenti in corso entro le acque territoriali è da intendersi come una “sospensiva” voluta dallo stesso governo” di tutti i procedimenti amministrativi per il rilascio di titoli abilitativi entro le 12 miglia dalla coste italiane”. E conclude – “Questo è il segno che il rigetto non avverrà mai o, quantomeno, non sarebbe contemplato”.

Così, in due mosse, denunciano i No Triv, il Governo evita che la volontà popolare possa esprimersi: prima modifica la norma, poi la fa affogare tra le carte del Ministero.

Le Regioni referendarie possono rimanere impassibili?